Monthly Archives: maggio 2010

Sfida all’ Associated Press

26 maggio 2010
Publish2 Una start-up Usa, Publish2 News Exchange, si propone di riservare alla più grande agenzia d’ informazione del mondo lo stesso trattamento che Craiglist (il sito online che ha sottratto il servizio dei piccoli annunci ai giornali) ha riservato alla stampa, “prosciugando il principale flusso di ricavi dell’ AP con l’ offerta di una alternativa aperta ed efficiente” ---------- Una piccola e agguerrita azienda punta a rompere il monopolio dell’ Associated Press sulla distribuzione dei contenuti ai giornali. Si tratta di Publish2 News Exchange, una start-up messa a punto da Publish2, che dovrebbe permettere di fornire ai giornali un notiziario globale e su misura per la stampa, combinando i network di condivisione dei contenuti con le fonti di informazioni gratuite a pagamento. “Con Publish2 News Exchange i giornali possono sostituire l’ obsoleto servizio dell’ AP con contenuti ad alta qualità, sia gratuiti che a pagamento, provenienti da qualsiasi fonte a pagamento”, spiega il blog di Publish2. Secondo TechCrunch, riporta Cyberjournalist.net,  Publish2 starebbe in pratica cercando di riservare all’ Agenzia lo stesso trattamento che Craiglist (il sito online che ha sottratto il servizio dei piccoli annunci ai giornali) ha riservato alla

Ancora molto diverse le agende di vecchi e nuovi media

26 maggio 2010
Pej I media tradizionali mostrano ancora scarso interesse per l’ agenda dei social media, che hanno dei tempi di concentrazione diversi  anche se i link dei blog provengono ancora in gran parte dagli articoli dei media mainstream – Come gli internauti si fermano poco sui vari siti, così i nuovi media si concentrano poco sulle singole vicende, anche quelle importanti – Una ricerca del Project for Excellence in Journalism ---------- I social media e i media tradizionali seguono delle agende diverse, e i primi registrano dei tassi di attenzione molto più brevi dei secondi quando si tratta di notizie giornalistiche. Questi alcuni dei principali elementi emersi da New Media, Old Media, una ricerca condotta da Project for Excellence in Journalism del Pew Research Centre, che per oltre un anno ha analizzato la copertura dell’ informazione giornalistica da parte dei due campi. (continua...)

Google salva i giornali? E se fosse solo spin?

26 maggio 2010
Google-EJO Se lo chiede l’ Osservatorio europeo di giornalismo, spiegando che qualche giorno fa è uscito su The Atlantic un lungo e interessante articolo, in cui si prospettava un nuovo ruolo per Google News: non più di semplice diffusore di articoli pubblicati da altri, ma di produttore di contenuti, in simbiosi con gli editori tradizionali. Il problema è che l’ autore di quell’ articolo è James Fallow, firma molto conosciuta, e la tesi è suggestiva. Ma Stephan Russ-Mohl, direttore dell’Osservatorio europeo di giornalismo, in un articolo pubblicato da Furche, svela un retroscena significativo. “Fallow – osserva - non è soltanto una star del giornalismo, ma è anche un amico personale , e intimo, di Eric Schmidt, il numero uno di Google; dunque  beneficia di entrature privilegiate, ma, inevitabilmente, di parte”. Insomma, secondo Russ-Mohl, letto in filigrana, l’articolo di The Atlantic appare non del tutto credibile. “Il sospetto è che non si tratti un’analisi obiettiva e disinteressata, ma, in buona parte, un’operazione di spin. Tutt’altro che isolata, peraltro; considerati i tentacoli sempre più lunghi degli Spin Doctor. Insomma, è quanto meno prematuro considerare Google come il possibile salvatore del giornalismo…”

Giornalisti in vendita con il personal branding

22 maggio 2010
CFQDVendersi e travestirsi da imprenditori? Lo prospettano anche molte scuole di giornalismo che – spiega Antoine Fontana in un articolo su CQFD che qui traduciamo – si gettano sul concetto, finendo per confondere informazione e comunicazione, e facendo penetrare nei cervelli disponibili la panoplia del lecchino biodegradabile, che intreccia senza fiatare la sottomissione al mercato e la precarietà. Ma attenzione: versione web 2.0 – La strada del personal branding, secondo Fontana, prospetta così un eden liberale per tutti gli editori che, in cerca dei sottoimprenditori con partita iva piuttosto che di impiegati da assumere come salariati (anche come collaboratori), sognano individui isolati, che si sentono dalla parte dell’ impresa, da arpionare colpo dopo colpo senza dover scucire un contratto, in un mercato libero, certo, deregolamentato, concorrenziale, privo dei freni sindacali e di altre tentazioni solidaristiche ---------- LE JOURNALISTE BRANDE MOU di Antoine Fontana (CQFD N°077) La parola d’ ordine viene dagli Stati Uniti. Apprendista scribacchino, giovane giornalista, costruisciti il tuo brand, diventa la testata di te stesso! Si chiama personal branding e consiste nell’ essere il più visibile possibile sul web. Attraverso reti sociali, blog, ecc., bisogna costruire la propria reputazione, saltare

Time va su Facebook e cerca di monetizzarlo

22 maggio 2010
Time Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto. Tradotto in termini editoriali: se il lettore non va al giornale, è il giornale che deve andare al lettore. E questo è quanto Time sta cercando di realizzare su Facebook in collaborazione con Alvenda, una società americana che sviluppa applicazioni di commercio elettronico. Lo racconta l’ European Journalism Observatory, spiegando: L’ idea consiste nel creare uno spazio editoriale direttamente all’interno di Facebook. Obiettivo è consentire la lettura dei contenuti e relativa pubblicità “onsite” senza, quindi, essere trasferiti al sito originario del prodotto editoriale e, al contempo, proporre la sottoscrizione di un abbonamento. In definitiva trovare il il modo di monetizzare la presenza su Facebook, facendo diventare quest’ultimo un possibile vettore di abbonamenti e ricavi pubblicitari.

Citizen journalism: un ossimoro o una definizione in codice di “contenuti gratis”?

21 maggio 2010
Citizenjournalism L’ ascesa del citizen journalism nasconde in realtà la debolezza del nuovo quadro economico dell’ editoria online, che non regge più, e l’ assenza di un nuovo modello industriale – La replica di Tom Forensky, su ZDNet, a un articolo di Frédéric Filloux – E quindi “sarà pure un ossimoro, come dice Filloux, ma ‘citizen journalism’ è prima di tutto una definizione in codice di ‘contenuti gratis’ “ - I media tradizionali sono di fronte a una complessa transizione, verso un modello di business online che non può sostenere la loro vecchia struttura – Questo non  vuol dire comunque che i media di qualità non includeranno i citizen journalist, visto che il futuro sembra risiedere in una sorta di santa trinità: giornalisti professionali, citizen journalist e media automatici intelligenti (algoritmi di ricerca) – Il nodo gordiano dei giorni nostri, secondo Forensky, è immaginare come si possa creare una economia dei media di qualità: chiunque riesca a tagliare il nodo otterrà la gloria, ma, più di questo, farà vincere tutti noi, che ne potremo finalmente seguire il modello ---------- Sarà pure un ossimoro, come dice Frèdéric Filloux, ma

Giornalismo partecipativo: un magazine in 48 ore, dalla progettazione alle edicole

20 maggio 2010
48HRSi chiama 48HR, come il suo ciclo di produzione, la nuova rivista di giornalismo partecipativo che sta per essere lanciata nelle edicole di San Francisco  –  24 ore per far arrivare in redazione, via online, articoli, commenti, illustrazioni, foto, e altre 24 ore per scegliere i materiali, confezionare il numero e mandarlo in stampa ------------ Si chiama 48H – 48 ore, come il suo ciclo di produzione – il nuovo magazine partecipativo che sta per essere lanciato nelle edicole di San Francisco (California). La rivista è frutto di un nuovo e curioso esperimento editoriale. Il giornale verrà fatto in 48 ore, ogni volta su un tema diverso: 24 ore per far arrivare in redazione articolli, commenti, foto, ecc. E altre 24 ore per fare il lavoro di scelta dei materiali e confezionare in numero da mandare in stampa. Il numero zero è stato dedicato al tema dell’ Hustle: un termine dai diversi campi semantici, che vanno dall’ hip hop alle riviste erotiche, dalle convulsioni delle folle alla lotta… Dal pomeriggio del 7 maggio a quello del 9, un intero week-end, la redazione ha lavorato per trasformare 1502 contributi provenienti da ogni parte del mondo –

Yahoo! compra Associated Content per 90 mln di dollari

20 maggio 2010
AssociatedContent Yahoo! ha comprato per 90 milioni di dollari in contanti la Associated Content, una piattaforma editoriale per la pubblicazione e la distribuzione di contenuti originali. Secondo quando riportato da AllThingsD, l’ acquisizione è “un chiaro tentativo di Yahoo! di inserirsi nello spazio dei contenuti sociali per competere meglio con AOL e Demand Media” (un altro importante sito di social content). (continua...)

I 200 momenti che hanno trasformato il giornalismo

20 maggio 2010
Poynter David Shedden, direttore della biblioteca di Poynter (una delle principali scuole di giornalismo degli Stati Uniti), ha realizzato un interessante grafico in cui presenta quelli che ritiene i 200 momenti cruciali della storia recente del giornalismo americano dal 2000 al 2009, dall’ acquisizione dell’ impero Time Warner media da parte di AOL, fino alla massiccia espansione dell’ uso dei social network ---------- I 200 momenti dell’ ultimo decennio che hanno cambiato il giornalismo. David Shedden, direttore della biblioteca di Poynter (una delle principali scuole di giornalismo degli Stati Uniti), ha realizzato un interessante grafico in cui presenta questi 200 momenti cruciali della storia recente del giornalismo americano dal 2000 al 2009, dall’ acquisizione dell’ impero Time Warner media da parte di AOL, fino alla massiccia espansione dell’ uso dei social network. (continua...)