400.000 dollari per un Pulitzer

| 22 aprile 2010 |

Katrina

Il premio Pulitzer assegnato a ProPublica ha fatto riaffiorare la questione dei costi del giornalismo investigativo – Negli Usa il mecenatismo è una forma sociale diffusa di intervento nella vita pubblica, ed è quindi sostenibile teoricamente la strada di una via al giornalismo investigativo che passi attraverso le Fondazioni. ma in Europa modelli alternativi di produzione dell’ informazione analoghi a quello abbracciato da ProPublica sembrano per ora piuttosto impraticabili

———-

E’ costato sui 400.000 dollari il servizio di ProPublica a cui è stato assegnato il Pulitzer per il giornalismo investigativo. Una cifra che neanche le grandi testate potrebbero permettersi di investire, né il New York Times, né l’ Huffington Post e che fa sorgere dei grossi dubbi sulla possibilità che un tale sistema possa essere abbracciatio al di fuori degli Usa.

Nel momento in cui il modello di stampa  tradizionale va in crisi, e mentre i media online sono ancora solo ai loro primi passi ProPublica costituisce un modello alternativo. Ma – osserva Rue89 –  solo per gli Stati Uniti, vista la loro tradizione di finanziamenti attraverso il mecenatismo. 

Secondo il Nieman Journalism Lab, si tratta di « una nuova economia della produzione di informazione ».  L’ inchiesta premiata – che ha raccontato alcuni casi di eutanasia avvenuti negli ospedali di New Orleans dopo il disastro dell’ uragano Katrina –, che ha richiesto diversi mesi di lavoro ed è stata pubblicata da 60 diverse testate, è costata la bazzecola di 400.000 dollari (300.000 euro) una somma che nessun media tradizionale od online avrebbe i mezzi per investire in un solo progetto, come ha fatto ProPublica.

Né il New York Times, partner di ProPublica per la pubblicazione dell’ inchiesta (apparsa sul NYT magazine), che attraversa un momento finanziarfio particolarmente difficle, tanto da dover ricorrere al miliardario americano Carlos Slim per uscirne, né l’ Huffington Post , uno dei più grossi siti internet « pure players », cioè non collegati a testate giornalistiche e a gruppi editoriali già esistenti, ma che funziona più come una vasta piattaforma di blog e un agregatore di informazioni, anche se il suo modello evolve continuamente.

Un budget alimentato da Fondazioni

Pro Publica è stata fondata nel 2008, mentre la crisi della stampa americana si aggravava velocemente, con l’ obbiettivo di favorire il giornalismo d’ inchiesta minacciato dai tagli finanziari nei media tradizionali. Il suo budget è alimentato da Fondazioni e i suoi giornalisti realizzano inchieste e servizi che vengono poi pubblicati anche da altre testate, come nel caso del servizio di Sheri Fink, e messi a disposizione di tutti i media

Questo modello però – continua Rue89 – non esiste realmente nel contesto francese (e in quello italiano, aggiungiamo noi, ndr) dove non c’ è quel tessuto di fondazioni né la tradizione di finanziamento dell’ informazione da parte di mecenati che c’ è invece negli Stati Uniti. Anche se dei passi in questa direzione, almeno in Francia, vengono tentati, come la piattaforma per le donazioni per l’ informazione online che è stata messa a punto da Rue89 e presentata pubblicamente poco tempo fa (vedi Lsdi, Una piattaforma unica per il sostegno finanziario dell’ informazione online).

Ma più che al sistema delle Fondazioni, questa iniziative – come anche quelle in corso in Italia – si avvicinanp più al modello del crowdfunding, il finanziamento dal basso.

“Il giornalismo è oggi a metà del guado e ha bisogno di reinventarsi dalle fondamenta, anche sul piano dei mezzi di finanziamento”, commenta Rue89. Ma questa delle Fondazioni, almeno in Europa, non sembra per ora una strada molto praticabile.

Leggi anche:

I commenti sono chiusi.