Monthly Archives: aprile 2010

In UK cresce il consumo dei media, ma cala la spesa. In USA diminuisce anche il consumo

23 aprile 2010
KpmgSecondo un sondaggio realizzato da KPMG Media and Entertainment Barometer il numero di ore che il pubblico trascorre guardando la tv, giocando ai videogiochi e navigando in Internet è in crescita, ma cala la spesa dedicata ai media quella relativa ai media "tradizionali" quali quotidiani e riviste ha subito un calo pari quasi al 20% nell’ ultimo semestre, mentre quella legata ai media digitali si è quasi dimezzata – Negli Stati Uniti il quadro dipinto da E-marketer, invece, è globalmente più fosco: calano tempo e spesa, tranne che nel mobile ---------- (a cura di Andrea Fama) Un sondaggio della KPMG ripreso dal Guardian rileva che il tempo trascorso dagli inglesi sui media ha registrato una crescita significativa negli ultimi sei mesi. Il pubblico guarda più televisione, legge più notizie, gioca più ai videogiochi, trascorre più tempo aggiornando il proprio profilo sui social network e utilizza più servizi legati al video on demand rispetto a quanto non facesse sei mesi fa. Questo è quanto rivela il sondaggio reso pubblico il 19 aprile da KPMG, nel quale si evidenzia, tuttavia,

I sindacati europei in difesa del giornalismo come “bene pubblico”

23 aprile 2010
Crisi La Federazione europea dei giornalisti lancia una campagna a livello di Unione europea per indurre gli stati membri a intervenire in sostegno dei media e ad “aprire un dibattito nazionale sul rafforzamento del giornalismo” ---------- In risposta alla crisi del giornalismo i sindacati europei dei giornalisti hanno lanciato una campagna per spingere l’ Unione europea a incoraggiare gli stati membri a sostenere e rafforzare il settore. Lo annuncia EU Observer. “Se i governi sostengono teatri e musei per proteggere, come affermano, il pluralismo culturale, potrebbero ugualmente sostenere il giornalismo per proteggere il pluralismo dell’ informazione”. In occasione del suo incontro annuale, che si è svolto ad Istanbul,- riporta l’ European Journalism Center -  la EFJ, la Federazione europea dei giornalisti (che rappresenta i sindacati dei giornalisti di 24 paesi), ha deciso di intervenire su Bruxelles per far fronte alla crisi che sta falcidiando i ricavi dei media. (continua...)

Tanti possibili pay wall, ma gli editori pensino a fare contenuti ‘unici’

23 aprile 2010
NewsdayNon ha importanza quale modello di pagamento un editore sceglie - sostiene Alan D. Mutter sul suo Newsosaur -, se poi non produce dei contenuti unici e irresistibili e degli strumenti o delle applicazioni che i lettori non possono trovare altrove” ---------- Alan Mutter, in un articolo su Reflections of a Newosaur, fa il punto sui diversi sistemi con cui negli Usa viene declinato il pagamento dell’ accesso ai contenuti online. Anche per lanciare, alla fine, un ammonimento agli editori. “Scegliete un sistema, un sistema qualsiasi - dice Mutter -. Oppure fatevene uno vostro. Non ha importanza quale modello di pagamento un editore sceglie, se poi non produce dei contenuti unici e irresistibili e degli strumenti o delle applicazioni che i lettori non possono trovare altrove”. I sistemi più diffusi, secondo Mutter: (continua...)

Anche in Albania si fa strada il giornalismo investigativo

23 aprile 2010
Anila In una intervista su Osservatorio dei Balcani, Anila Basha, direttrice del quotidiano Gazeta Shqiptare e della tv News24, fa il punto sulla libertà di informazione in Albania, i condizionamenti della politica e la sfida - nuova per il Paese delle Aquile - del giornalismo investigativo ------- Per fare informazione in Albania bisogna essere “forti, non farsi intimidire dalle pressioni, e saper gestire ad esempio sulla carta stampata 32 pagine quotidiane, mentre non hai neanche 15 giornalisti assunti”. Le aspre difficoltà di un giornalismo che aspira ad una indipendenza solida sono al centro di una interessante intervista che Mariola Rukaj, di Osservatorio sui Balcani, ha fatto ad Anila Basha, direttrice del quotidiano Gazeta Shqiptare e della tv News24, facendo anche il punto sulla libertà di informazione in Albania, i condizionamenti della politica e la sfida - nuova per il Paese delle Aquile - del giornalismo investigativo. (continua...)

400.000 dollari per un Pulitzer

22 aprile 2010
Katrina Il premio Pulitzer assegnato a ProPublica ha fatto riaffiorare la questione dei costi del giornalismo investigativo – Negli Usa il mecenatismo è una forma sociale diffusa di intervento nella vita pubblica, ed è quindi sostenibile teoricamente la strada di una via al giornalismo investigativo che passi attraverso le Fondazioni. ma in Europa modelli alternativi di produzione dell’ informazione analoghi a quello abbracciato da ProPublica sembrano per ora piuttosto impraticabili ---------- E’ costato sui 400.000 dollari il servizio di ProPublica a cui è stato assegnato il Pulitzer per il giornalismo investigativo. Una cifra che neanche le grandi testate potrebbero permettersi di investire, né il New York Times, né l’ Huffington Post e che fa sorgere dei grossi dubbi sulla possibilità che un tale sistema possa essere abbracciatio al di fuori degli Usa. Nel momento in cui il modello di stampa  tradizionale va in crisi, e mentre i media online sono ancora solo ai loro primi passi ProPublica costituisce un modello alternativo. Ma – osserva Rue89 –  solo per gli Stati Uniti, vista la loro tradizione di finanziamenti attraverso il mecenatismo.  Secondo il Nieman Journalism Lab, si tratta di « una nuova economia della

“Crisi dei media? Ma se è un secondo Rinascimento…”

21 aprile 2010
Rss Sono in calo i profitti di chi investe capitali nei media e c’ è crisi dell’ occupazione nel campo della professione giornalistica, ma questo non significa che ci sia una crisi globale dei media e che la situazione sia allarmante per la società nel suo complesso,  secondo Andreas Kluth, noto giornalista e blogger francese, che parla addirittura di “secondo Rinascimento”  – Oggi, osserva, “sono meglio informato di quanto non sia mai stato. Ma la maggior parte dell’ informazione che io consumo non viene da giornalisti” -  Ma l’ accesso all’ attualità, ribatte Divina Frau-Meigs, sociologa dei media, su Owni.fr, si è democratizzato solo per quelli che si sono attrezzati intellettualmente e tecnologicamente, gli info-ricchi – E questo non risolve la frattura digitale nascosta sotto le fratture economiche, sociali e culturali. E non risolve il problema degli ‘info-precari’, quelli che provengono da ambienti sfavoriti, fra cui ci sono alcuni settori della classe media – Quanto al giornalismo professionale, continua la sociologa, anche se potenzialmente tutti possono essere giornalisti, e contribuire all’ informazione sui siti online, i blog, ecc., la maggior parte dei cittadini non hanno semplicemente il tempo di fare questo

Giornalisti online: nasce un coordinamento

21 aprile 2010
Digitali Per far emergere il sommerso giornalistico on-line. Per  creare un coordinamento dei giornalisti che operano in rete. Per avviare un colloquio attivo e partecipato con i sindacati. Per darsi delle regole certe e condivise in profondo ossequio alle dinamiche della rete. E’ per questi  motivi che è nato Giornalisti Digitali, un punto di incontro e di scambio che dovrebbe portare alla costituzione di un coordinamento dei giornalisti online. L’ iniziativa nasce anche dopo una prima ricerca sul giornalismo online  realizzata nell' autunno del 2008 da LsdiIl coordinamento - spiega Giornalisti digitali - vuole raccogliere casi, storie, problemi, priorità, che definiscano le specificità e le problematicità del giornalismo on-line in Italia. Non uno strumento farraginoso, ma un gruppo di persone preparate che sappiano affrontare il problemi giuridici, economici e occupazionali di un settore che è oggettivamente il futuro della categoria. Ci troverete al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia dove è stato organizzato un evento che fa parte dei Journalism lab. L'  appuntamento è per domani, 22 aprile, alle ore 11.00,  con Problemi digitali: la difficile vita di chi fa informazione on-line.

L’ esordio del Post, aggregatore e superblog, una ‘cosa così’, piccola ma ambiziosa

20 aprile 2010
ilPost1 Cerchiamo di fare una cosa piccola ma ambiziosa, e di vedere cosa diventa. Luca Sofri guarda così a ilPost, questo “coso” mezzo aggregatore e mezzo editore di blog che a mezzanotte ha fatto il suo ingresso nella Rete. “Il problema – dice Sofri in un post/editoriale - è che non ha un nome, una cosa così”. Non ha un nome ma si presenta sicuramente bene, molto bene. E questa incertezza ontologica sulla sua natura è anche, secondo noi, un ottimo auspicio, perché è in linea con il clima di entusiasmo sperimentale che tutto il “movimento” generato intorno e dentro l’ online ha alimentato in questi ultimi anni. E che è tutto l’ opposto del modo spesso supponente con cui le novità giornalistiche su carta generalmente si presentano al mondo di quelli che Sofri, invece,  fatica a chiamare lettori (“termine riduttivo: stiamo cercando di fare una cosa tutti insieme, uomini e donne di buona volontà”). (continua...)

Per un’ etica dell’ informazione partecipativa

19 aprile 2010
Etica2 Ora che tutti possono fare informazione, la questione dell’ etica – che è essenziale per un impegno giornalistico serio – si pone in maniera globale. Lo rileva Francis Pisani sul suo blog su lemonde.fr. Secondo Pisani, alcuni giornalisti pensano che questa potrebbe essere senz’ altro (attraverso una serie di processi ricavabili dall’ esperienza) il contributo più utile dei professionisti all’ informazione partecipativa. Ma – aggiunge - questi ultimi non possono decidere da soli. (continua...)

Youcapital: una inchiesta sul nucleare in Sardegna

19 aprile 2010
Youcapital2 Lanciato il secondo progetto di indagine giornalistica da finanziare – L’ inchiesta riguarderà i futuri sviluppi del nucleare  in Italia, con un’ attenzione particolare alla possibile localizzazione di una centrale nell’ isola ----- A circa un mese dal suo lancio, la piattaforma Youcapital.it propone una nuova interessante ed attuale inchiesta sui futuri sviluppi del nucleare in Italia, con riferimento all’ eventuale individuazione della Sardegna come sito di destinazione per la costruzione di una centrale nucleare. Il G8 a La Maddalena, le miniere abbandonate del Sulcis, la “strada della morte” Olbia-Sassari, la crisi industriale e l’abusivismo edilizio. Dopo le aree militarizzate – come Quirra, Perdasdefogu, Teuladai – e i rifiuti radioattivi: lo Stato Italiano rifila alla sua “ultima colonia” anche il peso di un eventuale ritorno al nucleare. Un’ inchiesta per scoprire chi, quando, dove e come vuole far costruire le centrali nucleari in Sardegna. (continua...)