Monthly Archives: novembre 2010

Una vita formato Facebook?

24 novembre 2010
Facebook ‘’Presto vivremo online. Sarà straordinario. Ma a che cosa somiglierà questa vita?’’ – Zadie Smith, la giovane scrittrice britannica, ha pubblicato sulla New York Revue of Books un’ amara riflessione sul film ‘The Social Network’  e sulla sua generazione, paralizzata dalla paura di essere poco amata  – Ne esce il quadro di un Internet molto diverso da quello che Zadie Smith immaginava, ''un Internet che avrebbe dovuto nutrire un genere di essere umano che non esiste più, una persona privata, una persona che restasse un mistero agli occhi del mondo e – cosa ancora più importante – ai propri occhi. La persona mistero, una idea dell’ umano che forse è definitivamente cambiata’’ - Quanto al film, ‘’non si tratta, dice, del ritratto crudele di una persona reale che si chiama Mark Zuckerberg. Ma è il ritratto crudele di tutti noi: 500 milioni di vittime consenzienti, imprigionate nei pensieri spensierati di uno studente di Harvard” ----- Quale filosofia muove Facebook? La domanda è al centro di una riflessione che Xavier La Porte pubblica su InternetActu.net.  Giornalista televisivo, produttore della trasmissione Place de la Toile su France Culture (ogni settimana all’ interno della

Un articolo su carta si ricorda meglio di quello su iPad

24 novembre 2010
Letture Una società francese ha realizzato un esperimento comparando velocità di lettura, attenzione e memorizzazione di un campione di internauti volontari a cui sono stati sottoposti l’ edizione cartacea e quella online dello stesso quotidiano - Secondo i ricercatori, come riporta il blog ‘’Giornalaio’’, questa lettura più veloce soddisferebbe l’ansia di sapere, ma non favorirebbe l’approfondimento e la riflessione, ma si tratta di valutazioni che andrebbero forse approfondite – Il tema dell’ attenzione comunque diventa sempre più centrale nel dibattito sulle evoluzioni possibili dei media e del giornalismo ---------- Il tema dell’ attenzione diventa sempre più centrale nel dibattito sulle evoluzioni possibili dei media e del giornalismo. Lo suggerisce  anche un recente lavoro della società francese Miratech, specializzata nelle ricerche sul comportamento degli internauti, secondo cui la lettura su un iPad è più superficiale di quella su un giornale: ‘’ci si ricorda meglio di un articolo letto su un giornale di carta che di uno letto su un iPad’’, conclude la società. La valutazione – racconta Pier Luca Santoro - viene da uno studio di laboratorio, condotto con

Un Daily per l’ iPad…ma non sarà tanto facile

24 novembre 2010
APPLE/ Anche se l’ iniziativa congiunta di Rupert Murdoch e Steve Jobs nasce con un marchio legato al nuovo mondo che circola intorno alla tavoletta della Apple, non è detto che il futuro del nuovo quotidiano sia per forza roseo – Se l’ intenzione del magnate australiano è davvero quella di fare ricerca sul serio, si tratterà di una esperienza da tenere d’ occhio; in caso contrario ‘’ sarà un'altra tappa di una corsa forsennata praticata con la vista annebbiata’’ – Echi e commenti dalla Rete ----- Anche se nasce con un marchio legato direttamente al nuovo mondo ‘’e potrà sembrare un luogo desiderabile dove andare’’, non sarà tanto facile la vita per Daily, il quotidiano elettronico studiato esplicitamente per l’ iPad. Ne è sicuro Luca De Biase che sul  suo blog riflette sulle prospettive dell’ iniziativa di Rupert Murdoch e Steve Jobs, che dovrebbe essere lanciata in versione beta (sperimentale) nel prossimi giorni , mentre quella definitiva dovrebbe vedere la luce nei primi mesi del 2011. (continua...)

L’ industria dei quotidiani è più in crisi dove dipende troppo dalla pubblicità

23 novembre 2010
GiornaliUk La crisi dell’ industria dei giornali si fa sentire molto di più in quei paesi in cui la dipendenza dalla pubblicità è molto alta (oltre l’ 80% dei ricavi in Gran Bretagna e Stati Uniti) - Lo sostiene uno studio realizzato da alcuni ricercatori della Oxford University, secondo cui proprio questo squilibrio rispetto alle fonti delle entrate sarebbe la causa principale dell’ ondata di chiusure e di tagli degli organici – La Ricerca, Changing Business of Journalism and its Implications for Democracy, sfata anche la convenzione secondo cui sarebbe stato internet a sconquassare il modello economico del settore dimostrando invece che l’ uso della Rete e un buon stato di salute dei giornali possono coesistere in molti paesi ----- La crisi dell’ industria dei quotidiani si fa sentire molto di più in quei paesi in cui la dipendenza dalla pubblicità è più alta, come in Uk e negli Stati Uniti. Lo sostiene uno studio realizzato da due ricercatori della Oxford University, secondo cui lo squilibrio rispetto alle fonti delle entrate, molto marcato a livello locale in Gran Bretagna e negli Usa, è la causa principale dell’ ondata di chiusure

Nove nuovi mestieri nella Rete

23 novembre 2010
Mestieri1 Gestione delle comunità, gestione della produzione dei contenuti, osservazione e controllo delle reti sociali, architettura delle reti, gestione e pianificazione dei social media, ecc.  Sono alcune delle funzioni sviluppate dal mondo digitale in relazione alla sfera dei social network e che potrebbero essere sicuramente utilizzate nel settore dell’ editoria giornalistica. Lo segnala Pier Luca Santoro sul suo blog, Giornalaio, riprendendo una interessante infografica realizzata da  Socialize, un sito francese di consulenza specifica per il mondo delle reti. La grafica elenca (in francese) ‘’nove mestieri 2.0’’ nel campo dei media sociali, spiegandone compiti e obbiettivi. ‘’ Avendo verificato personalmente, non più tardi della scorsa settimana, che nella maggior parte dei casi le imprese editoriali sono sprovviste di queste figure al loro interno, immagino possa essere d’utilità anche sotto questo profilo’’, commenta Santoro. (continua...)

La free press di piccoli annunci in forte crisi in Francia

23 novembre 2010
Annunci La free press specializzata in annunci gratuiti è in difficoltà. In Francia, il gruppo Hersant Media ha annunciato ieri l’ avvio delle procedure di ‘’risanamento giudiziario’’ per Comareg, la sezione del gruppo a cui fanno capo i giornali di annunci gratuiti, fra cui il più noto è Paru Vendu. Lo annuncia Journalismes.info citando leMonde.fr, secondo cui la crisi sarebbe in atto almeno dal 2008, mentre diventava sempre più forte lo scivolamento del settore dalla carta al web. Sempre in Francia, anche il gruppo  Sud Ouest ha ristrutturato la sua filiale S3G, che ancora nel 2007 registrava un giro d’ affari di 130 milioni di euro. La riconversione nel digitale ha invece permesso al Figaro di evitare la crisi. Il quotidiano detiene attualmente il 96,2% del capitale della sua filiale di piccoli annunci, Adenclassifieds, a cui fanno capo i siti di ricerca e offerta di lavoro keljob.com e cadremploi.fr.

In soli cinque paesi il 46% degli internauti di tutto il mondo

20 novembre 2010
Internet Uno studio della Morgan Stanley sottolinea fra l’ altro il grosso gap ancora esistente fra tempo dedicato ad internet e volume di investimenti pubblicitari – L’ autore dello studio lo vede in termini di “stratosferica opportunità” (50 miliardi di dollari) ma sarebbe troppo semplicistico pensare che questa grande occasione continui a non essere colta solo per miopia – Manca invece una vera e profonda riflessione sull’efficacia della pubblicità on line, sulla fruizione e sui livelli di attenzione che essa genera in termini di permanenza e memorabilità del messaggio ----- Il 46% degli 1,8 miliardi di internauti che si contano sulla faccia della Terra si concentrano in 5 paesi: Cina (348 milioni), Usa (240 mln), Brasile (76 mln), India (61 mln) e Russia (60 mln). E alcuni di essi stanno crescendo in maniera molto intensa: in Russia il tasso di aumento è stato del 31% anno su anno, in Cina il 29% e il 18% in India, contro il 4% di crescita in Usa e il 3% in Cina. Negli Stati uniti il livello di penetrazione di internet ha raggiunto il 76% della popolazione, contro il 39% di Brasile, il 42% in Russia, il 29%

Un foglio rosa per gli aspiranti giornalisti alle prime armi

20 novembre 2010
Macchina Far emergere i collaboratori dall’ abusivato e istituire un canale specifico per segnalare i casi di esercizio abusivo della professione - Sono alcune delle proposte lanciate da ‘’Liberiamo l’ informazione’’, una Newsletter sull’ attività del Consiglio nazionale dell’ Ordine dei giornalisti diffusa in questi giorni ----- Per facilitare il percorso di inserimento nella professione giornalistica e soprattutto per farlo emergere dalla forma abusiva, l’ Ordine dei giornalisti potrebbe agire fin dall’avvio delle collaborazioni giornalistiche, rilasciando ad esempio una sorta di “foglio rosa” ai collaboratori non iscritti, in modo da inserirli immediatamente nell’alveo ordinistico. In modo che chi inizia a lavorare nel mondo dell’ informazione,anziché farlo in modo clandestino, sarebbe regolarizzato nel suo percorso verso l’iscrizione all’Albo e l’ingresso negli altri istituti di categoria. Mentre chi è fuori da questa regola potrebbe essere più facilmente individuato, al pari dell’editore che ne approfitta. E’ la proposta che due consiglieri nazionali dell’ Ordine dei giornalisti, Antonella Cardone e Saverio Paffumi, lanciano nel secondo numero di una Newsletter – Liberiamo l' informazione – che dà conto dei lavori e del dibattito in corso in seno al Consiglio. E’ necessario e urgente –

Wales, Wikileaks e il New York Times: ma la funzione giornalistica non era sepolta?

20 novembre 2010
Wales Se Jimmy Wales, co-fondatore di Wikipedia (nella foto), avesse ‘’informazioni importanti’’, l’ ultima cosa che ci farebbe ‘’sarebbe mandarle a Wikileaks”. Wales lo ha detto in una videointervista rilasciata al popolare giornalista americano Charlie Rose. Ma, quel che è più interessante – secondo quanto segnala Alessio Di Domizio su Appunti digitali – è che Wales preferirebbe inviare informazioni scottanti a testate giornalistiche qualificate e responsabili, come per esempio il New York Times. (continua...)

Perché è indispensabile un nuovo intervento pubblico nel giornalismo Usa

20 novembre 2010
Cjr Bisogna prendere atto che i giornali non sono più l’ unico luogo deputato dove si fa giornalismo  e che l’ipotesi di un intervento pubblico nel campo dell’ informazione giornalistica non comporti automaticamente l’ assegnazione di fondi federali in risposta a tali mutamenti; ci sono vari altri canali di intervento - È ammirabile che i giornalisti abbiano anticorpi potentissimi contro ogni minima iniziativa del governo che possa intaccare la libertà di stampa, ma è un peccato che la nostra professione sembri spesso incapace di affrontare seriamente le questioni delle politiche pubbliche relative ai  media – In una lunga lettera/articolo a Steven Waldman, della Federal Communications Commission, pubblicata dalla Columbia Journalism Revue, Steve Coll, premio Pulitzer e presidende della New American Fountation, sottolinea la necessità che ‘’Washington adotti nuove politiche e nuovi approcci, poiché il regime mediatico costituitosi nei decenni è oggi antiquato ed inadeguato’’ ’’In un mondo prossimo di canali infiniti, di sfide incredibile per la privacy e di una politica tanto frammentata quanto i media, gli Stati Uniti hanno bisogno di una piazza virtuale affidabile ed orientata al pubblico, che distingue i fatti dalla fiction, il dibattito onesto