OpenLeaks: stessi obbiettivi di WikiLeaks, nessuna personalizzazione

| 12 dicembre 2010 |

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Alcuni ex colleghi nell’ avventura di Wikileaks criticano il modo con cui Assange ha associato i suoi problemi personali all’ attività del sito e puntano di più sulla funzione di intermediari –  Il nuovo sito si limiterà a ‘’garantire l’ anonimato delle fonti’’ giocando ‘’il ruolo di messaggero fra la ‘gola profonda’ e la testata con cui desidera cooperare’’e sperano così di evitare la pressione politica subita da WL – Invitando a notare che ‘’la rabbia politica è stata diretta molto poco verso i giornali che utilizzano le fonti di WL’’

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Come se la situazione non fosse già abbastanza complicata, con una guerra dell’ informazione ufficialmente dichiarata fra WikiLeaks e i suoi nemici, i suoi difensori e i nemici dei suoi difensori,  ecco che entrano in gioco dei nuovi protagonisti: i rivali di WL.

Alcuni ex colleghi di Julian Assange, scontenti del modo con cui lui ha gestito l’ iniziativa – come se fosse una crociata personale -, hanno annunciato in una intervista al quotidiano scedese Dagens Nyheter la decisione di mettersi in proprio. Domani lanceranno ufficialmente OpenLeaks, un sito specializzato – come WL – nella diffusione di documenti segreti trasmessi da ‘’gole profonde’’, ma organizzata in maniera più « trasparente », « anonima » e « democratica » di quella del suo concorrente.

Le motivazioni legate alla nascita di questo progetto – racconta Camille Gévaudan, su Ecrans, un blog di Libération, – sembrano dominate da un forte risentimento nei confronti di Assange:  «i suoi colleghi non hanno approvato il modo con cui lui ha associato i suoi problemi personali all’ attività del sito e il fatto che si sia servito dell’ organizzazione per spiegare i suoi problemi con la giustizia», scrive il Dagens Nyheter.

Nella vicenda Cablegate e nel suo trattamento mediatico – continua Gévaudan – WikiLeaks è stato in effetti sistematicamente associato al suo portavoce al punto da passare per una impresa personale, mentre il sito funziona in realtà grazie a 5 addetti a tempo pioneo e a più di 800 ‘’volonarti occasionali’’.

A un internauta che gli chiedeva perché fosse stato ‘’dato un volto a WikiLeaks’’, in una serie di domande-e-risposte pubblicate sul Guardian, Assange ha risposto:  « All’ inizio mi sono sforzato di conservare l’ anonimato all’ organizzazione perché non volevo che entrassero in gioco nella nostra attività dei problemi di Ego. Ci eravamo ispirati all’ Associazione Bourbaki, il famoso gruppo di matematici francesi anonimi. Ma abbiamo immediatamente osservato un fenomeno di curiosa eccitazione attorno a delle persone che dicevano di lavorare per noi. Alla fine ci voleva qualcuno che fosse responsabili dei rapporti con il pubblico e solo un leader in grado di fare delle azioni pubbliche coraggiose poteva veramente far capire che le nostre fonti si potevano fidare e rischiare per la causa che difendono. »

Al contrario, OpenLeaks s’ impegna a coprire totalmente le personalità delle fonti dei documenti che trasmetteranno ai media. I responsabili del sito imiteranno il funzionamento di WL per quanto riguarda la ricezione delle ‘soffiate’, i rapporti con le fonti e la verifica dei loro materiali, ma non intendono pubblicare direttamente i documenti a nome dell’ organizzazione. Si limiteranno a « garantire l’ anonimato » delle fonti giocando « il ruolo di messaggero fra la ‘gola profonda’ e la testata con cui desidera cooperare ».

Sperano così di evitare la pressione politica subita in questa occasione da WL. « E’ interessante constatare che la rabbia politica è diretta molto poco verso i giornali che utilizzano le fonti di WikiLeaks », aggiunge uno degli ex colleghi di Assange.

Se è fortemente critica contro Assange, l’ équipe di OpenLeaks resta però perfettamente in linea con la causa: e dice di sperare che a lungo termine ‘’altre persone vengano incoraggiate a lanciare dei progetti analoghi’’.

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