Media on demand: ma è davvero una ricetta miracolosa?
I lettori Usa di fronte al dilemma: giornali o l’ ‘inaffidabile’ internet?
Un quotidiano gratuito diventa il giornale più letto in Israele
Dai primi contatti a Bruxelles al ‘bunker ‘ di Londra: storia e retroscena dei ‘diari afghani’ di WikiLeaks
Il sito della Columbia Journalism Review ricostruisce il modo con cui è maturata la pubblicazione dei quasi 92.000 documenti riservati pubblicati lunedì partendo dal ruolo di Nick Davies, un giornalista del Guardian che a giugno è riuscito a raggiungere in Belgio il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, e lo ha convinto a condividere l’ enorme massa di documenti col suo giornale (ma Assange ha poi voluto l’ intervento anche di New York Times e Der Spiegel) – Nel “bunker” a Londra dove il materiale è stato analizzato e redatto ore di lavoro in segreto incollati ai computer, senza poter trasmettere e-mail e parlando con telefoni criptati - Fra le tre testate era nata “una collaborazione insolita e toccante”, ma il rapporto con Assange era rimasto il rapporto con una fonte, sebbene molto particolare – Anche se la condivisione delle informazioni consentiva ad ogni testata di farsi un’idea sul lavoro che ciascuno dei tre giornali stava conducendo, a nessuno era consentito di addentrarsi negli specifici articoli. Né vi è stata una condivisione di bozze o copie dei pezzi – “Assange non pubblica i documenti per il gusto di farlo. Li pubblica
Wikileaks: il futuro dei media è la “Redazione Sociale”
La vicenda dei quasi 92.000 documenti segreti pubblicati lunedì scorso prefigura un possibile futuro dei media perché mostra come sia veramente impressionante il numero di competenze condivisibili con la comunità - Ben gestita, sostiene Benoit Raphael, “questa condivisione può permettere alla professione di concentrarsi meglio sul suo mestiere: uno sfruttamento intelligente della rete gli permetterebbe di consacrarsi alla sua prima funzione: tirar fuori delle notizie” – “E’ una delle virtù di quella che io chiamo ‘Redazione Sociale’: ridurre i costi di produzione condividendo l’ attività con la comunità, per produrre una informazione a maggior valore aggiunto. Che poi può essere una delle basi della monetizzazione digitale”
----------
La vicenda di Wikileaks – il sito che ha diffuso lunedì scorso quasi 92.000 rapporti riservati dell’ esercito Usa sulla guerra in Afghanistan – è un caso inedito nella storia della stampa: un sito alimentato da circa 800 non professionisti è diventato una fabbrica di scoop, un campo che si riteneva finora fosse riservato al giornalismo investigativo.
Wikileaks può essere considerato un modello?, si chiede Benoit Raphael, che ne traccia una interessante analisi strutturale. E,
Google alla FTC Usa (e agli editori): è finita l’ era della scarsità artificiale di informazione
“Problemi economici richiedono soluzioni economiche e non soluzioni normative” – La grande G replica con una “lezione” di storia (e di economia), alle critiche che gli aveva rivolto qualche settimana fa la Federal Trade Commission Usa - “Gli elevati margini di profitto che i giornali hanno realizzato in passato – ribatte Google in un documento di 20 pagine - si basavano su una scarsità artificiale: una scelta limitata per gli inserzionisti come per i lettori. Con internet questa scarsità è finita ed è stata rimpiazzata dall’ abbondanza. Nessuna dichiarazione politica potrà far ritornare le cifre d’ affari dei giornali a come erano prima che nascesse l’ informazione online. Non si tratta di opporre dei dollari analogici a dei centesimi digitali, ma piuttosto di comprendere in maniera realistica come guadagnare soldi in un mondo in cui abbondano la concorrenza e le scelte degli utenti”
----------
“Problemi economici richiedono soluzioni economiche e non soluzioni normative”.
Google replica, con una “lezione” di storia (e di economia), alle critiche che gli aveva rivolto qualche settimana fa la Federal Trade Commission Usa (FTC, Commessione Federale del Commercio, il cui scopo è la ‘protezione del consumatore’). La Commissione,
Le fabbriche dei contenuti: il caso di Suite101, 500 articoli al giorno, ma di nicchia
Quotidiani: dalla pubblicità il 57% dei ricavi, ma quella online è ancora solo il 4%
La struttura economica e la composizione dei ricavi dei quotidiani tradizionali nella seconda parte della Ricerca dell’ Ocse su “L’ evoluzione dell’ informazione e Internet” - A livello globale la diffusione è rimasta sostanzialmente costante (un leggerissimo aumento), con solo un calo marginale nel 2009; mostrando di essere meno volatile rispetto ai ricavi più legati al ciclo economico della pubblicità – Nonostante il calo in Italia, su scala Ocse i quotidiani producono sempre più ricavi attraverso la produzione e la vendita di altri servizi, come libri e Cd, e l’ organizzazione di conferenze ed eventi - In Australia, per esempio, quasi il 70% dei ricavi totali dei quotidiani deriva da canali diversi: pubblicazione di libri, riviste, tv via cavo e attività televisive su satellite od online
----------
Il mercato globale dei quotidiani deve i suoi ricavi per il 57% dalla pubblicità (a stampa e online) e per circa il 43% dalle vendite (diffusione) (PwC, 2009a). Come vedremo in seguito, questa suddivisione varia notevolmente nei vari paesi dell’ Ocse.
La pubblicità online per ora rappresenta solo il 4% dei ricavi totali del 2009 (circa il 6% di tutti i ricavi del mercato
Notizie in fuga: nuovi scenari e vecchi quesiti per il giornalismo moderno
Giornali: l’ outsourcing una scelta ‘strategica’ per gli editori?
Il trasferimento all’ esterno di alcune funzioni e la delocalizzazione, secondo WAN, l’ associazione mondiale degli editori, può diventare una parte dei programmi di lungo periodo per salvare l’ industria dei quotidiani - Secondo una ricerca di un' azienda indiana gran parte degli editori vedono l' outsourcing come una possibilità da praticare
-----------
Gli editori dei quotidiani ritengono che i tagli una tantum non sono sufficienti per preservare i loro affari in futuro e che, invece, un calo dei costi può essere determinato da una strategia economica di lungo periodo. Per molte aziende questa strategia passa anche attraverso l’ outsourcing.
Lo rileva Sfn (Shaping the future of newspapers), annunciando la pubblicazione di una ricerca dal titolo Million Dollar Strategies for Newspaper Companies.
(continua...)