I giornali spendono 1,6 miliardi di dollari in meno ogni anno per il lavoro di cronaca e quello redazionale rispetto a quanto facevano un decennio fa - L’ annuale Rapporto sulla situazione del settore in Usa realizzato dal Pew Research Center segnala il declino rilevante dei media tradizionali in un anno tremendo però anche per l’ online, dove la pubblicità ha registrato una battuta d’ arresto e un calo di circa il 5% - Tra l’ altro la Ricerca rivela che l'81% degli internauti accetta le inserzioni di buon grado soprattutto perchè riesce ad ignorarle senza troppa fatica
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I giornali Usa spendono 1,6 miliardi di dollari in meno ogni anno per il lavoro di cronaca e quello redazionale rispetto a quanto facevano un decennio fa. Lo rileva l’ annuale “State of the News Media” elaborato dal Project for Excellence in Journalism (PEJ) del Pew Research Center, rilevando che nel 2009 l’ editoria giornalistica tradizionale ha continuato a registrare severe perdite.
Come riporta RTTNews, le grandi reti televisive, secondo la ricerca, sono sotto di centinaia di milioni di dollari rispetto al loro picco di ricavi, negli anni Ottanta. E anche le
Lo stato (pessimo) dei media Usa
16 marzo 2010
I giornali spendono 1,6 miliardi di dollari in meno ogni anno per il lavoro di cronaca e quello redazionale rispetto a quanto facevano un decennio fa - L’ annuale Rapporto sulla situazione del settore in Usa realizzato dal Pew Research Center segnala il declino rilevante dei media tradizionali in un anno tremendo però anche per l’ online, dove la pubblicità ha registrato una battuta d’ arresto e un calo di circa il 5% - Tra l’ altro la Ricerca rivela che l'81% degli internauti accetta le inserzioni di buon grado soprattutto perchè riesce ad ignorarle senza troppa fatica
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I giornali Usa spendono 1,6 miliardi di dollari in meno ogni anno per il lavoro di cronaca e quello redazionale rispetto a quanto facevano un decennio fa. Lo rileva l’ annuale “State of the News Media” elaborato dal Project for Excellence in Journalism (PEJ) del Pew Research Center, rilevando che nel 2009 l’ editoria giornalistica tradizionale ha continuato a registrare severe perdite.
Come riporta RTTNews, le grandi reti televisive, secondo la ricerca, sono sotto di centinaia di milioni di dollari rispetto al loro picco di ricavi, negli anni Ottanta. E anche le
Newspapers club: fatti il tuo giornale
15 marzo 2010
Una azienda appena nata, con sede a Londra, si è lanciata nel campo del self-publishing e consente a chiunque di stampare una copia di un giornale (12 pagine) a prezzi contenuti – E’ sbagliato confondere la stampa con il suo modello economico: se quest’ ultimo è in difficoltà la stampa continuerà a vivere. La Tv non ha certo ucciso la radio, spiega uno dei creatori di Newspaper Club, che ora punta ad espandersi anche negli Stati Uniti – Trecentosessanta euro per 300 copie in bianco e nero – Fra i primi clienti la BBC, Wired UK e Last.fm –Un articolo di Kabir Chibber su Bbc News
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Media tycoons wanted: Make your own newspaper
di Kabir Chibber
(Business reporter, BBC News)
(…)
Newspaper Club: una start-up che ha sede a Londra permette a chiunque di stampare il proprio giornale (12 pagine)
E’ difficile che a una persona venga in mente di stampare un proprio giornale ma quando capisci che è possibile “ è parecchio cool” dice Russell Davies, un ex manager nella pubblicità passato ai blog, uno degli ideatori e nvestitori nel progetto. “E ci sembra che parecchie persone la possono pensare così”,
Link e segnalazioni (08-14/03)
14 marzo 2010
- Google se ne va davvero?
Vittorio Zambardino, citando il Financial Times, sostiene che Google è pronto per lasciare la Cina. I colloqui col governo di Pechino starebbero andando male.
http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2010/03/14/google-se-ne-va-davvero/
- Niente divertimento: i giornali Usa tagliano anche i fumetti Le strisce, una volta un settore molto seguito di tanti giornali, vengono eliminate nella speranza di risoparmiare soldi. http://abcnews.go.com/WN/comic-strips-cut-newspapers/story?id=10093899 - La Walt Disney Company paga 700.000 dollari al Los Angeles Times per una mega inserzione in prima pagina Lunedì scorso i lettori hanno dovuto ripiegare in seconda pagina per leggere i titoli delle notizie del giorno dal momento che la prima era praticamente tutta occupata dalla pubblicità di "Alice in Wonderland. http://www.editorsweblog.org/newspaper/2010/03/los_angeles_times_runs_front_page_ad_for.php (continua...)
Fotogiornalismo: “7 euro a foto, boicottiamo questo concorso”
13 marzo 2010
Fotografia&Informazione denuncia un Concorso di fotografia organizzato da Fratelli Alinari, Gruppo 24Ore e Comune di Milano come ‘’l’ ennesimo segnale della tragica realtà che caratterizza la fotografia nel nostro paese’’ e invita a boicottarlo – ‘’Inondiamo il Comune di foto sui veri problemi della città, da Via Padova al Parco Lambro, che questo concorso invece disdegna” (nella foto, un tratto del Lambro)
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Fotografia&Informazione attacca duramente un Concorso di fotografia organizzato da Fratelli Alinari, Gruppo 24Ore e Comune di Milano come ‘’l’ ennesimo segnale della tragica realtà che caratterizza la fotografia nel nostro paese’’ e invita a boicottarlo.
Si tratta del concorso “Sogno Milano,la città attraverso la fotografia contemporanea”, partito qualche giorno fa.
Marco Capovilla, giornalista e presidente di Fotografia&Informazione, svolge una amara riflessione sul sito dell’ Associazione e denuncia prima di tutto il livello offensivo dei compensi offerti ai vincitori – sette euro per una foto.
“Non stiamo parlando del listino prezzi delle stampe 20x30 di un laboratorio di stampa amatoriale on-line. Sette euro a foto- denuncia Capovilla - rappresenta il compenso per fotografia previsto dal nuovo, grandioso concorso lanciato da tre prestigiosissimi soggetti : Fratelli Alinari (Gruppo 24Ore) e il Comune
Il Twitter vocale che sta spopolando in India
13 marzo 2010
Giornali Usa: in 2 anni i profitti in calo 1,7 volte di più delle vendite
13 marzo 2010
Nonostante i duri tagli alle redazioni e al flusso della produzione giornalistica degli anni scorsi, un declino dei profitti del 45,9%, secondo Alan Mutter, rappresenta non solo una grossa sfida per le aziende, ma una forte minaccia per la qualità del giornalismo che i grandi gruppi editoriali saranno in grado di produrre nel futuro – E, anche se i giornali conservano un margine di profitto due volte maggiore di quello di Wal-Mart e tre volte più alto di quello di Ford Motor Co., il declino della redditività li mette in crisi rispetto alle loro performance storiche – e alle attese della comunità finanziaria a cui essi devono rispondere
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Mentre le vendite sono crollate di circa il 27,4% negli ultimi due anni, i profitti delle aziende editoriali di quotidiani negli Usa sono scesi 1,7 volte di più. Lo rileva Alan Mutter in una delle sue Reflections of Newsosaur, citando un’ analisi dei bilanci pubblicati dagli editori.
Una media del 45,9% di calo dei profitti dal 2007 – osserva Mutter - rappresenta non solo una grossa sfida per le aziende, ma una forte minaccia per la qualità del giornalismo che i grandi gruppi
Mosca: gli Omon accusati di schiavismo, battaglia dei media contro la corruzione nei reparti speciali
12 marzo 2010
Chi fa le notizie? Su tre solo una è donna
12 marzo 2010
Le donne hanno invece un ruolo paritario nel presentare le notizie alla TV o alla radio – Quanto alle notizie diffuse, solo il 16% hanno come soggetto la componente femminile - I risultati preliminari di “Who makes the news?”, un Rapporto del Global Media Monitoring che sarà pronto in settembre
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Le donne hanno un ruolo paritario nel presentare le notizie alla TV o alla radio, tendono invece ad avere un ruolo subalterno nella produzione delle notizie: nella TV la componente di notizie prodotte dalle donne è del 44%, nella radio del 27%, nei giornali del 35%.
Quanto agli argomenti trattati, politica, economia e cronaca nera sono i temi più appannaggio di giornalisti maschi. Su questo tipo di notizie le donne hanno un ruolo attivo in percentuali comprese tra il 30 e il 36 per cento.
Ne dà notizia un articolo di Piero Macri sull’ Osservatorio europeo di giornalismo a proposito dei risultati preliminari del rapporto pubblicato dal Global Media Monitoring Report (GMMP), Who Makes the News*.
(continua...)
L’ informazione? Un pessimo business, anche per Google
12 marzo 2010
Secondo Chris Dixon, un noto esperto di start-up, l’ idea che l’ azienda di Mountain View tragga profitti direttamente dai giornali è solo cattiva informazione – In realtà internet ha mostrato l’ informazione giornalistica per quello che è: un pessimo affare e Google ha contribuito a questo risultato in molti modi, per esempio aiutando gli utenti a trovare delle fonti sostitutive di notizie – E anche Google non ci fa sopra i soldi
(via Luca De Biase)
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C’ è un mito molto diffuso secondo cui i motori di ricerca hanno guadagnato sui siti web di informazione. Qualche mese fa Rupert Murdoch ha detto che Google si era inventato un brillante business model evitando di pagare per le notizie prodotte da altri ma da cui ricava pubblicità.
La verità – giura l’ imprenditore-investitore Chris Dixon* - è che l’ informazione è un pessimo business. Punto. Anche Google non ci fa sopra i soldi.
Dixon pubblica come esempio i risultati di una ricerca su Google sulla frase: “afghanistan war” (in alto).
(continua...)
Trattato antipirateria: l’ Europarlamento impone trasparenza
12 marzo 2010