Fotografare non è reato

| 25 marzo 2010 |

Fotografare

Photography is Not a Crime, un blog aperto da un fotoreporter Usa per documentare la sua vicenda giudiziaria dopo l’ arresto da parte di cinque agenti di polizia fotografati (ma in luogo pubblico) senza la loro volontà, è diventato un vasto spazio di documentazione e di dibattito sulle violazioni al Primo Emendamento ai danni dei fotografi in tutto il paese – Entro la fine dell’ anno le pagine viste dovrebbero toccare i 3 milioni – Condannato in primo grado solo per resistenza (ma senza violenza) a pubblico ufficiale, Carlos Miller,il fotogiornalista protagonista della vicenda, sta preparando il processo d’ appello e chiede contributi sia per le spese legali che per tenere in piedi e sviluppare il sito

———-

PINAC, cioè Photography is Not a Crime (Fotografare non è reato). E’ un blog che in 15 mesi  ha superato i 2 milioni di pagine viste e che vorrebbe doppiare i 3 milioni alla fine di quest’ anno. Non è un sito generalista, come si capisce dal nome, ma uno spazio di nicchia che sta registrando un interesse sempre più forte.

Costruito con determinazione da Carlos Miller, un fotoreporter che, dopo essere stato arrestato dalla polizia di Miami per aver fotografato alcuni agenti in servizio e  accusato da una lunga sfilza di reati, era stato assolto da tutte le imputazioni tranne che da quella di resistenza (non violenta) a pubblico ufficiale. E ora sta preparando l’ appello.

Miller, un giornalista multimediale con oltre 10 anni di attività,  ha lanciato ora una sottoscrizione per le spese legali e il suo sito è diventato ormai un ricco spazio di documentazione contro episodi di violenze e di sopraffazione da parte delle forze dell’ ordine e di denuncia dei metodi poco “coretti”  da parte della polizia, non solo nei confronti dei reporter.

Il 20 febbraio 2007 Miller, verso le 19, Miller aveva fotografato cinque agenti impegnati nei pressi di un edificio in costruzione.  Loro gli avevano intimato di andarsene perché si trattava di una questione privata. Lui aveva ribattuto che era in strada, luogo pubblico, e a quel punto gli agenti gli si erano avvicinati e uno di loro lo aveva strattonato ordinando gli di allontanarsi. Lui aveva continuato a scattare e gli agenti a quel punto lo avevano aggredito, sbattendogli la testa sull’ asfalto e fracassandogli il flash della macchina  (400 dollari di danni) e minacciandolo con una taser gun, una pistola elettrica paralizzante.

Miller era stato tenuto in una cella per 16 ore con nove capi di accusa, fra cui anche quello di essersi fermato nel mezzo della strada a scattare foto ostruendo il traffico.

La scena è visibile nella foto qui in alto, che campeggia sulla testata del blog, e si capisce che la strada è alle spalle degli agenti.

“Mi sono dichiarato innocente – racconta Miller – e dopo 16 mesi di attesa, citazioni e false partenze, finalmente è arrivato il processo.  Dopo 2 giorni la giuria mi ha dichiarato non colpevole di disobbedienza a pubblico ufficiale e di violazione dell’ ordine pubblico, ma mi ha riconosciuto colpevole di resistenza ma senza violenza”.

Ora Miller sta preparando l’ appello contro la condanna, confidando ancora nell’ appoggio della Society of Professional Journalists. E nei contributi di colleghi e cittadini, che gli serviranno non solo per coprire le spese legali, ma anche per continuare a far vivere il suo blog: Fotografare non è reato.

Leggi anche:

I commenti sono chiusi.