Monthly Archives: luglio 2010

Internet invecchia: la maggioranza dei nuovi utenti online (in UK) hanno più di 50 anni

16 luglio 2010
Internet-UkUna ricerca di Uk Online Measurement Company (UKOM) - Non solo la Rete in se stessa è in fase di maturazione, ma anche l’ audience si sta spostando verso fasce di età più avanzate - “Nonostante vi sia ancora la percezione che la rete ruoti attorno ai giovani, la realtà non è esattamente così” ------------- In un anno gli utenti online nel Regno Unito sono cresciuti di quasi 2 milioni, passando dai 36,9 milioni dell’ anno scorso agli attuali 38,8 milioni. Ma l’ aspetto più rilevante di una nuova ricerca della UK Online Measurement Company (UKOM) è che la maggior parte di questi nuovi netizen hanno più di 50 anni di età e sono in prevalenza uomini. Si tratta del nuovo target dei servizi Internet  – osserva newsbbc.co.uk - , costituito dalle generazioni più adulte. (continua...)

La codardia dei giornali Usa di fronte alla parola tortura

8 luglio 2010
Waterboarding2 Prima del 2004, i quotidiani si riferivano al water  boarding come ad una tortura. Dopo le rivelazioni di Guanta- namo e la lista nera di Bush, si sono azzittiti – Su Alternet Will Bunch racconta e denuncia in un articolo dal titolo “La sconvolgente codardia del New York Times e degli altri quotidiani USA: troppo spaventati per dire ‘tortura’ ” come i giornali americani “hanno coraggiosamente girato i tacchi e battuto la ritirata” - La vicenda è sviscerata in un Report della Kennedy School of Government di Harvard, in cui, fra l’ altro, si sottolinea come il waterboarding “sia stato costantemente definito una tortura quando praticato da altre nazioni, ma quando è stato adottato in USA negli anni 2000 si è trattato di una pratica – parafrasando Nixon – non illegale”

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The Appalling Cowardice of the NY Times and the Rest of America's Big Newspapers -- Too Scared to Say 'Torture' di Will Bunch (da Alternet.org ) (traduzione di Andrea Fama)

Da un lato, il waterboarding è una tortura. Dall’altro … spiacente, ma non c’è un altro lato. Il waterboarding è

Russia, battaglia sui commenti online, prevale una linea ‘a misura di web’

8 luglio 2010
Russia A giugno la Corte suprema di Mosca aveva stabilito la totale responsabilità delle redazioni di media online nei confronti dei commenti dei propri lettori - Una direttiva inapplicabile, che avrebbe obbligato le redazioni a controllare che ogni singolo commento non potesse essere accusato di estremismo - Dopo giorni di dibattiti e lavoro, é uscita una normativa più realistica e “a misura di web” - E anche il segretario dell'Unione dei giornalisti russi, Michail Fedotov, dice di essere “molto soddisfatto della decisione. Avevamo iniziato a lavorare sul documento che è stato approvato ora oltre un anno fa, la ritengo una grande vittoria” ----------- di Valentina Barbieri La regolamentazione del web e delle nuove tecnologie risulta, alla prova dei fatti, una questione piuttosto spinosa. Un campo sterminato di informazioni e fonti informative, milioni di utenti e la loro privacy, tracce informative che non possono essere cancellate, la difficoltà di far sottostare uno spazio sovranazionale a normative nazionali. Di fatto, la necessità di porre dei limiti normativi si scontra sempre con le caratteristiche intrinseche della rete. Eccezione non fa il caso della Corte Suprema russa, che a giugno di quest'anno ha stabilito

Time: l’ ultimo dei grandi settimanali

4 luglio 2010
Time

'TIME MAGAZINE: THE LAST OF THE BIG NEWSWEEKLIES' di David Folkenflik (da npr.org) (traduzione di Giulia Dezi) I proprietari di Newsweek hanno deciso di mettere in vendita la rivista. Questa scelta ha di nuovo scatenato tra i circoli giornalistici una discussione: esiste un ruolo, o un futuro, per le riviste settimanali? “L’idea di una rivista che copre le notizie della settimana, facendone il riepilogo e facendole girare più a lungo, è un po’ un anacronismo” scrive Alan D. Mutter, ex editorialista di giornali e attuale consulente di iniziative mediatiche digitali. “La gente trova notizie a destra e manca, e se cerchi di essere informato, è abbastanza difficile non riuscirci.” Eppure al ventitreesimo piano dello storico palazzo di Time-Life, con uffici con vista sul centro di Manhattan, la direzione della rivista leader in questo settore è molto più ottimistica riguardo al loro destino. “All’interno della nostra categoria, non siamo solo gli ultimi a resistere, ma siamo proprio gli unici” commenta dalla sua alta posizione editoriale Rick Stengel, caporedattore di Time. “Convertiamo le informazioni in conoscenza. La conoscenza è quello che le persone vogliono. La conoscenza è il prodotto”.

Quotidiani: il mercato affollatissimo di Berlino

4 luglio 2010
Berlino Nessun altro mercato editoriale tedesco è così combattuto come quello della capitale - Cinque giornali locali si battono per conquistare i lettori - A seguire gli altri quotidiani, anche se il rapporto è di 22 copie per 100 abitanti: per un mercato così competitivo, un dato relativamente basso ---------- (da Meedia.de) L 'analisi della distribuzione dei giornali fatta da IVW - un istituto di ricerca sull' andamento dei giornali  - e pubblicata ogni due anni, fornisce dati di vendita dettagliati, ripartiti per singoli comuni, riguardo quasi tutti i giornali tedeschi. Per compiere questa dettagliata analisi vengono coinvolti anche gli editori, nella fase di misurazione delle copie vendute. I dati riportati di seguito si riferiscono al primo trimestre del 2010. (continua...)

Per il 64% degli americani giornali spariti entro il 2050

4 luglio 2010
Il 64% degli americani ritiene che i giornali cartacei cesseranno di esistere entro il 2050. E’ il risultato di un sondaggio che, come spiega  reports Yahoo New, mostra un generale calo di ottimismo, con delle significative percentuali di americani che prefigurano crisi, guerre e attacchi terroristici nucleari. E la previsione della finedei quotidiani cartacei – spiega Editorsweblog – arriva sulla stessa onda delle altre catastrofiche previsioni non digitali. Un altro 63%, ad esempio, prevede la fine delle banconote e il 61% sostiene che – sempre nel 2050 – nessunio manderà più lettere su carta. (continua...)