I magazine Usa sparano a zero sulla Rete

| 4 dicembre 2010 |

Magazines

Una campagna pubblicitaria sulle maggiori riviste americane punta sulle differenze fra carta e online, nella convinzione che ‘’in un mondo costantemente digitalizzato, la cosa interessante è la passione che le persone continuano ad avere per il prodotto stampato” – Su MediaDecoder, un blog del New York Times, Jeremy w. Peters, giornalista specializzato in media, analizza il taglio di questa nuova campagna , basata sul claim ‘Magazines, the power of print’

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Magazines Take a Shot at the Net

di Jeremy W. Peters

(Mediadecoder)

Allora, cosa è meglio: la carta stampata o la versione digitale di un magazine? Un’ innovativa campagna pubblicitaria dei maggiori editori americani, uscita su numerose testate per ribattere alla percezione che la stampa sia un media morente, non parteggia per il nuovo mezzo digitale.

“Questo non è internet. Sentitevi liberi di accartocciarlo e di stare bene con lui”:  la frase apre l’ inserzione che presenta un’ immagine a tutta pagina con è una donna distesa su di un’amaca fra due alberi di palma senza alcuna rivista fra le mani.

“I magazine non ammiccano di qua e di là” recita la pubblicità. “Non mostrano video o spediscono pubblicità che spuntano dal nulla improvvisamente e non ci si può giocare sopra”.

Le precedenti campagne pubblicitarie , tutte all’ insegna della tag-line “Magazines: The Power of  Print”, avevano sottolineato la forza dell’industria della carta stampata, ma non erano andate così lontane nell’ attacco a Internet.

Questo nuovo approccio potrebbe sembrare qualcosa di inconsueto, visto che arriva da un settore industriale che ha passato gli ultimi anni abbattendo i muri istituzionali fra la stampa e l’ online.

In più c’pè la questione dei soldi e delle risorse – decine di milioni di dollari per i gruppi editoriali più grandi – investiti per la creazione di versioni iPad delle riviste o altre versioni digitali.

Ma Michael Clinton, pubblicitario e responsabile marketing del gruppo Hearst, sostiene che le notizie che danno corpo ai magazine hanno bisogno di attenzione anche se l’ editoria è sempre più un business digitale.

“La carta stampata non ha un problema di audience, ma uno di carattere pubblicitario” aggiunge, insistendo sul fatto che i fondamenti del business del giornalismo sono solidi rispetto al declino negli investimenti pubblicitari che ha costretto molti editori, l’anno scorso, a licenziare dipendenti o a chiudere definitivamente delle testate.

“Dobbiamo distribuire i nostri contenuti in diversi modi” afferma “ma in un mondo costantemente digitalizzato, la cosa interessante è la passione che le persone continuano ad avere per il prodotto stampato”.

La campagna è stata ideata da Y&R New York, ed è stata condivisa da Hearst, Time Inc, Condè Nast, Meredith e Wenner Media, che hanno pubblicato le inserzioni su tutti i loro magazine.

La Association of Magazine Media ha anch’ essa appoggiato l’iniziativa. Precedentemente conosciuta come Magazines Publishers of America,  il gruppo ha recentemente cambiato il suo nome, perché i loro leader hanno voluto un nome meno incentrato sulla carta stampata.

(a cura di Claudia Dani)

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