Giornalismo investigativo: 143 milioni di dollari in 5 anni dalle Fondazioni Usa

| 22 gennaio 2010 |

Investigativo Ma la filantropia probabilmente non potrà continuare a mantenere i gruppi nonprofit per sempre e alcuni di essi si stanno già attrezzando per mettere a punto dei piani finanziari di sostenibilità – Non si esclude nessuna ipotesi, comprese le sottoscrizioni fra i lettori o la vendita di spazi pubblicitari – Un’ analisi dell’ Associated Press fa il punto sulla situazione, complicata, delle strutture che stanno cercando di riempire i vuoti nel campo del giornalismo d’ inchiesta lasciati dai media tradizionali – Il caso di ProPublica, che ha un budget redazionale annuale di circa 10 milioni di dollari e 36 fra cronisti e redattori e che, per ora, ha le spalle coperte a tempo indefinito – I gruppi non profit hanno cominciato poi a esplorare il modo di mettere in comune le loro risorse – Diversi di loro si sono incontrati a luglio per stilare un Manifesto per l’ Investigative News Network, una sorta di cooperativa del ‘’terzo settore’’ del giornalismo investigativo – L’ esempio della National Public Radio

———-

Can newspaper muckraking carry on in nonprofits?

di Andrew Vanacore
(Associated Press)

NEW YORK – I gruppi nonprofit specializzati in giornalismo investigativo hanno realizzato diversi scoop important, arrivando sulle prime pagine di quotidiani come il Washington Post e costringendo pubblici ufficiali a dimettersi dai loro incarichi. Il problema però – ora – è se questa organizzazioni riusciranno ad assicurarsi lo stesso livello di donazioni.

Mentre i giornali dovevano affrontare grosse difficoltà finanziarie, le Fondazioni filantropiche hanno iniettato decine di milioni di dollari in questi Osservatori nonprofit sulla correttezza della pubblica amministrazione. E questi gruppi potranno svolgere una grossa parte del lavoro investigativo dei prossimi anni.

Ma la filantropia probabilmente non potrà continuare a mantenere queste associazioni per sempre e alcune di esse si stanno già battendo per mettere a punto dei piani finanziari di sostenibilità – proprio come fanno i media della vecchia scuola.

Per esempio il Center for Investigative Reporting (CIR), che ha lanciato l’ anno scorso un nuovo progetto, chiamato California Watch,  con 3,7 milioni di dollari di donazioni da parte di fondazioni e singoli individui. California Watch punta a coprire i settori educazione, immigrazione, salute pubblica e ambiente, riempiendo i vuoti lasciati dai giornali.

Il modo con cui California Watch opera è tipico delle organizzazioni nonprofit. I suoi corrispondenti scavano alla ricerca di notizie e le sottopongono per la pubblicazione a quotidiani, tv o altre testate. Spesso lavorano in stretto contatto con i media tradizionali nella fase dell’ attività di reporting e di editing. Il gruppo generalmente viene pagato per i suoi articoli, al contrario di altre organizzazioni c he invece cedono il loro materiale gratuitamente: l’ editore si trova un articolo e l’ associazione ricava visibilità per il suo lavoro.

Il CIR è in attività sin dal 1977, ma i suoi fondi per il lavoro di California Watch, provenienti soprattutto da contributi di Fondazioni, dovrebbero bastare solo per altri due anni. E i responsabili stanno già cercando di capire come ottenere altre entrate  per quando i fondi saranno finiti, spiega il direttore esecutivo del Centro, Robert Rosenthal.

Non si esclude nessuna ipotesi, comprese sottoscrizioni fra i lettori, come avviene anche nell’ emittenza pubblica. Rosenthal, ex direttore esecutivo del Philadelphia Inquirer e managing editor del San Francisco Chronicle, racconta che impiega quasi più di tre quarti del suo tempo al telefono, a batter cassa per nuove donazioni.

Nel frattempo, aumenta la pressione per trovare storie simili a quelle scoperte da California Watch, che ha denunciato ad esempio grossi sperperi di danaro pubblico nel campo della sicurezza interna, con inchieste pubblicate ad esempio dal San Jose Mercury News, Sacramento Bee e Orange County Register.

ProPublicaProPublica (Journalism in the public interest, è il motto dell’ associazione), un gruppo nato poco più di un anno fa e sostenuto principalmente dalla Sandler Foundation, è sbarcato sulla prima pagina del Washington Post tre volte nella scorsa estate. Una inchiesta condotta da ProPublica e Los Angeles Times pubblicata a luglio su delle questioni di abuso di droghe ha spinto tra l’ altro il governatore della California, Arnold Schwarzenegger, a licenziare i membri di un ente pubblico legato alla vicenda qualche giorno dopo l’ uscita degli articoli, mentre anche il direttore dell’ ufficio, che ricopriva quell’ incarico da 15 anni, si è dimesso

ProPublica ha un budget redazionale annuale di circa 10 milioni di dollari e 36 fra cronisti e redattori. Gran parte dei fondi provengono dalla Fondazione Sandler, creata da Herbert e Marion Sandler dopo la vendita della Golden West Financial Corp. Alla Wachovia Corp. Nel 2006 per 24 miliardi di dollari. La fondazione si è impegnata a sostenere il gruppo indefinitamente, almeno per ora.

Ma le prospettive per altri soggetti analoghi sono traballanti.

A Seattle, InvestigateWest è ancora ai primi passi nella stabilizzazione delle entrate, che per ora si aggirano sugli 80.000 dollari. Ha una Redazione di cinque persone fatta di ex cronisti e redattori del Seattle Post-Intelligencer, che aveva chiuso circa un anno fa la sua edizione cartacea e lavora ora come testate online, ma di dimensioni molto minori.

Per ora InvestigateWest sta pagando i suoi cronisti a pezzo invece che offrire uno stipendio base.

‘’E’ un periodo di transizione in questo campo’’, commenta Rita Hibbard, direttore esecutivo del gruppo. ‘’Quello che dobbiamo fare ora… è attraversare questa transizione e, naturalmente, preservare i principi e le prassi fondamentali del giornalismo investigativo’’

E’ difficile quantificare il numero di cronisti investigativi che hanno perso il lavoro, ma 5.900 posti di lavoro redazionali (quasi l’ 11 per cento del totale) sono stati tagliati solo nel corso del 2008, secondo l’ American Society of News Editors. Investigative Reporters and Editors, un’ associazione del settore, ha ammesso che nel 2009 i suoi iscritti sono calati del 15%.

(…) Le Fondazioni hanno donato non meno di 134 milioni di dollari in progetti editoriali a partire dal 2005, la metà dei quail è andata a strutture di giornalismo investigativo, dice  Jan Schaffer, che guida il Citizen News Network della Knight Foundation, che da solo in cinque anni ha investito più di 1 milione di dollari.

Anche se questi dati potrebbero sembrare promettenti, è improbabile che le fondazioni vogliano o possano sostenere il giornalismo per sempre. Probabilmente queste strutture nonprofit si dovranno spostare verso l’ ipotesi delle donazioni oppure vendere pubblicità o sponsorship, dice Schaffer. E prima che ciò possa avvenire, queste strutture hanno bisogno di soldi per costruire ‘’una qualche notorietà e il rispetto nella propria comunità’’, aggiunge.

E per questo hanno bisogno di una forte esposizione. L’ Associated Press sta tentando di aiutarle; le organizzazioni nonprofit hanno cominciato a distribuire materiali di ProPublica e altre tre gruppi analoghi ai 1500 quotidiani membri di AP, alcuni dei quali li hanno pubblicati.

Ma in generale queste strutture si trovano di fronte una grossa barriera quando vogliono entrare nell’ informazione mainstream: non si sa se i giornali accetteranno o meno di accogliere questi materiali senza mettere la loro mano nel processo di indagine giornalistica.

“Il giornalismo investigativo è molto diverso dal resto del lavoro giornaliastico’’, dice Marc Duvoisin, redattore investigativo del Los Angeles Times. “Ci vuole un forte impegno per pubblicare un servizio investigativo. Devi calcolare la possibilità di contraccolpi o di forti incazzature da parte di qualcuno dei lettori o delle persone di cui stai scrivendo. E di solito mettere le mani in un prodotto finito non funziona’’.

Anche quando i giornali mettono una mano nella fase di raccolta delle notizie e di editing, cercando di coordinare il lavoro, si possono commetere degli errori infilandosi dentro. Il Milwaukee Journal Sentinel ha dovuto pubblicare una lunghissima rettifica dopo aver pubblicato un servizio sulle spese di viaggio del governatore del Wisconsin, Jim Doyle, Lavorando con un gruppo nonprofit di recente costituzione, il Wisconsin Watch, e alcuni studenti di giornalismo, il giornale aveva scritto che lo staff del governatore aveva presentato ricevute per meno del 30% delle spese rimborsate. Ma il dato era sbagliato; le ricevute coprivano il 70% delle spese.

“La chiave del successo in queste cose è che bisogna essere molto coordinati e sapere chiaramente chi è incaricato di fare questo o quell lavoro’’, spiega il direttore del Journal Sentinel, Marty Kaiser. ‘’Penso che sia stata una esperienza illuminante’’.

PocanticoI gruppi non profit hanno cominciato poi a esprorare il modo di mettere in comune le loro risorse. Diversi di loro si sono incontrati a luglio per stilare un Manifesto per l’  Investigative News Network (‘’The Pocantico Declaration’’), una sorta di cooperativa del terzo settore. Anche se ancora allo stato embrionale, il network si impegna a ‘’aiutare e incoraggiare, in qualsiasi modo possibile, il lavoro e l’ attività pubblica delle organizzazioni membre’’.

Alla fine, potrebbe diventare qualcosa come la National Public Radio, dice Bill Buzenberg, che ha lavorato per 16 anni alla NPR come cronista e redattore e che ora guida il Center for Public Integrity, uno dei gruppi coinvolti nell’ organizzazione dell’ Investigative News Network. NPR raccoglie il suo budget da spopnsorizzazione di società, donazioni da parte degli ascoltatori e premi oltre che dai compensi per la cessione dei suoi programmi.

‘’Se i giornali non vogliono investire in rischiose e pesanti spese per il giornalismo investigativo, conclude Buzenberg, ‘’quei gruppi che lo fanno potranno alla fine creare grande valore’’.

I commenti sono chiusi.