Cambiare la definizione di giornalismo?

| 31 agosto 2010 |

Gillmor1

Su Salon.com Dan Gillmor osserva come attraverso i media digitali la funzione giornalistica si sia diffusa in una miriade di contributi che danno vita a un ecosistema giornalistico nuovo, in cui forse ci sarà bisogno anche di nuove definizioni

——

“Poiché i media digitali sono diventati  onnipresenti e siamo sempre di più a comunicare e collaborare online, chiunque è in grado di  fare qualcosa con un valore giornalistico”, osserva Dan Gillmor*  su Salon.com. “In un mondo in cui chiunque può pubblicare quello che scrive – si chiede – chi è un giornalista?” . Ma forse – osserva – la domanda giusta è “che cos’ è il giornalismo?”.

Gillmor – riporta Editorsweblog – cita da una parte  BBC News e New York Times come testate che praticano giornalismo a tutto campo, e dall’ altra i social video su YouTube che chiaramente non sono giornalismo. Il problema sorge quando uno guarda “a fondo nei new media e la risposta comincia diventare complicata”. I “commenti di esperti” sono automaticamente giornalismo? E che dire di Facebook? E   la pubblicazione sui siti web di notizie sulle condizioni locali da parte di appartenenti alla stessa comunità può essere considerata giornalismo?

GillmorPer ora, “sono ancora relativamente pochi quelli che si immaginano come dei giornalisti e le persone, anzi, ridono se li chiami così”. Una delle ragioni è il peso del carico che ti fa assumere l’ etichetta di giornalista. “L’ industria del giornalismo è caduta in pessime acque per ragioni che vanno al di là del calo della pubb licità – continua Gillmor -. “Un epico fallimento nel fare questo lavoro… combinato a una ossessione per argomenti sensazionali e triviali ha contribuito ad affossare il rispetto del pubblico per questo mestiere”.

Forse bisognerà creare un nuovo nome per quelle persone che creano e pubblicano informazioni importanti sui new media. Gillmor pensa che il futuro sia nella partecipazione di tutti piuttosto che nella ricezione passiva;  e questo implica che la responsabilità di un comportamento etico nella produzione dell’ informazione non sia dimenticata.

“Tutti stiamo creando dei media – sottolinea Gillmor -. Ognuno di noi può, e molti di noi lo faranno, compiere delle azioni giornalistiche. Possiamo contribuire all’ ecosistema giornalistico una volta, qualche volta, frequentemente o costantemente. Come realizzeremo questo contributo sta diventando una questione complesso ed in continua evoluzione. Ma il futuro è questo”.

—-

* Direttore del Knight Center for Digital Media Entrepreneurship alla Walter Cronkite School of Journalism & Mass Communication della Arizona State University

I commenti sono chiusi.