Monthly Archives: novembre 2010

Giornalisti: una Carta per i diritti dei detenuti

14 novembre 2010
Carcere3 La propone la Federazione giornali dal carcere, che ha messo a punto la prima bozza di un documento (chiamato per ora ‘’Carta di Padova sui diritti dei detenuti’’) indirizzata per la discussione all’ Ordine dei giornalisti e alla Federazione nazionale della stampa – Una tesi di laurea sul giornalismo carcerario – Settanta testate in Italia – L’ esperienza del Veneto, con un seminario nel carcere padovano dei Due Palazzi e la proposta della redazione di “Ristretti Orizzonti”, promotrice dell'incontro, che suggerisce di estendere questa iniziativa agli Ordini di altre regioni e ad altre redazioni di giornali dal carcere; ma, soprattutto, di rendere questa esperienza permanente: che il carcere, cioè, possa diventare una tappa importante della formazione dei giornalisti ----- Una Carta per i diritti dei detenuti si aggiungerà agli altri documenti di indirizzo deontologico (Carta di Treviso sui minori, Carta di Perugia sui diritti del cittadino malato; Carta di Roma sui diritti degli immigrati e dei rifugiati)  che dovrebbero guidare la professione giornalistica nel nostro paese? Lo chiede la Federazione giornali dal carcere, che ha messo a punto la prima bozza di una ‘’Carta di Padova sui diritti dei detenuti’’ indirizzata per la

Copyright: una ricerca Usa individua 400.000 articoli ripubblicati illegalmente

13 novembre 2010
Attributor Più di 400.000 copie di articoli diffusi dai principali siti di informazione Usa sono stati ripubblicati senza autorizzazione fra marzo e luglio di quest’ anno violando le norme di legge. Lo ha accertato una ricerca diffusa qualche giorno fa da Attributor, una società che si occupa di controllo del rispetto del copyright. Lo studio, Graduated Response Trial for News,  ha monitorato 70.101 articoli nell’ arco dei sei mesi presi in esame scoprendo che in più di 400.000 casi almeno l’ 80% degli articoli originali erano stati copiati illegalmente e che 44.906 siti web avevano adottato questa pratica. La ricerca ha esaminato 107 siti, individuati a caso, che avevano usato materiali copiati in 10 o più casi da un unico sito in 30 giorni, ricavando dei soldi dalla pubblicità ospitata in quelle pagine. Nel 75% dei casi non hanno ricevuto risposta né le proteste dei titolari dei diritti degli articoli né le richieste di rimuovere  gli avvisi pubblicitari o i risultati dei motori di ricerca. (via Journalism.co.uk)

Cresce il non profit, il nuovo ecosistema del giornalismo Usa

13 novembre 2010
Rapporto Molti giornalisti e responsabili di redazione hanno scelto di migrare alla ricerca di un contesto lavorativo più ospitale, un ambiente non commerciale e senza fini di lucro, più incline ad un giornalismo di inchiesta votato al servizio pubblico. È così che nel corso del tempo è andato emergendo un nuovo ecosistema giornalistico, quello del giornalismo non profit - Una ricerca su questa nuova realtà ha analizzato 60 organizzazioni impegnate nell’informazione di pubblico servizio, che impiegano 443 giornalisti a tempo pieno e registrano un fatturato complessivo fra gli 80 e gli 85 milioni di dollari l’ anno – Questi nuovi siti, secondo Poynter.org, “offrono una solida base all’informazione dei cittadini, pur operando nell’atroce dubbio della sostenibilità. In quanto no-profit, sfidano in maniera più diretta il cittadino ponendogli la domanda: chi pagherà per le notizie? - L’ autore della ricerca, Charles Lewis, spiega come sia particolarmente importante questo nuovo ecosistema citando Barry Sussman, notissimo giornalista americano e docente ad Harvard: “Il Watergate ha consegnato alla gente un giornalismo onesto, un lavoro che valesse la pena svolgere. Oggi la percezione è mutata. Il modello no-profit, nel suo percorso di crescita, rafforzamento e mantenimento

Dieci lezioni chiave per il giornalismo iper-locale

13 novembre 2010
Ona Sul sito della OJR, l’ Online Journalism Review,  Pekka Pekkala, ricercatore di modelli di business sostenibili all’ USC Annenberg (importante scuola americana di comunicazione e giornalismo) ed esperto di tecnologia, individua 10 punti fondamentali a cui far riferimento nella gestione di un sito di giornalismo iper-locale. Le  10 lezioni raccolgono le problematiche emerse con maggior peso nel dibattito alla Online News Association Conference, che si è svolta a Washington dal 28 al 30 ottobre. Si tratta ovviamente di valutazioni tratte dalle esperienze editoriali americane, anche se alcune idee di fondo possono essere interessanti anche per la situazione europea.  Pekkala, d’ altra parte, è finlandese ed ha lavorato come responsabile del settore Sviluppo all’ Helsingin Sanomat, il più grande quotidiano di Helsinki. ---------- The top 10 key lessons for hyperlocal journalism startups from ONA10 di Pekka Pekkala (Ojr) (traduzione di Claudia Dani) Quando si progetta un sito personale di news, bisogna essere consapevoli che non si è soli: siti iper-localizzati stanno spuntando ovunque. Nei giorni scorsi, durante l’ONA2010, i veterani  delle scene iper-locali hanno condiviso le loro esperienze, i successi e i fallimenti.  Qui, i dieci punti più ricorrenti emersi dai tre giorni

Produzione di contenuti a mezzo web editor (e il giornalista non c’ è più)

9 novembre 2010
Populis Fra i nuovi gruppi editoriali che si muovono nel campo dell’ informazione online una proposta particolare viene da GoAdv, recentemente evolutasi in Populis – Si tratta di una struttura editoriale che distribuisce contenuti (circa 10.000 fra scritti e video al mese, in 8 lingue), prodotti non da giornalisti ma da web editors che lavorano da casa – Un centinaio di persone con cui la società non ha contatti diretti, ma che vengono remunerati per i contenuti che creano ----- di Marco Renzi Da qualche mese una delle piattaforme professionali di informazione italiane più quotate del web, Blogosfere, ha cambiato padrone, passando dal controllo del gruppo Sole 24 ore a quello del gruppo GoAdv, evolutosi recentemente in Populis. Non si è trattato a nostro avviso solo di un grosso business che ha spostato milioni euro, ma di un passaggio epocale per il mondo dell'editoria nazionale e forse anche di un valido esempio da studiare, non solo dagli analisti finanziari, anche a livello globale. (continua...)

Due ore al giorno sull’ iPad per i francesi

9 novembre 2010
iPad Il primo studio realizzato oltralpe sull' utilizzo della tavoletta di Apple mostra che gli utilizzatori francesi lo usano dieci volte al giorno in media - E spendono circa 27 euro al mese su AppStore e iTunes – La ricerca, raccontano gli autori, ‘’ha mostrato anche che grazie al suo design e la sua facilità nell' utilizzo, l'iPad riesce a rendere il gratuito pagabile: gli utilizzatori pagano per dei contenuti che potrebbero trovare gratuitamente su internet’’ ----- Les utilisateurs d' iPad en France y passent 2 heures par jour (lesechos.fr) (traduzione di Gian Luca Modolo) Ai possessori dell'iPad piace il loro nuovo giocattolo. Secondo uno studio realizzato dal gruppo FullSIX, i francesi lo utilizzano in media 10,5 volte al giorno, per una durata totale media di due ore. Questo studio, condotto dal 15 al 25 ottobre 2010 da OTO Research, istituto specializzato nello studio del marketing interattivo, su 270 possessori di iPad, è il primo realizzato in Francia sul modo in cui è usato l'apparecchio. L'iPad è venduto in Francia da fine maggio e avrebbe sedotto, secondo le ultime stime non ufficiali, 400.000 consumatori malgrado il suo prezzo elevato (da 499 a 799 euro).

Il 44% degli internauti francesi si rifiuta di pagare per i prodotti culturali su internet

9 novembre 2010
LeMonde (da lemonde.fr ) La cultura del gratuito sembra essere ben ancorata negli internauti francesi, se si crede a ciò che dice lo studio BVA-Orange presentato in occasione degli incontri internazionali della cultura, dell'economia e dei media a Avignone. Quasi la metà degli intervistati (44%) non vuole pagare per “nessun contenuto culturale su internet”, una percentuale che si alza quando si parla di stampa, video giochi e serie tv. Il 74% degli intervistati afferma che grazie a internet, il loro accesso alla cultura è “aumentato in modo importante”, un sentimento ancora più forte tra le giovani generazioni (82% di chi ha meno di 25 anni). Il fatto di dover pagare per dei beni ottenuti gratuitamente (legalmente o no), è largamente rifiutato. Senza grandi sorprese, sono le famiglie più abbienti (più di 3000 euro di stipendio mensile) ad essere le meno refrattarie a pagare per della musica o dei film su internet (solo un terzo si rifiuta di pagare). (continua...)

Innovazione cacio e pepe

9 novembre 2010
banda larga Tra decreti, abrogazioni, investimenti e promesse, la banda larga in Italia rimane ancora un miraggio, il Wi-Fi una corsa a ostacoli, la digitalizzazione dei servizi un’ operazione di maquillage ed il digital divide il fossato che ci separa e allontana dal resto del mondo ----- di Andrea Fama La condivisione è conoscenza. La Rete è condivisione. La Rete è conoscenza – oltre che ricchezza. Si può ignorare l’immediatezza di questo lampante assioma solo ignorando le sorti del Paese, non avendo a cuore l’evoluzione di una società che, menomata della sua anima digitale, si ritroverebbe monca nella sua corsa verso il futuro, privata dell’interezza (di esperienze, prospettive e opportunità) offerta dalla globalità digitale. Ma per garantire all’Italia una Rete libera ed accessibile quale strumento di crescita culturale ed economica è necessario, da un lato, l’intervento del mondo politico e di quello imprenditoriale, al fine di adeguare l’impianto normativo e tecnologico del Paese a quelli del resto del mondo industrializzato, colmando finalmente lo sciagurato gap del digital divide (ad oggi sono 5,5 milioni gli italiani che non hanno accesso alla banda larga, il 9% della popolazione); dall’altro, sarebbe auspicabile che gli italiani (40%)

Relazioni pubbliche: in corso una ricerca in 76 paesi

9 novembre 2010
FerpiUn sondaggio della Ferpi, l’ associazione dei comunicatori italiani che fa capo alla Global Alliance for Public Relations and Communication Management, per fare il punto sulla percezione del ruolo e del valore che le Pr ‘’possono portare’’ se interpretate alla luce delle recenti evoluzioni del settore - Ricerche analoghe in altri 75 paesi  sulla scia degli Stockholm Accords ----- La Ferpi – Federazione Relazioni Pubbliche Italiane (www.ferpi.it) – è impegnata in una ricerca sulla condizione e la percezione delle relazioni pubbliche in Italia attraverso un questionario che, spiega una nota, consente di argomentare fra gli interlocutori del settore della comunicazione ‘’il valore che le relazioni pubbliche possono portare alle organizzazioni se interpretate alla luce dei più recenti apporti dell’evoluzione del corpo di conoscenze’’. La ricerca è diretta anche ai giornalisti, che la Ferpi considera interlocutori fondamentali del proprio lavoro. (continua...)

Media: i soldi corrono dove si concentra l’ attenzione

6 novembre 2010
Attenzione Una riflessione di Kevin Kelly su The Technology Review con l' ausilio dei dati sulla “spesa cognitiva” totale su ciascuna tipologia di media - Più Internet continuerà a risucchiare il nostro tempo, più denaro si muoverà verso la rete – E, parallelamente, dato che l’attenzione scorre via dai media più tradizionali, anche i soldi si allontaneranno da loro - Ma nel frattempo editori, etichette musicali e studios cinematografici dovranno reinventarsi trasformandosi in macchine di gestione dell’ attenzione - I media hanno di fronte una grande opportunità: indovinate come gestire l’ attenzione verso YouTube o Twitter e avrete realizzato un grande business ----- How Money Follows Attention—Eventually di Kevin Kelly* (The Technology Review) (traduzione di Stefania Cavalletto) Non c’è mai stato un momento migliore di questo per un lettore, un ascoltatore, o un osservatore della creatività umana. Un esaltante fiume di libri, musica, film, giochi, applicazioni e creazioni mediatiche interattive si affolla davanti a noi. Ogni anno il fiume cresce – per volume, varietà e facilità d’accesso. In tutti i settori, oggi, i media sono ad un abbondante livello di piena. Ma, mentre i consumatori non sono mai stati 'serviti' in maniera migliore, editori,