Il sito online della BBC, nel Regno Unito, è ancora la prima fonte per chi vuole conoscere le ultime notizie ma i siti di social networking stanno insidiando sempre di più il primato dell’ editoria giornalistica tradizionale, anche se il 27,6% dei cittadini britannici non usano Internet per informarsi sulle ultime notizie.
I dati – segnala Journalism.co.uk – vengono da un recente studio realizzato dalla società britannica iCD, secondo cui il 50,4% delle persone interpellate (un campione di 1.000 individui) ha detto di rivolgersi al sito della BBC per le ultime notizie.
Al secondo posto, con un netto distacco, i siti di social network, come Facebook e Twitter, attestati sul 18,5% e seguiti da Sky News, che è sul 18,1%.
Fra i quotidiani britannici, il quotidiano preferito per informarsi sulle ultime notizie è il Daily Mail (12.8), seguito da Sun (7.1 percent), Daily Telegraph (6.7 percent), e Guardian (5.9 percent).
Come si vede nel grafico, il 3,5% del campione sceglie i blog e il 3,3% i feed RSS per aggiornarsi sulle ultime notizie.
Mentre il 27,6% dice di non utilizzare internet per informarsi.
Informazione online: la BBC prima fonte di notizie in Uk
17 agosto 2010
Il sito online della BBC, nel Regno Unito, è ancora la prima fonte per chi vuole conoscere le ultime notizie ma i siti di social networking stanno insidiando sempre di più il primato dell’ editoria giornalistica tradizionale, anche se il 27,6% dei cittadini britannici non usano Internet per informarsi sulle ultime notizie.
I dati – segnala Journalism.co.uk – vengono da un recente studio realizzato dalla società britannica iCD, secondo cui il 50,4% delle persone interpellate (un campione di 1.000 individui) ha detto di rivolgersi al sito della BBC per le ultime notizie.
Al secondo posto, con un netto distacco, i siti di social network, come Facebook e Twitter, attestati sul 18,5% e seguiti da Sky News, che è sul 18,1%.
Fra i quotidiani britannici, il quotidiano preferito per informarsi sulle ultime notizie è il Daily Mail (12.8), seguito da Sun (7.1 percent), Daily Telegraph (6.7 percent), e Guardian (5.9 percent).
Come si vede nel grafico, il 3,5% del campione sceglie i blog e il 3,3% i feed RSS per aggiornarsi sulle ultime notizie.
Mentre il 27,6% dice di non utilizzare internet per informarsi.
Solo un americano su 4 ha fiducia nell’ informazione dei quotidiani e della tv
17 agosto 2010
Secondo un sondaggio della Gallup, sorprendentemente il giudizio più positivo sull’ affidabilità dei giornali viene dalla fascia d’ età fra i 18 e i 29 anni dove il 49% degli interpellati dice di avere “grande” o “molta” fiducia nelle notizie pubblicate dai giornali
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Rimane molto bassa la fiducia degli americani nei confronti dell’ informazione fornita da giornali e tv (rispettivamente il 25 e il 22% esprimono molta o abbastanza fiducia), ma è sorprendente il fatto che questa percentuale, nel caso dei quotidiani, raddoppi nella fascia di età fra i 18 e i 29 anni: quasi un giovane americano su 2, infatti ha “grande” o “molta” fiducia nelle notizie pubblicate dai giornali. La percentuale invece si dimezza nel giudizio sull’ informazione fornita dalle televisioni. 24% contro il 49% della carta stampata.
Sono alcuni dei risultati del sondaggio annuale condotto da Gallup sulla fiducia che gli americani ripongono nelle istituzioni (che quest’ anno ha visto al primo posto, fra le 16 istituzioni analizzate, le forze armate e all’ ultimo posto il Congresso).
Il livello di fiducia nei giornali e nella televisione è pari a quello che ottengono le banche, leggermente migliore di quello registrato
‘Estreme’ le condizioni di precarietà nell’ informazione online
14 agosto 2010
Per una carta dei diritti-doveri del giornalismo e dell’ editoria sulla Rete
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di MarcoRenzi
Scrivere nel mestiere del giornalista conta molto, ma non è tutto. Più del 50% della professione, il bravo cronista, se la gioca in altre occupazioni complementari alla scrittura, ma ugualmente difficili e complesse. La notizia prima di avere una forma scritta deve essere individuata. E il processo di acquisizione e messa a nudo dei fatti, è un processo spesso lungo e difficile, che necessita di pazienza e un buon grado di acume. Il fatto va poi controllato, confermato, vagliando l’attendibilità delle fonti e verificando, ove ci siano, le eventuali testimonianze.
Ebbene non dovrebbero esistere differenze apprezzabili, a mio avviso, nel modus operandi di chi fa informazione, in rete o “senza”!
Il commento del collega, ex blogger a 1 euro ad articolo, ora divenuto di fatto redattore di una piattaforma di informazione on line, pubblicato a margine del primo articolo della nostra nuova rubrica sul giornalismo digitale, mette molto bene a fuoco, a nostro avviso, una problematica assai diffusa fra chi fa informazione on line.
(continua...)
Giornali e Ipad: un matrimonio in corso d’opera
13 agosto 2010 Tag:dopera, Giornali, ipad, matrimonio
di Vittorio Pasteris
Sono passati un paio di mesi dall’uscita di Ipad e delle prime applicazioni dei quotidiani italiani. Molti di queati si sono lanciati nella realizzazione e distribuzione di applicazioni ad hoc con risultati numerici ed economici ancora ignoti dato che chi ha questi numeri se li tiene stretti stretti.
Cerchiamo di fare un punto molto emprico e macroscopico, con una certa dose autoironica, della situazione e dei diversi modelli tassonomici possibili. Ci sono varie scuole di pensiero
(continua...)
Sono passati un paio di mesi dall’uscita di Ipad e delle prime applicazioni dei quotidiani italiani. Molti di queati si sono lanciati nella realizzazione e distribuzione di applicazioni ad hoc con risultati numerici ed economici ancora ignoti dato che chi ha questi numeri se li tiene stretti stretti.
Cerchiamo di fare un punto molto emprico e macroscopico, con una certa dose autoironica, della situazione e dei diversi modelli tassonomici possibili. Ci sono varie scuole di pensiero
(continua...)
Giornalisti Usa: nonostante i tagli l’ occupazione globale cresce del 19% in quattro anni
12 agosto 2010
Quotidiani: superata in Usa la formula dell’ 80/20
12 agosto 2010
Uno studio di Harvard mostra ad esempio che nel caso del New York Times il 40% dei ricavi viene dalle vendite e il 53% dalla pubblicità, mentre il 7% rimanente è rappresentato da nuovi canali di entrate
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Per i quotidiani americani la classica formula dell’ 80/20 – 80% dei ricavi da pubblicità e il 20% da abbonamenti ed edicole – sta cambiando, dando vita a una nuova era, che vedrà aumentare sempre di più la parte di reddito proveniente dai lettori.
Lo suggerisce uno studio condotto dalla Harvard University, come segnalava il Guardian qualche giorno fa.
"Ci stiamo muovendo verso un’ era che vedrà un aumento degli abbonamenti e delle vendite delle copie cartacee, e una crescita nel caso delle edizioni di online del pay per view, degli abbonamenti per l’ all-access (attraverso speciali piattaforme) e di altri meccanismi di affiliazione”, ha spiegato Ken Doctor, che ha diretto la ricerca.
I ricavi pubblicitari – riporta Sfnblog – sono scesi dai 50 miliardi di dollari del 2000 ai 24 miliardi nel 2009 e i quotidiani hanno aumentato il prezzo di vendita e di abbonamento e hanno cominciato a valutare nuovi canali di
Wikileaks/2: Ma per la prima volta è la fonte che controlla la notizia
11 agosto 2010
Massimo Mantellini sottolinea una”inedita inversione delle parti”, segnalando come un piccolo sito web gestito da 5 persone e con un unico uomo copertina… non solo diventi il collettore di informazioni riservate che giungono via Internet ma sia in grado di gestire il flusso informativo mantenendone il sostanziale controllo – Anche per questo “Wikileaks è fonte di preoccupazione da parte di quasi tutti i poteri forti, a partire dal governo americano, ed è nemmeno troppo nascostamente detestato da molta stampa mondiale (in Usa sia il Wall Street Journal che il Washington Post ne parlano malissimo) che, come spesso accade, sembra più sensibile alla invasione del proprio campo che non alle speranze di verità dei suoi lettori” - La collaborazione di progetti simili con il miglior giornalismo è una delle chiavi di volta ed è uno dei tanti meriti non detti della crescita della rete Internet - La rete collabora e diffonde informazioni: la stampa accetta di fare forse un passo indietro nel suo ruolo di essenziale megafono, ma assume una chiara ed inestimabile funzione di filtro per tutti noi
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La fonte controlla la notizia. Questo è l’aspetto più interessante della vicenda ‘diari
Wikileaks/1: Dov’ è la partecipazione?
11 agosto 2010
L’ operazione di selezione e di verifica dei documenti “non è affatto aperta agli internauti, né veramente partecipativa” , rileva Narvic su Novovision in una sorta di bilancio della vicenda dei 92.000 documenti segreti diffusi al mondo da Julian Assange – E più che di fonti collettive (‘crwodsourcing’) bisognerebbe parlare di informatori (‘wistleblowing’) - Quanto alla trasparenza è paradossale che Wikileaks la invochi dai governi mentre è essa stessa assolutamente impenetrabile agli sguardi esterni – Questo neo-giornalismo digitale, partecipativo e libertario si rivela dunque molto opaco, chiuso e ambiguo, e non tanto “wiki” e nemmeno fondamentalmente innovatore quanto pretenderebbe di essere, osserva Narvic - Il principale apporto di Wikileaks al giornalismo sarebbe invece da ricercare sul versante delle tecnologie che esso mette in campo contro la censura e per la difesa della riservatezza delle fonti – Ma non parliamo di “rivoluzione nel giornalismo”: la storia suona come una sconfitta del modello della ‘saggezza delle folle’, visto che anche i suoi difensori passano la mano ai professionisti quando vogliono un lavoro il meno criticabile possibile!- WikiLeaks si è ridotto ad essere nient’ altro che un banale strumento del giornalismo più classico,
Una Rete per i giornalisti in Rete
10 agosto 2010
Aisha, una icona di guerra
9 agosto 2010
Invece di una fotografia dal vivo, presa nel corso di un reportage, la foto sulla copertina di Time è un ritratto preparato accuratamente, come quello di una indossatrice o di una star, che rende più doloroso il contrasto fra la messa in scena della bellezza e la ferita aperta e serve alla fine per legittimare il proseguimento dell’ occupazione Usa in Afghanistan
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La foto che ritrae le mutilazioni di Aisha – la giovane donna afghana raffigurata sulla copertina dell’ ultimo numero di Time – sfugge completamente ai canoni dei reportage che puntano a denunciare l’ orrore delle guerre.
Mentre infatti, generalmente, l’ immagine della donna vittima viene usata come simbolo per denunciare un conflitto, questa immagine serve invece per legittimare il proseguimento dell’ occupazione.
Lo osserva il sito di analisi dei media Owni.fr, rafforzando l’ interpretazione che della vicenda aveva dato qualche giorno fa l’ Osservatorio europeo sul giornalismo (che ha parlato di un a sorta di ‘controspin’ dell’ amministrazione americana dopo la doccia fredda dei diari afghani di Wikileaks) e segnalando un’ altra differenza essenziale di