I giornalisti di colore negli Stati Uniti sono i più colpiti dai tagli negli organici delle redazioni che gli editori americani stanno effettuando per cercare di contenere la crisi. Lo rivelano una serie di dati diffusi dall’ American Society of News Editors in occasione della sua annuale conferenza di Washington.
Secondo Hispanic Link, sebbene le persone di colore costituiscano un terzo della popolazione Americana, attualmente rappresentano solo il 13,26% dei redattori di giornali, la percentuale più bassa registrata negli ultimi 12 anni.
Per quanto riguarda i cittadini ispanici, che costituiscono il 16% degli abitanti Usa, la loro presenza nelle redazioni è pari al 4,4% del totale.
Nel corso del 2009 gli organici complessivi delle redazioni dei quotidiani sono calati dell’ 11%, da 46.700 a 41.500 giornalisti. Fra i non bianchi sono invece diminuiti del 12,6%, da 6.300 a 5.500, con un -25% rispetto al picco del 2006 (7.400 persone).
I giornalisti di colore più colpiti dei ‘bianchi’ dai tagli nelle redazioni Usa
29 aprile 2010
I giornalisti di colore negli Stati Uniti sono i più colpiti dai tagli negli organici delle redazioni che gli editori americani stanno effettuando per cercare di contenere la crisi. Lo rivelano una serie di dati diffusi dall’ American Society of News Editors in occasione della sua annuale conferenza di Washington.
Secondo Hispanic Link, sebbene le persone di colore costituiscano un terzo della popolazione Americana, attualmente rappresentano solo il 13,26% dei redattori di giornali, la percentuale più bassa registrata negli ultimi 12 anni.
Per quanto riguarda i cittadini ispanici, che costituiscono il 16% degli abitanti Usa, la loro presenza nelle redazioni è pari al 4,4% del totale.
Nel corso del 2009 gli organici complessivi delle redazioni dei quotidiani sono calati dell’ 11%, da 46.700 a 41.500 giornalisti. Fra i non bianchi sono invece diminuiti del 12,6%, da 6.300 a 5.500, con un -25% rispetto al picco del 2006 (7.400 persone).
Editoria : un nuovo modello per il giornalismo nonprofit
28 aprile 2010
Giornali online: dopo 15 anni di internet domina ancora il vecchio modello della ‘carta’
28 aprile 2010
Dalla ‘nube’ alla carta, rovesciando il processo di produzione
27 aprile 2010
Jeff Jarvis spiega come oggi sia possibile produrre un periodico su carta partendo dalla ‘nube’, con le applicazioni aperte e gratuite presenti in Rete – Rovesciando l’ attuale processo di produzione giornalistica e anteponendo il digitale alla stampa, i cittadini possono partecipare al processo e dare i loro contributi al lavoro del giornalista – Un nuovo modo di produzione che rappresenta una grossa rivoluzione culturale
-------------
News(paper) in the cloud
di Jeff Jarvis
Credo che sia possibile oggi realizzare una testata giornalistica (fino al momento della pubblicazione) “dalla nube”, cambiando non solo il processo produttivo, ma anche la sua cultura. John Paton, CEO della Journal Register Company (JRC), sta per provarlo con il suo progetto Ben Franklin.
Discutendo di come si potesse produrre un giornale cartaceo con WordPress, Google Docs e Flickr (o sistemi equivalenti), Paton aveva indicato come principio di base il fatto che il digitale viene prima della stampa.
Mettere la stampa alla fine implica che non è la produzione del cartaceo a segnare il resto del processo. In questo modo il cronista può cominciare a scrivere ad esempio in un blog l’ avvio di un servizio. E questo
Quotidiani Usa: continua il calo della diffusione, meno 8,7% nell’ ultimo semestre
27 aprile 2010
Il giornalismo e le aspettative dei giovani
27 aprile 2010
Di ritorno da Perugia Vittorio Zambardino (che annuncia un’ analisi delle varie nuove iniziative di editoria giornalistica di cui si è parlato al Festival) riflette sul costo sociale rappresentato dal lasciare fuori dalla porta della società le aspirazioni delle nuove generazioni, mentre Mario Tedeschini Lalli teme che l’ idea di giornalismo dei giovani italiani sia nettamente sbilanciata verso la cultura del sospetto piuttosto che verso quella del dubbio
-----------
Di ritorno da Perugia, dove è stato ovviamente colpito dalle aspettative che circolavano fra le “centinaia di ragazzi, fra i 20 e i 30 anni, che vivono il giornalismo come un valore civile e vogliono praticare la professione”*, Vittorio Zambardino è preoccupato (Scene digitali ) dal “costo sociale rappresentato dal lasciar fuori dalla porta della società tutte queste aspettative, visto che accanto al main theme del giornalismo civile, a Perugia il “buzz” più diffuso, sui palchi e fra i ragazzi, era “lasciare questo paese perché non c’è niente da fare”.
Su questi due poli – entrare come giornalisti civili o andarsene – si giocano molto delle speranze, le aspettative e i desideri dei giovani presenti. Io credo – osserva Zambardino - che lasciarli
La scrittrice, il ’68 e l’ era dei robot-giornalisti
26 aprile 2010
"Questo articolo non è stato scritto da una macchina: l’ avvertenza sarà presto indispensabile”, prevede Margarita Rivière, giornalista e saggista catalana, in una serie di divagazioni sul Pais - Con la comparsa del giornalista-macchina le persone e l’ umanità diventeranno secondarie?
-----
“Qualcuno si sorprende se un robot soppianterà un presunto lavoratore intellettuale o se qualche ominide sostituirà un presentatore in carne ed ossa?
Non ci sono già giornalisti e presentatori che sembrano delle docili macchine di assoluta disponibilità?
E non è reale la prospettiva di un robot-scrittore di best seller o, perché no?, di poesia?
Perché si dovrebbero usare scrittori, giornalisti o persone per fare delle cose che già può fare una macchina in grado di processare in qualche secondo milioni di dati?”.
Sono alcune delle domande che – come segnalava qualche giorno fa Pedro Lopez su Periodistasdigital.com – si pone la scrittrice e giornalista catalana Margarita Rivière* in un articolo su elPais.com, La generación privilegiada, dopo aver letto la notizia che un programma chiamato Status Monkey, nato dalla mente creativa di alcuni professori e studenti della Northwest University (Illinois), aveva scritto la cronaca di
Verità e giustizia per Ilaria e Miran: un appello da Perugia
26 aprile 2010
L’ Associazione Ilaria Alpi ha lanciato da Perugia nel corso del Festival internazionale di giornalismo un appello per chiedere verità e giustizia.
L’ appello - Noi vogliamo verità e giustizia. Noi chiediamo verità e giustizia –, fra l’ altro, spiega:
“Dopo sedici anni, lunghissimi e dolorosi si sa quasi tutto di quel che accadde quella domenica di marzo e perché. Si sa che fu un’esecuzione, come ha scritto lo scorso 17 marzo, il Gip Emanuele Cersosimo del Tribunale di Roma nel respingere la richiesta di archiviazione: ‘un omicidio su commissione, organizzato per impedire che le notizie raccolte da Ilaria Alpi e Miran Hrovatin su traffici di armi e di rifiuti tossici, venissero portate a conoscenza dell’opinione pubblica’”.
(continua...)
Traffico record sui siti web dei quotidiani Usa nel primo trimestre 2010
24 aprile 2010
Prison Valley, un nuovo giornalismo è già in azione
24 aprile 2010
Da ieri in rete un webdocumentario sull’ industria delle carceri in Usa realizzato da due ex giornalisti di Libération, che hanno trascorso più di un anno a indagare sulla vita nelle 13 prigioni di una piccola contea del Colorado, dove il 16% della popolazione è costituita da detenuti – Un grande esempio di “slow journalism”: interviste approfondite, narrazione ricca, multimediale e interattiva, una inchiesta coraggiosa, accattivante e informativa, lo definisce Eric Scherer, di Mediawatch
-------
“Slow journalism”, interviste approfondite, narrazione ricca, multimediale e interattiva, inchiesta coraggiosa, accattivante e informativa. Un nuovo giornalismo è già in azione.
E’ così che Eric Scherer, su Mediawatch, accoglie la ‘pubblicazione’ sul web di "Prison Valley", un web documentario sull’ industria della reclusione realizzato da David Dufresne e Philippe Brault per il gruppo televisivo Arte e per Upian, un importante studio multimediale parigino..
Atteso da mesi (ne avevano già parlato a febbraio scorso Magzine.it e persino, con grande attenzione, il sito internet della Polizia penitenziaria), il web documentario è disponibile da ieri sulla Rete.
Al di là dei suoi contenuti, Prison Valley viene salutato da Scherer soprattutto per le sue grandissime potenzialità sul piano del