500 euro lordi al mese per il ‘redattore senza contratto giornalistico’

| 10 settembre 2010 |

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E’ il salario medio del web editor, una figura che consentirebbe anche ai grandi ‘pure player’ di internet (portali cone libero.it o yahoo.it, ecc.) di adottare  “strutture di costo con meno vincoli sulla forza lavoro”, invece che giornalisti regolarmente a contratto come ha fatto ad esempio Luca Sofri col suo ‘Post’

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Cinquecento euro lordi al mese; 6.000 euro lordi l’ anno.

E’ il salario medio di un web editor secondo quanto riporta  Alessandro Sisti, un esperto di mezzi di comunicazione, digital marketing, web e social network, in un articolo in cui analizza la questione dell’ andamento economico del Post di Luca Sofri, al centro in questi giorni di un acceso dibattito innescato da una seriedi valutazioni di Massimo Russo.

Al di là del giudizio sui compensi da fame per i web editor, quello che colpisce in particolare in questo articolo è la assoluta franchezza con cui si attribuisce a queste figure professionali del mondo dell’ informazione digitale la definizione di “redattori senza contratto giornalistico”, dando per scontato che nel web ci possano essere persone che fanno lavoro giornalistico (in che cosa il lavoro del web editor differisce da quello del giornalista-redattore dei siti mainstream con contrattazione giornalistica?) senza avere il trattamento previsto per quel lavoro.

Si tratta di una situazione molto diffusa se Alessandro Sisti ne parla come di figure a cui si può far ricorso per costruire delle testate con “strutture ragionevoli di costo”, come – fa capire  – fanno probabilmente  “i pure player Internet (portali come libero.it, yahoo.it, tiscali, network di blogger come liquida.it, etc)”,  che adottano “strutture di costo con meno vincoli sulla forza lavoro”.

Per sperare di raggiungere un equilibrio costi/ricavi meno aleatorio per il suo Post, suggerisce l’ analisi di Sisti, Sofri potrebbe adottare prima di tutto una forte ‘dieta’ sul piano del costo del lavoro, con “redattori senza contratto giornalistico” e con un salario di 500 euro lordi al mese (web editor), invece dei 5 giornalisti regolarmente contrattualizzati che lavorano attualmente su quel sito.

Questo il ragionamento economico suggerito da Sisti:

– 5 redattori senza contratto giornalistico (web editor) 2500 x 12 = 30.000 euro anno– collaborazioni opinionist = 30.000 euro anno– housing = 25.000 euro anno– manutenzione applicativa sito 40.000 euro anno (due web developer)
– marketing 20.000 anno

Totale 145.000
Ricavi Netti 210.000
Costi Operativi 145.000
Ebitda Margin 65.000 (30%)

Con la conclusione:

Consiglio: “Suggerisco a Sofri di continuare a collaborare su altri fronti per portare a casa lo stipendio….a meno di non voler seguire qualche più mite consiglio….”

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Per quanto riguarda l’ andamento economico del Post, il giudizio che viene fuori dal dibattito di questi giorni (nato da una intervista di Sergio Maistrello  su Apogeo a Luca Sofri) il giudizio comune che ne viene fuori è che la ricerca di un modello economico sostenibile per le inizative giornalistiche online è ancora assolutamente incerta.

Massimo Russo: “Al di là di tutte le possibili considerazioni sulla qualità del prodotto, mi pare la strada sia molto in salita”.

“Personalmente – osserva Giornalaio – ritengo che nel nostro paese le prospettive di successo, in chiave economica, a breve-medio termine siano davvero ridotte anche per i main players.La ricerca di una Arianna Huffington italiana passa attraverso numeri e percorsi che sono davvero a lontani dal venire. I ricavi sono ancora virtuali”.

E Vittorio Zambardino: “La considerazione che deriva dalla meticolosa analisi di Russo può essere triste: che le iniziative editoriali internet “non mainstream” al momento fanno fatica. Perché con 15 mila utenti unici al giorno è difficile andare avanti.”

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