Monthly Archives: luglio 2010

Media on demand: ma è davvero una ricetta miracolosa?

31 luglio 2010
Demandmedia Produrre dei contenuti low-cost per vendere della pubblicità iper-mirata potrebbe essere la risposta al problema del business model online? Nei fatti la cosa non è così semplice. Per almeno tre ragioni, spiega Benoit Raphael, analizzando i meccanismi economici e le prospettive delle Content farm ------ Abbiamo pubblicato ieri la traduzione di un articolo del New York Times sulle “Content farm” (Lsdi, Le fattorie dei contenuti: il caso di Suite101, 500 articoli al giorno, ma di nicchia), un tema che da diverse settimane è al centro dell’ attenzione. Benoit Raphael, sul suo sito,  fa una interessante analisi spiegando i meccanismi economici e il quadro complessivo di business che sono alla base di questi nuovi ‘media on demand’. Una “ricetta miracolosa” in grado di creare i contenuti che la rete richiede e quindi di produrre un bel po’ di soldi? (continua...)

I lettori Usa di fronte al dilemma: giornali o l’ ‘inaffidabile’ internet?

31 luglio 2010
Annenberg L’ incertezza dei lettori in una recente Ricerca del Center for the Digital Future  dell’ Annenberg School for Communication & Journalism  (University of Southern California) – Pagare per Twitter? E’ disponibile lo 0% ---------- Una  recente ricerca condotta dal Center for the Digital Future dell’ Annenberg School for Communication & Journalism  (University of Southern California) rivela che gli utenti non sembrano sicuri delle loro preferenze. Solo il 56% degli internauti giudicano i quotidiani come una importante fonte di Informazione, mentre il 29% li ritiene una fonte di intrattenimento. E il 18% hanno annullato l’ abbonamento perché “possono trovare gli stessi contenuti online”. Quando è stato chiesto che cosa farebbero se il loro quotidiano chiudesse l’ edizione cartacea, un significativo 59% degli interpellati  ha detto che si rivolgerebbe all’ edizione online, mentre il 37% ha risposto che sarebbe passato ad un altro quotidiano su carta e il 22% ha ammesso che non ne sentirebbe la mancanza. (continua...)

Un quotidiano gratuito diventa il giornale più letto in Israele

31 luglio 2010
IsraelePer la prima volta in 40 anni, il quotidiano Yediot Ahronot non è il giornale più letto in Israele. In testa è ora un quotidiano gratuito, Israel Hayom (“Israele oggi”), che nei primi sei mesi dell’ anno ha superato di poco, con una percentuale di lettori del 35,2%, la antica testata. Lo annuncia  IsraelNationalNews.com. L’ analisi rileva che lo Yediot Ahronot ha un bacino di lettura del 34,9%. Entrambi i quotidiani hanno aumentato la loro audience, mentre altri quotidiani come  Ma'ariv e Ha'aretz hanno registrato perdite rispettivamente del 12,5% e del 6,4%. (via Sfnblog)

Dai primi contatti a Bruxelles al ‘bunker ‘ di Londra: storia e retroscena dei ‘diari afghani’ di WikiLeaks

30 luglio 2010
Assange Il sito della Columbia Journalism Review ricostruisce il modo con cui è maturata la pubblicazione dei quasi 92.000 documenti riservati pubblicati lunedì partendo dal ruolo di Nick Davies, un giornalista del Guardian che a giugno è riuscito a raggiungere in Belgio il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, e lo ha convinto a condividere l’ enorme massa di documenti col suo giornale (ma Assange ha poi voluto l’ intervento anche di New York Times e Der Spiegel) – Nel “bunker” a Londra dove il materiale è stato analizzato e redatto ore di lavoro in segreto incollati ai computer, senza poter trasmettere e-mail e parlando con telefoni criptati -  Fra le tre testate era nata “una collaborazione insolita e toccante”, ma il rapporto con Assange era rimasto il rapporto con una fonte, sebbene molto particolare – Anche se  la condivisione delle informazioni consentiva ad ogni testata di farsi un’idea sul lavoro che ciascuno dei tre giornali stava conducendo, a nessuno era consentito di addentrarsi negli specifici articoli.  Né vi è stata una condivisione di bozze o copie dei pezzi – “Assange non pubblica i documenti per il gusto di farlo. Li pubblica

Wikileaks: il futuro dei media è la “Redazione Sociale”

30 luglio 2010
Assange2

La vicenda dei quasi 92.000 documenti segreti pubblicati lunedì scorso prefigura un possibile futuro dei media perché mostra come sia veramente impressionante il numero di competenze condivisibili con la comunità - Ben gestita, sostiene Benoit Raphael, “questa condivisione può permettere alla professione di concentrarsi meglio sul suo mestiere: uno sfruttamento intelligente della rete gli permetterebbe di consacrarsi alla sua prima funzione: tirar fuori delle notizie” – “E’ una delle virtù di quella che io chiamo ‘Redazione Sociale’: ridurre i costi di produzione condividendo l’ attività con la comunità, per produrre una informazione a maggior valore aggiunto. Che poi può essere una delle basi della monetizzazione digitale”

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La vicenda di Wikileaks – il sito che ha diffuso lunedì scorso quasi 92.000 rapporti riservati dell’ esercito Usa sulla guerra in Afghanistan – è un caso inedito nella storia della stampa: un sito alimentato da circa 800 non  professionisti è diventato una fabbrica di scoop, un campo che si riteneva finora fosse riservato al giornalismo investigativo.

Wikileaks può essere considerato un modello?, si chiede Benoit Raphael, che ne traccia una interessante analisi strutturale. E,

Google alla FTC Usa (e agli editori): è finita l’ era della scarsità artificiale di informazione

30 luglio 2010
Google1 “Problemi economici richiedono soluzioni economiche e non soluzioni normative” – La grande G replica con una “lezione” di storia (e di economia), alle critiche che gli aveva rivolto qualche settimana fa la Federal Trade Commission Usa - “Gli elevati margini di profitto che i giornali hanno realizzato in passato – ribatte Google in un documento di 20 pagine - si basavano su una scarsità artificiale: una scelta limitata per gli inserzionisti come per i lettori. Con internet questa scarsità è finita ed è stata rimpiazzata dall’ abbondanza. Nessuna dichiarazione politica potrà far ritornare  le cifre d’ affari dei giornali a come erano prima che nascesse l’ informazione online. Non si tratta di opporre dei dollari analogici a dei centesimi digitali, ma piuttosto di comprendere in maniera realistica come guadagnare soldi in un mondo in cui abbondano la concorrenza e le scelte degli utenti” ---------- “Problemi economici richiedono soluzioni economiche e non soluzioni normative”. Google replica, con una “lezione” di storia (e di economia), alle critiche che gli aveva rivolto qualche settimana fa la Federal Trade Commission Usa (FTC, Commessione Federale del Commercio, il cui scopo è la ‘protezione del consumatore’). La Commissione,

Le fabbriche dei contenuti: il caso di Suite101, 500 articoli al giorno, ma di nicchia

30 luglio 2010
Suite101 Le Content Farm potrebbero diventare un luogo in cui gli esperti di determinate materie possono condividere le proprie conoscenze - Moltiplicando questo aspetto per centinaia di migliaia di argomenti si ottiene un business potenzialmente lucroso – E’ il caso di Suite101, ma, come racconta Richard Macmanus sul New York Times, altri competitor (Mahalo, About.com e Associated Content) stanno “coltivando” il Web a caccia del successo ---------- Content Farms 101: Why Suite101 Publishes 500 Articles a Day di Richard Macmanus (The New York Times) Parlando di content farms , ovvero quelle aziende che sfornano centinaia di migliaia di contenuti ogni giorno, Demand Media è quella di cui l’anno scorso si è parlato di più sulla stampa. Ma non è l’unica società a puntare sulla quantità dei contenuti – tra le altre figurano Associated Content (acquisita a maggio da Yahoo!), About.com (di proprietà del New York Times), Mahalo (fondata da Jason Calacanis, che nel 2005 ha venduto Weblogs, Inc. ad AOL) ed Answers.com. Suite101 è un sito dal profilo relativamente basso rispetto alle realtà appena citate. Eppure produce 500 contenuti al giorno. Così ho

Quotidiani: dalla pubblicità il 57% dei ricavi, ma quella online è ancora solo il 4%

27 luglio 2010
giornali La struttura economica e la composizione dei ricavi dei quotidiani tradizionali nella seconda parte della Ricerca dell’ Ocse su “L’ evoluzione dell’ informazione e Internet” -  A livello globale la diffusione è rimasta sostanzialmente costante (un leggerissimo aumento), con solo un calo marginale nel 2009; mostrando di essere meno volatile rispetto ai ricavi più legati al ciclo economico della pubblicità – Nonostante il calo in Italia, su scala Ocse i quotidiani producono sempre più ricavi attraverso la produzione e la vendita di altri servizi, come libri e Cd, e l’ organizzazione di conferenze ed eventi - In Australia, per esempio, quasi il 70% dei ricavi totali dei quotidiani deriva da canali diversi: pubblicazione di libri, riviste, tv via cavo e attività televisive su satellite od online ---------- Il mercato globale dei quotidiani deve i suoi ricavi per il 57% dalla pubblicità (a stampa e online) e per circa il 43% dalle vendite (diffusione) (PwC, 2009a). Come vedremo in seguito, questa suddivisione varia notevolmente nei vari paesi dell’ Ocse. La pubblicità online per ora rappresenta solo il 4% dei ricavi totali del 2009 (circa il 6% di tutti i ricavi del mercato

Notizie in fuga: nuovi scenari e vecchi quesiti per il giornalismo moderno

27 luglio 2010
Assange Il massiccio sdoganamento di documenti riservati sulla sporca guerra in Afghanistan da parte di Wikileaks segna una svolta non solo nello scacchiere afgano, ma anche nel mondo dei media che, forse per la prima volta, registra una collaborazione paritaria tra un media digitale emergente e tre testate storiche del giornalismo tradizionale – New York Times, The Guardian e Der Spiegel – coinvolte proprio da Wikileaks nel lavoro di ricerca e redazione degli articoli i cui contenuti oggi sono rimbalzati incessantemente tra etere e blogosfera ---------- di Andrea Fama Il doppio gioco a scapito degli USA da parte dei servizi segreti pakistani sul fronte sempre aperto della guerra in Afghanistan; l’ordine segreto dell’apparato spionistico-militare statunitense di uccidere o catturare ogni talebano senza processo; l’utilizzo discutibile di droni telecomandati a distanza che hanno più volte messo a rischio la vita dei militari americani. Sembra la trama avvincente di un libro di John Perkins (ex “sicario dell’economia” statunitense oggi autore di libri illuminanti sulle più ampie e sordide sfaccettature della politica estera americana), se non l’opera di fantasia di un giallista ben informato. Invece è tutto vero. Lo assicura Julian Assange, fondatore di Wikileaks (a cui

Giornali: l’ outsourcing una scelta ‘strategica’ per gli editori?

25 luglio 2010
OutsourcingIl trasferimento all’ esterno di alcune funzioni e la delocalizzazione, secondo WAN, l’ associazione mondiale degli editori, può diventare una parte dei programmi di lungo periodo per salvare l’ industria dei quotidiani - Secondo una ricerca di un' azienda indiana gran parte degli editori vedono l' outsourcing come una possibilità da praticare ----------- Gli editori dei quotidiani ritengono che i tagli una tantum non sono sufficienti per preservare i loro affari in futuro e che, invece, un calo dei costi può essere determinato da una strategia economica di lungo periodo. Per molte aziende questa strategia passa anche attraverso l’ outsourcing. Lo rileva Sfn (Shaping the future of newspapers), annunciando la pubblicazione di una ricerca dal titolo Million Dollar Strategies for Newspaper Companies. (continua...)