Una giornalista che fa parte dei 6.000 blogger da cui l’ Huffington Post trae i quasi 300 post quotidiani che hanno fatto, in parte, la sua fortuna, protesta contro la testata – Mentre da Newsweek arriva all’ HuffPost Howard Fineman, con uno stipendio a 6 zeri, Mayhill Fowler, che dal 2007 lavora per il sito, denuncia: “Senza paga e senza alcun supporto editoriale non vedo altra soluzione se non quella di lasciare… ritengo di essere una giornalista e come tale essere riconosciuta.. non è tanto una questione di denaro, quanto di dignità professionale”
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“Vorrei essere pagata per il tempo e gli sforzi dedicati, o quanto meno ottenere una minima remunerazione per le spese sostenute per produrre contenuti originali”.
E’ lo sfogo (amarissimo) di una giornalista-blogger contro la grande ammiraglia dell’ online, l’ Huffington Post, che deve il suo grande successo di questi anni non solo alla grande abilità politica e manageriale di Arianna Huffington & soci, ma anche al lavoro di 6.000 blogger che producono qualcosa come 300 post al giorno. Lavoro volontario, non remunerato, neanche con un cent simbolico.
“Non mi aspetto di essere pagata per i post, le opinioni all’Huffington non
La solitudine dei blogger
30 settembre 2010
Una giornalista che fa parte dei 6.000 blogger da cui l’ Huffington Post trae i quasi 300 post quotidiani che hanno fatto, in parte, la sua fortuna, protesta contro la testata – Mentre da Newsweek arriva all’ HuffPost Howard Fineman, con uno stipendio a 6 zeri, Mayhill Fowler, che dal 2007 lavora per il sito, denuncia: “Senza paga e senza alcun supporto editoriale non vedo altra soluzione se non quella di lasciare… ritengo di essere una giornalista e come tale essere riconosciuta.. non è tanto una questione di denaro, quanto di dignità professionale”
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“Vorrei essere pagata per il tempo e gli sforzi dedicati, o quanto meno ottenere una minima remunerazione per le spese sostenute per produrre contenuti originali”.
E’ lo sfogo (amarissimo) di una giornalista-blogger contro la grande ammiraglia dell’ online, l’ Huffington Post, che deve il suo grande successo di questi anni non solo alla grande abilità politica e manageriale di Arianna Huffington & soci, ma anche al lavoro di 6.000 blogger che producono qualcosa come 300 post al giorno. Lavoro volontario, non remunerato, neanche con un cent simbolico.
“Non mi aspetto di essere pagata per i post, le opinioni all’Huffington non
Scrivere per Google o per i lettori?
30 settembre 2010
Qualcuno accusa il motore di ricerca di pervertire i giornalisti spingendoli a preoccuparsi più del Seo (l’ ottimizzazione dei motori di ricerca) che dei lettori - Ma c’ è chi replica: i giornalisti non scrivono per Google, ma per i lettori e se i titoli web si standardizzano è anche, molto, per mancanza di immaginazione e di inventiva da parte dei giornalisti – Tutti i media nella storia hanno avuto i loro standard e il fatto che il web sia più orientato verso la velocità e l’ efficacia dipende dall’ uso che di questo mezzo fa la maggioranza delle persone, ma si può essere brillanti e creativi lo stesso – Certo, per titoli più incisivi o creativi c’ è la carta – E quindi attenzione, togliere anche alla carta questo scarso vantaggio concorrenziale col web sarebbe davvero una cattiveria
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Ma i giornalisti scrivono per Google? Se lo chiede Owni in articolo interessante intitolato, appunto, Les journalistes, écrivent-ils pour Google? Il motore di ricerca è accusato dall’ autore dell’ articolo, Adam Westbrook, di pervertire i giornalisti, spingendoli a preoccuparsi più dell’ efficacia SEO del loro testo (la sua resa in termini
I 10 fattori che stanno reinventando il giornalismo
30 settembre 2010
Bill Mitchell, giornalista e docente, responsabile dei programmi internazionali del Poynter Institute, segnala le dieci ‘parole’ (tag) che stanno segnando il processo di riscoperta del giornalismo in atto nel mondo - E in questo articolo si sofferma in particolare su tre di esse: investigativo, partecipato, sostenibile.
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10 Ways Journalism Around the World Is Being Revived and Reinvented
di Bill Mitchell
Durante la preparazione di una sessione del congresso annuale dell’International Press Institute (IPI) tenutosi a Vienna all’inizio di settembre, ho chiesto agli oratori, tra le altre cose, di descrivere un trend mediatico che trovassero incoraggiante.
Nel pormi la stessa domanda, mi sono fatto trascinare da un’idea che non ha parametri di misurabilità, ma che tuttavia sembra sostanzialmente reale: una significativa migrazione dell’attenzione dall’impoverimento del giornalismo verso la sua riscoperta e reinvenzione.
Simili epifanie arrivano in momenti diversi per persone diverse, così come sostenuto per anni da numerosi pionieri del digitale.
La svolta per me è arrivata con le 152 pagine della relazione sul futuro dell’informazione ("Brave News Worlds: Navigating the New Media Landscape", pubblicata la prima metà di settembre) che ho curato per l’IPI insieme alla direttrice di
Internet e Twitter: prove tecnologiche di elezione in Russia
30 settembre 2010
Medvedev invita a “imparare a comunicare in modo nuovo” e non perde occasione per legare la modernizzazione del paese alle nuove tecnologie, esprimendosi contro qualsiasi ipotesi di regolazione di Internet – Il presidente, in particolare, pensa a Twitter come segmento di un progetto più ampio di comunicazione che vuole arrivare a collegare cittadinanza e istituzioni, e ritiene che “anche questa sarà democrazia, diretta e non mediata” – Una posizione che ha ricevuto giudizi molto positivi anche da osservatori americani – Intanto grosso successo di partecipazione popolare ha ottenuto la creazione di un sito aperto ai cittadini e finalizzato alla valutazione del progetto di legge sulla polizia, che in cinque settimane ha registrato oltre 20mila commenti - Nel progetto di rivoluzione tecnologica è coinvolto tutto il partito di Russia Unita che all'inizio dell' estate ha obbligato i propri attivisti a registrare il proprio account nei social network - Mentre Putin sta facendo registrare vari indirizzi web in vista delle presidenziali del 2012 – Ma Sergej Grebennikov, vicedirettore dell'Associazione russa delle comunicazioni elettroniche, esprime forti perplessità sull'identificazione tra utente Internet e elettore, spiegando che, alla fine, solo il 60–70% degli utenti della
Un ufficio stampa low cost per la diffusione di comunicati
25 settembre 2010
Per una tariffa minima di 199 euro Clicpresse, un sito francese lanciato qualche giorno fa, diffonde un comunicato stampa a 2.000 giornalisti selezionati da una banca dati di 700.000 nominativi di professionisti in 170 paesi di tutto il mondo – Assicurando il criterio del ‘soddisfatti o rimborsati’
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Qualche giorno fa è stato lanciato in Francia Clicpresse, un sito che offre un servizio a pagamento, ma low-cost, di diffusione dei comunicati stampa ai giornalisti. L’ ideatore è Vincent Klingbeil, creatore anche di altri siti (fra cui Graine de Luxe e Talent Zapping). La piattaforma permette a chiunque di diffondere un comunicato ad alcune migliaia di giornalisti che è possibile selezionare con pochi clic.
Attualmente il sito conta qualcosa come 702.641 giornalisti in Francia e nel resto del mondo. Per diffondere il suo comunicato l’ utente seleziona i giornalisti sul sito a seconda del genere di media (tv, radio, stampa scritta, ecc.) e degli argomenti. Quindi invia il materiale all’ equipe di Clicpresse, che controlla il comunicato e lo diffonde ai giornalisti selezionati.
Il sito propone tre offerte diverse a partire dal 199€ per l’invio di un comunicato
Facebook e Twitter non fermano la crescita dei blog
25 settembre 2010
Nel 2014 saranno almeno il 60% (contro il 50% di oggi) gli internauti americani che leggeranno un blog almeno una volta al mese – Una ricerca di eMarketer – La crescita continuerà fino a quando i blog aumenteranno la loro influenza sui media mainstream
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I social network e i microblog hanno scalzato in questi ultimi anni il blogging dal piedistallo dei social media. Per alcuni utenti, quelli che hanno sotto mano più strumenti di comunicazione rispetto a qualche anno fa, Facebook e Twitter hanno soppiantato i blog come sbocchi principali. Ma i blog continuano ad essere importanti.
eMarketer, in particolare, stima che quest’ anno più della metà degli internauti leggeranno un blog almeno una volta al mese. Nel 2014 i lettori di blog negli Usa cresceranno a più di 150 milioni,cioè il 60% dei navigatori americani. E una delle ragioni di questa crescita è che i blog sono diventati una parte importante del paesaggio mediatico.
(continua...)
Il giornalismo in declino? Ma se ora c’ è anche la Barbie reporter…
25 settembre 2010
Ma chi l’ ha detto che il mestiere del giornalista è in decadenza anche sul piano della considerazione sociale?
La Mattel, la multinazionale che produce la storica Barbie, è di parere opposto tanto che, dopo la Barbie ingegnere, la Barbie architetto e quella chirurgo, ha sfornato anche la Barbie reporter. Con tanto di microfono e cartella per gli appunti e vistoso (e un po’ improbabile) blazer rosa.
Il bello è che si tratta della prima bambola scelta direttamente dalle bambine nella serie delle “Barbie, I can be”, come spiega la casa produttrice.
(continua...)
Dal ‘mobile’ una seconda grande occasione
25 settembre 2010
Come i dispositivi mobili salveranno il giornalismo dal suo peccato originale: aver regalato i propri contenuti on-line – Sulla Columbia Journalism Revue Curtis Brainard fa il punto sull' evoluzione dei mobile devices - Non si tratta ancora di una vera e propria rivoluzione, sottolinea, ma è sempre più evidente che i dispositivi mobili hanno il potenziale di offrire al business del giornalismo una cosa tanto meravigliosa quanto rara: una seconda opportunità – un' altra chance per monetizzare i contenuti digitali e assicurarsi una futura profittabilità che non è stata colta con l’avvento del Web 1.0 – Le cifre: nel 2008 sono stati venduti 1 milione di lettori con display in carta digitale, cifra che è salita a 5 milioni nel 2009. ed entro il 2018 i dispositivi venduti nel mondo dovrebbero essere 90 milioni - Perché gli utenti sembrano più propensi a pagare per il 'mobile'? - Si può pensare al Web come al magazzino di un museo, colmo di ogni sorta di cianfrusaglia polversosa, mentre il 'mobile' è identificabile con le gallerie del museo stesso, i cui pezzi sono stati amorevolmente selezionati da esperti in materia. Secondo la qeusta
Nella giungla delle offerte di lavoro spunta anche il ‘blogger professionista’
25 settembre 2010
di Marco Renzi
A proposito di manodopera “giornalistica” on line allo sbando, curiosando in rete potreste imbattervi nella seguente offerta di lavoro:
“Vuoi raccontare una notizia, non perdere l’occasione di far sentire la tua voce e dare la tua notizia. Fare il reporter/web reporter/speaker, è un lavoro in crescita”.
Il “prestigioso” annuncio di ricerca personale mi è apparso automaticamente aprendo la home page di Google. Un trafiletto a pagamento sulla pagina di partenza del megamotore di ricerca.
Il presunto annuncio di ricerca personale nel settore giornalistico arriva da New Faces.
La pagina specifica del sito dell’agenzia nella quale è inserito l’annuncio per la ricerca di giornalisti risponde all’indirizzo di rete : http://www.newfaces.it/conduttore-speaker.php?gclid=CNWOm5qHm6QCFcqQ3wodhWoKEQ.
(continua...)
Google: algoritmi segreti, neutralità in dubbio
24 settembre 2010
Impossibile sapere se una posizione in classifica sul motore di ricerca possa essere determinata sulla base di criteri che tengono conto degli interessi commerciali di Google poiché l' algoritmo di classificazione è segreto almeno quanto la formula della Coca-Cola – Come la neutralità della Rete condiziona il dispiegamento concreto della libertà di espressione, così la neutralità del motore di ricerca diventa una grossa questione di ordine politico, osserva Numerama.com – In Cina ad esempio, se Google favorisse i siti governativi, ritenendoli più credibili (o per altri motivi di 'diplomazia' internazionale e commerciale, aggiungiamo noi) e li piazzasse ai primi posti nelle classifiche, giocherebbe un ruolo politico essenziale, appoggiando di fatto la comunicazione ufficiale rispetto alle opinioni divergenti – Nuove inchieste su Mountain View
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Google ha confermato sul suo blog dedicato agli affari istituzionali di essere al centro di una inchiesta aperta dalla procura del Texas relativa alle pratiche di classificazione dei risultati nelle pagine proposte agli utenti. Cosa che, se l' inchiesta andrà avanti, dovrebbe sollevare nuovamente il problema, sempre più pressante, della neutralità dei motori di ricerca. Una questione di grande rilevanza visto che numerose