Giornalismo online: la concorrenza diventa spietata

| 24 luglio 2010 |

Gawker

I contraccolpi sul turnover del vertiginoso aumento di velocità del ciclo dell’ informazione giornalistica – I dati statistici rivelano la presenza nell’ industria dei quotidiani di enormi pressioni con cui un redattore medio non riesce a confrontarsi – Tanto che, ad esempio, a Gawker Media, che ha una forte attenzione al numero di pagine viste per giornalista, è  normale lasciare il posto di lavoro dopo appena un anno e mezzo di lavoro

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La cultura e la tecnologia nate intorno al giornalismo online stanno creando un ambiente di lavoro sempre più vertiginoso, che  punta sulla velocità e sulla corsa affannosa a diffondere le notizie per primi. Mentre i redattori stanno cercando di stare al passo con queste tendenze relativamente nuove, cominciano a nascere problemi per l’ impatto che queste nuove pratiche professionali possono avere sul turnover, alzandone il tasso in maniera eccessiva.

Il New York Times, segnala  Editorsweblog,  ha recentemente analizzato gli effetti di questa progressiva erosione del numero di addetti a Politico, dove in aprile addirittura una richiesta folle come quella di anticipare alle 5 del mattino l’ arrivo in Redazione era stata presa seriamente dai giornalisti.

Turnover e tagli degli addetti possono non essere solo il risultato di una accresciuta pressione, ma piuttosto una risposta per stare al passo con l’ evoluzione della situazione. Diverse testate pubblicizzano sulle loro pagine web quali ‘risultati’ ottengono i loro propri giornalisti e li pagano in proporzione. Questo metodo – secondo Editorsweblog – “può rappresentare un forte incentivo, anche se crea una inutile confusione negli altri giornalisti, spinti a scrivere articoli che dovrebbero ulteriormente colpire i lettori, col rischio che essi alla fine cedano finendo per scrivere soltanto di argomenti popolari.

Il New York Times ha rilevato anche che alcuni reporter vengono pressati per lavorare in orari innaturali. I redattori di Politico ricevono spesso delle email che li rimproverano se qualche altra testata pubblica una notizia prima di loro.

I dati statistici sul turnover d’ altronde parlano da soli, rivelando la tendenza nell’ industria dei quotidiani all’ esistenza di pressioni con cui un redattore medio non riesce a confrontarsi. A Gawker Media, che ha una forte attenzione al numero di pagine viste per giornalista, è  normale lasciare il loro posto di lavoro dopo appena un anno. I dati sul turnover a Politico non Con dei tagli alle redazioni che raggiungono il 20% degli addetti, i quali alla fine sono convinti che le redazioni siano troppo piccole per poter assicurare un livello di cronaca minimamente accettabile, diventa sempre più importante che gli addetti rimasti lavorino in modo efficiente e soddisfacente.

Il problema,tuttavia, è come mantenere degli alti standard editoriali e degli organici all’ osso in un campo che ormai chiede di essere veloci e di arrivare per primi. La realtà è che le comunicazioni elettroniche e le aspettative degli utenti accelerano il processo editoriale. Questo movimento attraversa tutta l’ industria dei media ed è improbabile che la cultura giornalistica possa tornare indietro ai giorni in cui i cronisti avevano tre o quattro giorni per scrivere un articolo; il giornalismo ora richiede un diverso tipo di capacità.

Ma questi cambiamenti culturali devono essere riconosciuti dai giornali come una potenziale minaccia per una sana gestione del turnover. Se i giornali vogliono sopravvivere, essi non devono solo adeguarsi al ritmo del ciclo dell’ informazione, ma devono anche puntare a un trattamento corretto e intelligente del personale, per cercare di trattenerlo al proprio interno.

(fonti: New York Times, Journalism.org).

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