Monthly Archives: settembre 2010

War is boring, la vita di un inviato di guerra in un libro a fumetti

24 settembre 2010
War Nelle tavole di Matt Bors l' esperienza di un reporter che negli ultimi cinque anni ha coperto i principali conflitti nel mondo collaborando con radio e tv, siti internet e giornali, fra cui anche una rivista che fa capo all' industria degli armamenti – E che ha elaborato una amara convinzione: “siamo i più abili fra i mostri e ci meriteremo tutto quello che ci capiterà” ---------- La vita di un reporter di guerra in un libro a fumetti. E' “War is boring” (la guerra è noiosa) che, nelle tavole del disegnatore  Matt Bors, racconta l' intensa attività di David Axe, un reporter di guerra che dal 2005 ha 'coperto' tutte le principali zone di conflitto, Iraq (tre anni), Libano, Timor est, Somalia, Ciad. Frelance multimediale, Axe – spiega Marc Mentre su Themediatrend – lavora bene con le radio, I siti internet, le televisioni oltre che per la carta. Collaborazioni tanto eclettiche che, accanto a testate classiche come Wired, accetta di lavorare anche per giornali come il Washington Times, di proprietà della solforosa setta Moon, o per altre testate specializzate come DTI (Defense Technology International), che costituisce una sorta di

Un blog iperlocale diventa un settimanale di carta

24 settembre 2010
Hu Un nuovo caso di migrazione dal web alla carta. Questa volta in UK, dove un blogger, Paul Smith, ha trasformato il suo blog in un settimanale su carta a pagamento. Si tratta di HU17.net, una testata che copre la zona di Hull, nella contea di Beverly, nell' est Yorkshire. Una pubblicazione dalle piccolissime dimensioni. La rivista, 28 pagine, per ora viene diffusa nelle edicole e nei negozi della zona – per ora 100 copie solo alla settimana, con un prezzo di copertina di 2 sterline e un costo per gli inserzionisti di 5 sterline a modulo pubblicitario. “Voglio rendere la rivista accessibile a tutti - ha spiegato Smith –, non solo ai grandi negozi ma anche al signor Jones, che lava le macchine in fondo alla strada e deve essere in condizione di farsi pubblicità. E' forte vedere come sia diversa la reazione delle persone quando si vedono sulla carta stampata piuttosto che online. Tutti sono entusiasti e vogliono una copia”. Dalle 100 copie Smith pensa di passare presto a una diffusione di 300 copie. “Non ho un tesserino da giornalista ma non ne ho neanche bisogno. Il vantaggio della dimensione

Aggregatori: i buoni e i predatori

21 settembre 2010
HuffPo In una delle sue MondayNote Frédéric Filloux analizza gli aggregatori giornalistici, distinguendo fra quelli ‘corretti’, come Techmeme, e quelli furbi e con pochi scrupoli, come Huffington Post, giudicata “una delle più intelligenti macchine informative mai realizzate”, ma accusata anche di essere “la madre di tutte le frodi giornalistiche su internet” – Per colpa, soprattutto, degli editori tradizionali a causa soprattutto della scarsità di investimenti in tecnologie e di una ingenuità mista a una eccessiva fiducia nel talento dei loro uomini ------- Frédéric Filloux dedica una sua MondayNote agli aggregatori, distinguendo querlli che giudica “buoni” e corretti, come Techmeme e ‘fratelli’ (in particolare Mediagazer), da quelli che, sull’ opposto dello spettro, ritiene dei furbi ‘predatori’, come l’ Huffington post, giudicato “una delle più intelligenti macchine informative mai realizzate”, ma nello stesso tempo accusato di essere “la madre di tutte le frodi giornalistiche su internet”. Un’ analisi a fondo, che, alla fine, spinge Filloux, a rivolgere agli editori un invito a riconsiderare i rapporti con queste macchine macina-contenuti. Gli editori di contenuti originali (soprattutto quotidiani e riviste) – dice - dovrebbero rivolgere un “ringraziamento” agli aggregatori corretti come Techmeme e

A New York il primo Centro di giornalismo imprenditoriale

21 settembre 2010
JarvisUn Centro per il giornalismo imprenditoriale, il primo nel settore, è stato costituito in questi giorni alla  Graduate School of Journalism della City University di New York. Il centro si chiama Tow-Knight Center for Entrepreneurial Journalism e sarà diretto da Jeff Jarvis (nella foto), giornalista, esperto di nuovi media e docente,  autore di un seguitissimo blog sui problemi del giornalismo e dell' editoria, buzzmachine.com. Il centro è stato finanziato da quattro grosse Fondazioni - Tow and Knight, McCormick, Mac Arthur e Carnegie Foundation, con 3 milioni di dollari ciascuna . Oltre a gestire il primo Master in giornalismo imprenditoriale per gli studenti della scuola e curare la formazione in questo senso anche di giornalisti professionali, la struttura - spoiega Jarvis - proseguirà le ricerche nel campo di nuovi modelli economici per il giornalismo, portando avanti in particolare il lavoro svolto nel corso dell' estate su un  nuovo ecosistema dell' informazione locale.. E cercherà di contribuire a creare delle nuove imprese nel campo dell' informazione. Tutto questo - secondo Jarvis - nasce da un sostanziale ottimismo sul futuro del giornalismo.  Il Centro, come spiega il comunicato ufficiale, aprirà il mese prossimo e si impegnerà

I social media sono ormai uno strumento standard per i giornalisti europei

19 settembre 2010
Cision Secondo una ricerca condotta da Cision (azienda inglese specializzata  nell’ analisi dei media) e dalla University of Sunderland, l’ 80% dei giornalisti di Uk, Francia e Germania , usano le reti sociali come fonti o come strumento di promozione del loro lavoro – Ma i nuovi strumenti non hanno rimpiazzato le vecchie pratiche: il 70% del campione (549 giornalisti) usano, per il lavoro di verifica e la ricerca di notizie, comunicati stampa, PR e siti web delle aziende con la stessa frequenza di tre anni fa ---------- I social media sono diventati uno strumento standard di lavoro per i giornalisti in Francia, Germania e Uk. Lo ha rilevato una recente ricerca condotta da Cision (un’ azienda inglese specializzata  nell’ analisi dei media) e dalla University of Sunderland. I risultati di questo “2010 Social Journalism Study”,  suggeriscono che – second Journalism.co.uk – l’ 80% dei 549 giornalisti interpellati nei tre paesi usa le reti sociali come fonti o come strumento di promozione del proprio lavoro. Nel Regno unito il 74% del campione scelto giudice i social media come “qualcosa di importante” o come un “importante” strumento di lavoro – una percentuale parecchio

Dal giornalismo alle PR: in Uk un fiume in piena

18 settembre 2010
PRIl rivolo dei giornalisti che in UK migrano verso le PR è diventato un fiume - Ne parla Shafik Meghji su PRWeek, una delle maggiori testate online nel campo delle pubbliche relazioni – Un consulente racconta che il numero di curriculum vitae che riceve da parte di giornalisti interessati a inserirsi nelle PR cresce del 100% anno su anno - E dall’ anno scorso il National Council for the Training of Journalists (NCTJ) ha dato il via a un corso per “giornalisti-PR” ---------- Journalism to PR: the oder side of the divide di Shafik Meghji (PRWeek.uk) C’ era stato un “invisibile momento in qualche punto dell’ ultimo decennio in cui alla fine il nuero degli addetti alle Pubbliche relazioni avevano superato quello dei giornalisti”. L’ osservazione era del reporter investigativo Nick Davies, autore fra l’ altro di “Flat Earth News”, una durissima critica dello stato del Giornalismo moderno, che ne aveva parlato nel corso di un intervento alla London School of Economics, nel 2007. Tre anni dopo il trend è continuato inarrestabile, con un numero crescente di giornalisti in viaggio – o in partenza – verso le PR. Fra di

E’ il momento di dire addio ai corrispondenti esteri?

17 settembre 2010
Global Solana Larsen, managing editor di Global Voices, ipotizza che “saranno le voci locali a fornirci le notizie dall’ estero”, sostenendo che "le persone che vivono nel loro paese forniscono un servizio migliore perché non sono influenzate da agende esterne“ – Una tesi eretica che ha  trovato però il sostegno di  Richard Sambrook, ex direttore della sezione Global News della BBC, secondo cui il giornalismo paracadutato starebbe per sparire, mentre centinaia di stringer locali sono già al lavoro per la BBC – Ma che, come testimonia sul sito del Guardian Roy Greenslade, vede anche diversi oppositori, fra cui uno dei fondatori  di Global Voices, Ethan Zuckerman ---------- Si può - e si deve - fare a meno dei corrispondenti dall’ estero? Questa idea eretica, al centro di un dibattito alla Nieman Foundation for Journalism di Harvard, è stata lanciata da Solana Larsen, managing editor di Global Voices,una comunità di blogger e traduttori di tutti i paesi del mondo, in un articolo dal titolo: ‘’Saranno le voci locali a fornirci le notizie dall’ estero?”. Basandosi sulle sua esperienza di redattrice di notizie internazionali scritte da persone che vivono nel loro paese,

Crescono in Usa i lettori dei giornali online ma non compensano la fuga dalla carta

16 settembre 2010
Pew1 Un sondaggio del Pew Research Center registra un aumento significativo del tempo dedicato dai cittadini Usa all’ informazione (70 minuti al giorno) ma conferma anche la mancata compensazione carta/online nel campo dei giornali – Nel giorno del sondaggio lo il 26% del campione hanno letto un giornale di carta, contro il 30% del 2008 e il 38% del 2006 - Parallelamente è cresciuta la lettura online: il 17% hanno letto un giornale online, contro il 13% del 2008 e il 9% del 2006. Ma la compensazione è solo parziale: la somma dei lettori dei quotidiani online e off-line è pari al 37%, contro il 39% del 2008 e il 43% del 2006 ------------ Come nel 2000, gli americani passano 57 minuti al giorno a informarsi alla tv, alla radio o sulla stampa, ma a questo tempo vanno aggiunti altri 13 minuti quotidiani dedicati all’ informazione online (esclusi gli apparecchi mobili). In totale sono 70 minuti al giorno consacrarti ogni giorno all’ informazione. I dati vengono fuori da un’ ampia ricerca condotta dal Pew Research Center for the People and the Press su un campione di 3.000 cittadini americani interpellati via telefono (fisso

Aggregatori di notizie: nuova informazione o pratica illegale?

16 settembre 2010
Aggregatori Una ricerca americana analizza le cause che alcuni grandi editori , a partire da Murdoch, hanno  dichiarato contro le maggiori strutture di news aggregation, come Google News o Huffington Post,  accusate di fare affari sulla pelle delle media companies tradizionali - La legalità di questo business model  e la monetizzazione del contenuto prodotto da terze parti non è una pura questione accademica, ma un rilevante problema economico e lo studio del Citizen Media Law Project offre un importante contributo per delineare lo scontro in atto e le eventuali vie d’ uscita – Lo studio si concetra sulla situazione Usa ma, osserva Pietro Macri (Ejo)può però essere esportabile in qualsiasi altro contesto ----- Lo sviluppo tumultuoso degli aggregatori di contenuti  giornalistici e le complesse questioni legali che ha provocato sono al centro di una ampia e documentata riflessione compiuta da  Kimberly Isbell , del Citizen Media Law Project, dal titolo  ‘The rise of the news aggregator: legal implications and best practices’. Ne dà notizia Pietro Macri, sul sito dell’ Osservatorio europeo di giornalismo ( Ejo), ricordando che attorno alla pratica della content aggregation si è costruita la fortuna di molti fornitori di

La France Press lancia un servizio di notiziari video HD

16 settembre 2010
Afp L' Agenzia France Presse ha annunciato il lancio del primo servizio di video ad alta definizione. L’ AFP è la terza grande agenzia internazionale, dopo Reuters ed Associated Press, con 2.900 giornalisti sparsi in tutto il mondo. La sezione video dell’ Afp, AFP-TV, si basa su 80 unità di produzione di  notiziari video e diffonde circa 1.000 nuovi video ogni mese. Il servizio ad alta definizione coprirà per ora I notiziari in inglese e gfrancese, ma – rileva Editorsweblog – nelle prossime settimane verrà ampliato anche ai notiziari in spagnolo, portoghese, arabo, tedesco e polacco.