Monthly Archives: maggio 2010

Cresce il movimento di opinione contro Facebook, che promette “presto scelte per la privacy più semplici”

20 maggio 2010
Facebook-fuck Secondo Giuseppe Granieri quello che sta succedendo a FB rappresenta un momento molto importante della vita del web perché, dice, dal risultato di queste dialettiche sapremo come immaginare la privacy nel prossimo futuro – Intanto, racconta Giovanni Boccia Artieri, la società di Zuckerbergreagisce alla tempesta di critiche di questi giorni promettendo di creare scelte per la privacy più semplici in un paio di settimane ------ “Quello che sta succedendo a Facebook oggi è assimilabile ad un movimento di opinione che sta cercando di fare pressione al Governo affinchè cambi le sue politiche. E' un momento importante, perchè Facebook -che ci piaccia o no- è il terzo stato del mondo. E dal risultato di queste dialettiche sapremo come immaginare la privacy nel prossimo futuro”. Giuseppe Granieri offre sul suo Bookcafè  una spiegazione limpida di Cosa sta succedendo a Facebook . Intanto la società di Zuckerberg decide di reagire. (continua...)

Giornalismo partecipativo: Spot.Us sperimenta un nuovo tipo di pubblicità

19 maggio 2010
spotusRiempiendo un questionario preparato da uno sponsor i cittadini raccolti intorno a Spot.Us, il sito di informazione online basato sul sostegno collettivo di progetti giornalistici, possono ottenere dei crediti da utilizzare per scegliere quali inchieste affrontare. Ne dà notizia l’ European Journalist Center, citando un articolo di Poynter, definendolo un servizio pubblicitario centrato sulla comunità ('community-centered advertising') Il questionario è stato sponsorizzato da Mortgage Revolution, un’ azienda che ha donato a Spot.Us 5.000 dollari come contributo straordinario. David Cohn, fondatore del sito, ha deciso di lasciare ai lettori la decisione su quale argomento ‘puntare’ offrendo 5 dollari a ogni lettore che risponderà alle domande contenute del questionario. Cohn ha spiegato a Poynter che si tratta di un esperimento, aggiungendo di non essere certo che esso riscuoterà successo nella comunità di Spot.Us e che altri sponsor decideranno di aderire all’ iniziativa.

Reti sociali: le informazioni pericolose

19 maggio 2010
facebook-diabolico Una ricerca Usa scopre che più della metà degli utenti di Facebook o Twitter pubblicano informazioni rischiose per la sicurezza della loro vita privata, ma ReadWriteWeb replica che questo tipi di Rapporti assegnano la responsabilità sulle sole spalle degli utenti, evitando di sottolineare come le regole sulla riservatezza e la protezione della privacy adottate da queste aziende sono generalmente oscure e poco comprensibili, e di solito restano sconosciute alla maggioranza degli utenti – Facebook, in particolare, ha operato dei cambiamente radicali negli standard minimi di riservatezza dei suoi utenti e quelli che si sono accontentati di accettare le nuove regole del gioco senza rimettere a punto le proprie regole di riservatezza si sono trovati dalla sera alla mattina a condividere i loro profili, le loro foto, i loro video e i loro link con tutti, e in gran parte senza rendersene conto ---------- Più della metà degli utenti delle reti sociali pubblicano informazioni pericolose per la loro vita privata.  Lo rileva il Rap­porto annuale su internet pubblicato in questi giorni da Consumer Reports, un centro di ricerche ritenuto molto serio. Tra le condotte a rischio: l’

Sognavamo il web sociale, ma non quello di Facebook

15 maggio 2010
Fb-privacy Il web di Facebook, racconta Narvic su Novovision, in un lungo e amarissimo articolo (che qui traduciamo pressoché  integralmente), “somiglia più a un neanato bruttino che a un bel bambino” - Lanciandosi alla conquista del web attraverso la monetizzazione con gli inserzionisti dei nostri dati personali recuperati ormai dovunque li lasciamo con  la nostra navigazione, Facebook sta ormai per diventare un problema ancora più grande di quanto non sia mai stato Google – E intanto la blogosfera è moribonda, sotto gli assalti incrociati delle reti sociali che la svuotano della sua sostanza e dei media mainstream che tentano di recuperare alcuni blogger e marginalizzarne altri, per soffocare l’ emergere di quella che essi vedono solo come una temibile concorrenza (la grafica qui sopra fa parte di una rappresentazione dell’ evoluzione della politica sulla privacy di Facebook dal 2005 a oggi - The Evolution of Privacy on Facebook) ----------

On attendait le web social... mais pas celui-là !

di Narvic (da Novovision) Sognavamo il  “web sociale” (almeno io), e Facebook lo fa! Ma somiglia più a un neonato bruttino che a un bel bambino. Lanciandosi alla conquista del web attraverso la monetizzazione con

Solo il 2,8% del fatturato dall’ online: doccia fredda sugli editori francesi

15 maggio 2010 Tag:, ,
Francia Nel 2009 il fatturato dei siti web di informazione è stato pari a 410 milioni di euro contro 14,3 miliardi di euro di fatturato complessivo – Secondo una ricerca della società Precepta sui modelli di business dell’ online, "i siti dei media francesi sono dei nani pubblicitari ” rispetto ai giganti del web ---------- I ricavi del web hanno rappresentato nel 2009 solo il 2,8% della cifra totale d’ affari di tutti i media francesi: 410 milioni di euro su 14,3 miliardi di fatturato complessivo. La doccia fredda per gli editori – racconta Mediawatch – è venuta dai risultati di uno studio specifico della società Precepta sui modelli di business dei media online d’ oltralpe. I dati – osserva Mediawatch – sono molto lontani da quell 10% che ancora qualche anno fa si sperava di raggiungere o dal 20% che addirittura qualcuno annunciava nelle settimane scores… Dopo crescite fino al 30% all’ anno dal 2000, il volume d’ affari dell’ online è sceso su livelli di incremento del 6% nel 2009. E le prospettive non sono buone, secondo la ricerca. (continua...)

Da gennaio a pagamento il sito del New York Times

15 maggio 2010
NytimesIl News York Times comincerà a far pagare i suoi contenuti online da gennaio. Lo ha ribadito il direttore, Bill Keller, secondo quanto riporta il Wall Street Journal, nel corso di un incontro con la Foreign Press Association, confermando quanto il quotidiano aveva già annunciato. Il giornale adotterà per il suo sito web il cosiddetto "metered model": gli utenti potranno scaricare un numero determinato di articoli gratuitamente, mentre dovrà pagare per quelli successivi. “Questa misura consentirà al NYTimes.com di crearsi un secondo canale di ricavi, preservando il suo robust business pubblicitario”, aveva spiegato il quotidiano. Un recente sondaggio aveva rivelato che la gran maggioranza degli americani non sono disposti a pagare per l’ informazione online: l’ 82% delle persone interpellate dal Pew center hanno spiegato che si sarebbero rivolte altrove se il sito dove solitamente si informano cominciasse a far pagare i propri contenuti. (via Huffingtonpost)

Lavora già a pieno ritmo il giornalista-sportivo-robot

14 maggio 2010
Robot2 Big Ten Network, una joint venture fra la Conferenza degli atleti dei college americani e la tv Fox Cable, ha recentemente iniziato ad utilizzare il software sviluppato da un’ azienda dell’ Illinois per raccontare match di baseball e softball – Gli articoli “suonano bene” assicura il responsabile di Narrative Science e poi, aggiungono a Big Ten, “è decisamente meno costoso che mandare i nostri reporter ad ognuno di questi match” – L’ esperimento ha cominciato dall’ atletica perché solo l’ 1% degli avvenimenti sportivi negli Stati Uniti vengono coperti da cronisti, ma si potrebbe estendere alla cronaca nera, ai sondaggi, agli studi di carattere medico, alle notizie finanziarie: insomma, a qualunque argomento con una gran mole di dati che possa essere elaborata da un cervello elettronico ---------- Io, robot giornalista. Sembra un romanzo di Isaac Asimov, ma è realtà. Da qualche settimana, negli Stati Uniti, gli articoli sportivi possono essere scritti da un computer, automaticamente, senza l’ intervento dell’ uomo. Come racconta Businessweek, l’ idea (vedi Lsdi, Giornalismo automatico) ha cominciato a trovare applicazioni e mercato. E non a caso la rivista titola “Ma i

Facebook riuscirà a cambiare il paradigma del visitatore unico?

13 maggio 2010
Fb Di fronte alla catastrofe del web dell’ informazione, provocata, più che da Google (come semplicisticamente qualcuno sostiene), dall’ uso di strumenti matematici di misurazione assolutamente distorti, la via di uscita sembra essere l’ alleanza con il web sociale e la sostituzione della misura del visitatore unico con il paradigma della comunità – Facebook, secondo ReadWriteWeb, ha da tempo avviato la corsa, facendo intuire ai potenziali inserzionisti le sue grandi potenzialità in termini di personalizzazione – Di fronte alle critiche per la sua irresponsabilità e per aver modificato a più riprese in maniera radicale la sua politica di rapporto con gli utenti, senza mai assumersene le conseguenze, i geek e gli analisti avvertiti se ne sono fatti una ragione e hanno già fatto evolvere il loro uso di Facebook, e cioè lo hanno abbandonato del tutto – Ma poiché questa aristocrazia del web non ha più oggi l’ impatto che poteva avere ieri, e poiché il web si è massificato, tutto sembra indicare che Facebook è sul punto di vincere la sua scommessa ---------- di  Fabrice Epelboin (da ReadWriteWeb) Nonostante i

La Reuters cambia l’ informazione tv con Insider

12 maggio 2010
Reuters-Inside La Reuters sta cercando di cambiare la televisione. La grande agenzia internazionale ha lanciato un nuovo prodotto, Reuters Insider, un servizio di video sul web che cattura e organizza la miriade di flussi di informazione prodotta dai giornalisti dell’ azienda e dai suoi 150 partner. Il servizio, che è partito martedì 11 maggio, è una sorta di You Tube del settore finanziario, anche se sarà disponibile solo per gli abbonati, che versano più di 2.000 dollari al mese. Usando la finestra principale del servizio, che è stata chiamata "Channel One", gli abbonati possono navigare all’ interno di tutto il materiale aggregato per settore, data, mercato o regione, oppure applicare dei filtri per organizzarsi un proprio canale personalizzato. La Reuters sta facendo una grossa scommessa su Insider, con un investimento di oltre 100 milioni di dollari. (via Ejc)

Emily Bell (Columbia University): “il futuro è nel modello ibrido”

12 maggio 2010
EmilyBell In una intervista a PaidContent, la ex responsabile della sezione digitale del Guardian News & Media e prossima direttrice del Tow Center for Digital Journalism della Columbia, anticipa che unirà il business all’ insegnamento – Sulla questione del pagamento dei contenuti online, puntare solo sui paywall, dice, sarebbe “stupido”: il futuro è nei modelli ibridi, che già molte testate stanno sperimentando – Comunque, spiega, “la nostra posizione è chiara. Se si fa del giornalismo serio, allora è necessario che il pubblico lo legga. Se invece l’obiettivo è quello di fare soldi, allora è meglio cambiare business”  (foto AOP) ---------- di Robert Andrews (Interview: Guardian’s Bell Sees Mixed-Model Future On Way To Columbia) C’ è un detto secondo cui chi può, fa e chi non può fare, insegna. Emily Bell reinventa questo modo di dire. Di fatto, la storica direttrice della sezione digitale del Guardian News & Media, che ha trascorso gli ultimi venti anni a fare, sostiene che unirà il business all’insegnamento, reinventando il settore dell’informazione dal momento che a luglio diventerà direttrice del Tow Center for Digital Journalism della Columbia University. (continua...)