I giornalisti vogliono il nostro bene? No, grazie. Facciamo da soli

| 9 gennaio 2010 |

Thierry Crouzet, ex giornalista e ‘’artigiano-blogger’’ francese torna sulle polemiche di questi giorni contro la decisione del governo di Parigi di elargire dei contributi anche alla stampa online con una serie di riflessioni apparentemente provocatorie, paradossali e sicuramente di minoranza, ma che circolano ampiamente fra le pieghe della Rete e riscuotono consensi – anche in settori molto avvertiti – di cui non si può non tener conto – ‘’Accettare le sovvenzioni dallo Stato significa avallare una società divisa in classi”
(illustrazione da http://giornalaio.wordpress.com/)
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‘’I giornalisti vogliono il nostro bene? Vogliono informarci, vogliono spingere l’ informazione verso di noi? E noi diciamo no! Non lo vogliamo. Non abbiamo più bisogno di questo servizio. Noi vogliamo informarci quando vogliamo, come vogliamo e dove vogliamo. Non siamo più obbligati a girare tutte le pagine dei vostri fogli e subire le vostre inezie’’.

Thierry Crouzet, ex giornalista e ‘’artigiano-blogger’’, torna sulle polemiche di questi giorni contro la decisione del governo francese di elargire dei contributi anche alla stampa online (vedi Lsdi), con una serie di riflessioni sul giornalismo e il giornalista (quello che sarebbe alla fine solo ‘’qualcuno che scrive qualcosa che qualsiasi altro giornalista avrebbe potuto scrivere’’).

Riflessioni apparentemente provocatorie, paradossali e sicuramente di minoranza, ma che circolano ampiamente fra le pieghe della Rete e riscuotono consensi – anche in settori molto avvertiti – di cui non si può non tener conto.

Ed ecco Crouzet.


UN BLOGGER GUADAGNA DI PIU’ DI UN GIORNALISTA
di Thierry Crouzet
(http://blog.tcrouzet.com/2010/01/07/blogueur-gagne-journaliste/)

Attualità

Si è imposto un postulato: abbiamo bisogno di seguire l’ attualità per vivere, la democrazia non può esistere se non a questo prezzo, la stampa è una necessità sociale… Come se non fossero esistite delle società senza la stampa, che è una invenzione piuttosto recente. I videogiochi mi sembrano anch’ essi altrettanto vitali, oggi. Se non di più. E non parlo del football.

Giornalista

Qualcuno che scrive qualcosa che qualsiasi altro giornalista avrebbe potuto scrivere. Ricevere un comunicato o un’ agenzia, fare tre o quattro colpi di telefono, sfornare quattro righe che si tengono in piedi è un mestiere quasi meccanico che non richiede un particolare talento.

Autore

Qualcuno che è il solo a poter scrivere quello che ha scritto. Può anche dire delle enormità ma le ha dette a modo suo. Nel tempo uno non si ricorda mai di tutti gli autori, ma quando ci si ricorda di qualcosa è di un autore.

Indipendenza

E’ una chimera. In un mondo massicciamente interdipendente, dipendiamo tutti da molti attori. Stato, padroni, clienti, amici, lettori, annunciatori… Tutt’ al più si può scegliere le proprie dipendenze, cercare di premunirsi da alcune di esse. L’ indipendenza assoluta è inaccessibile, contrariamente a una certa trasparenza e onestà. Questo vale per la stampa come per i blogger, come per gli scrittori e anche per i teorici da bar.

Remunerazione

Secondo la definizione ufficiale sarebbero giornalisti quelli che ricavano la parte principale del loro reddito dal lavoro di giornalisti. Questa tautologia non ci serve a nulla. In che cosa il fatto di essere pagati per fare qualche cosa ci qualifica come capaci di fare quella cosa? Dobbiamo distruggere le opere degli artisti che non hanno mai guadagnato niente? Mi capita di comprare dei dolci buoni e cattivi. E ogni volta pago il pasticciere. Mi capita anche a volte di preparare dei dolci che i miei amici offrono gratuitamente. Ma non per questo sono un pasticciere. Quello che sono non ha nessuna importanza. Conta solo quello che faccio.

Paradosso

I giornalisti professionisti vengono retribuiti. Ma guadagnano davvero dei soldi? Le loro aziende sono spesso in rosso. E quindi se reddito meno salario è inferiore a zero, questo significa che il salario reale del giornalista è negativo. Di conseguenza, un blogger che ha un reddito pari a zero guadagna di più di un giornalista, e quindi è più giornalista di lui secondo la definizione ufficiale. E se il giornalista riceve effettivamente un salario alla fine del mese, è grazie alla connivenza dello Stato che sovvenziona o alla larghezza di mano di investitori a cui possedere dei giornali solletica l’ orgoglio (e non sto qui a parlare di manipolazione e a diventare paranoico)

Discriminazione

Quando lo Stato aiuta la stampa, permette ai salari dei giornalisti di passare artificialmente al verde. E così favorisce quelli che perdono soldi rispetto ai blogger che non ne perdono. Genera concorrenza sleale. Produce ineguaglianze
Con i soldi i giornalisti non scriveranno meglio ma le loro aziende riusciranno meglio a fregarci dei lettori (innovazioni? Stanno per crearci addirittura delle ‘’fabbriche di contenuti’’ (vedi Lsdi).

Il trattamento dell’ informazione nnon ci guadagnerà. Peraltro quelli che ricevono soldi dallo Stato ricevono un buon punto. Agli occhi del pubblico appaiono più rispettabili, più degni di fiducia. E questo spinge ancora di più i blogger nella contestazione, nella radicalizzazione.

Politica

Le cose diventano preoccupanti quando le aziende editoriali accettano gli aiuti dello Stato. Accettandole, esse avallano la discriminazione. Accettare le sovvenzioni significa riconoscere la necessità di una società segmentata. Per esempio, i beneficiari da un lato, quelli lasciati fuori dall’altro lato. Volete una società divisa in classi o una società di flusso, una società continua?
Per me è la questione centrale a cui rispondono, forse involontariamente, quelli che accettano e quelli che rifiutano. Non c’ è da meravigliarsi se quelli che hanno internet nel DNA rifiutano.
Internet è un mondo di decentralizzazione, di de-segmentazione. Apriamo le porte. Se vogliamo vivere in quesrto mondo bisogna accettare le nuove regole. Tentare di importare quelle vecchie significa perdere tempo. Rifiutare la scadenza nefasta.

Interventismo

Ogni tentativo di segmentazione è un attacco contro internet. Non sono contro gli aiuti di Stato, ma su internet soprattutto, devono favorire l’ ecosistema, cioè la sua fluidità. Aiutare la stampa non è la soluzione. Per esempio, bisogna favorire lo sviluppo della fibra ottica o facilitare la vita delle micro-aziende web. Le misure devono beneficiare tutti. Devono moltiplicare i nostri mezzi di azione. L’ innovazione nasce là dove non la si attende. Non si innova con i dossier ma misurandosi ogni giorno con la realtà.

Centralizzazione

Si centralizza per appagare il desiderio di potere. Diciamo che le imprese funzionano seguendo un altro principio: esse gerarchizzano per fare delle economia di scala e accrescere l’ efficacia. Ma perché gerarchizzare quando un uomo solo può fare altrettanto bene che una impresa? E’ il caso del blogger freelance in rapporto al giornalista pagarto. E quindi l’ impresa editoriale non ha più alcun senso, se non quando si adotta una struttura familiare o artigianale. Il grande gruppo editoriale è una particolarità del XX secolo.

Oggi Jon Krakauer parte e se ne va da solo in Afghanistan e ne riporta un gran libro di Giornalismo… quello che nessun media tradizionale è capace di fare. Da leggere: Where Men Win Glory.

Informare

Il postulato secondo cui dobbiamo seguire l’ attualità implica un corollario: dobbiamo essere informati, bisogna che qualcuno ci informi. E’ ancora quello che hanno nella testa i giornalisti. Vogliono il nostro bene. Vogliono spingere l’ informazione verso di noi. No! Non lo vogliamo più. Non abbiamo più bisogno di questo servizio. Noi vogliamo informarci, quando vogliamo, come vogliamo e dove vogliamo. Non siamo più obbligati a girare tutte le pagine dei vostri fogli e a subire le vostre inezie.

Informarsi è un bisogno vitale. Anche i cacciatori-raccoglitori si informavano: sul tempo, lo stato del terreno, la posizione della selvaggina… Essere informati invece equivale a essere indottrinati. No, grazie.

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