Secondo la rivista economica, i giornali si trovano di fronte, come nel trasporto aereo, la difficoltà di far pagare dei servizi che prima erano gratuiti: ma più a lungo resisterà questa abitudine e più difficile sarà imporre un nuovo modello
----------
I giornali online hanno di fronte due sfide insormontabili: abituare i clienti a pagare i contenuti e abituare l’ industria editoriale a farli pagare. Nei fatti – secondo Forbes online – si tratta di sfide analoghe, se non più semplici, di quelle che hanno affrontato le compagnie aeree, in relazione al problema dei bagagli.
Prima, spiega su Forbes Brett Gordon, docente alla Columbia Business School, il trasporto dei bagagli era gratuito, ma le aziende sono poi arrivate a una soluzione comune. Quando il costo del carburante nel 2008 schizzò in alto, nessuna delle compagnie voleva essere la prima a far pagare i bagagli. Pochi dettero la notizia quando la compagnia low-cost Spirit Airlines cominciò a chiedere un biglietto per i bagagli nel giugno del 2007. Circa un anno dopo, nel maggio 2008, American Airlines – una delle grandi compagnie Usa – annunciò che avrebbe fatto lo stesso e prima
Forbes: ‘I giornali come gli aerei, informazione online a pagamento come i bagagli’
24 febbraio 2010
Secondo la rivista economica, i giornali si trovano di fronte, come nel trasporto aereo, la difficoltà di far pagare dei servizi che prima erano gratuiti: ma più a lungo resisterà questa abitudine e più difficile sarà imporre un nuovo modello
----------
I giornali online hanno di fronte due sfide insormontabili: abituare i clienti a pagare i contenuti e abituare l’ industria editoriale a farli pagare. Nei fatti – secondo Forbes online – si tratta di sfide analoghe, se non più semplici, di quelle che hanno affrontato le compagnie aeree, in relazione al problema dei bagagli.
Prima, spiega su Forbes Brett Gordon, docente alla Columbia Business School, il trasporto dei bagagli era gratuito, ma le aziende sono poi arrivate a una soluzione comune. Quando il costo del carburante nel 2008 schizzò in alto, nessuna delle compagnie voleva essere la prima a far pagare i bagagli. Pochi dettero la notizia quando la compagnia low-cost Spirit Airlines cominciò a chiedere un biglietto per i bagagli nel giugno del 2007. Circa un anno dopo, nel maggio 2008, American Airlines – una delle grandi compagnie Usa – annunciò che avrebbe fatto lo stesso e prima
Il futuro del giornalismo secondo Rosenstiel (Project for Excellence in Journalism)
24 febbraio 2010
Bisogna ormai considerare il giornalismo come un servizio e non come un prodotto; non è indispensabile salvare le vecchie istituzioni, ma alcuni dei loro valori sì; il giornalista non è più un ‘’gate keeper’’, un intermediario obbligato.
Sono alcune delle indicazioni emerse nel corso di un intervento sull’ evoluzione del giornalismo e dei media tenuto da Tom Rosenstiel, direttore del Project for Excellence in Journalism (Pew Research Center).
Il video dell’ intervento (22 minuti) è su Youtube.
(continua...)
Fallisce il modello donazioni al Miami Herald
23 febbraio 2010
Online il nuovo sito della ‘Società Pannunzio per la libertà di informazione’
23 febbraio 2010
Link e segnalazioni (15-21/02)
21 febbraio 2010
Buzz, privacy a rischio. Google annuncia modifiche
Subissata dalle polemiche per la privacy, Big G ammette i propri errori e si prepara ad aggiustare il tiro. Ma gli utenti continuano a guardare con sospetto (e confusione) al nuovo servizio.
http://www.visionpost.it/dlife/buzz-privacy-a-rischio-google-annuncia-modifiche.htm
La BBC fa ‘’arrabbiare’’ gli editori di giornali
L’ emittente annuncia il lancio di alcune applicazioni per i telefoni mobili che dovrebbero dare accesso gratuito alle in formazioni generaliste e al notiziario sportivo. ‘’La BBC minaccia un mercato appena nato’’.
http://www.challenges.fr/actualites/medias/20100218.html
(continua...)
Arianna Huffington: prematuro il requiem per i giornali
19 febbraio 2010
Su elmundo.es la fondatrice del sito web più potente e influente del mondo politico Usa mostra convinzioni ottomistiche sul futuro del giornalismo e dell’ editoria – ‘’Molti giornali hanno saputo adattarsi, con risultati più o meno positivi, al nuovo ambiente informativo’’, dice - Aggiungendo di credere ‘’fermamente che il futuro del giornalismo sarà ibrido’’- Quasi 10 milioni di visitatori unici (superato solo dal NYT), un fatturato di 16 milioni di dollari e un valore globale che oscilla fra i 100 e i 200 milioni di dollari, una redazione che ha raggiunto gli 89 giornalisti, l’ Huffington Post ha dato vita a una Fondazione per sostenere il giornalismo investigativo – ‘’Il buon giornalismo costa’’, ammette la signora Huffington: "Per questo abbiamo deciso di creare una nostra Fondazione, per poter finanziare il giornalismo di qualità su tutte le possibili varietà di media’’
----------
In meno di cinque anni Arianna Huffington ha rivoluzionato il panorama mediatico negli Stati Uniti. Nato come un blog dichiaratamente politico – racconta Carlos Fresneda su elmundo.es -, l’ Huffington Post è diventato il sito web più potente e influente dell’ America progressista, con 9,8 milioni di
Un Appello per dire ‘’No ai foto-ricatti’’
18 febbraio 2010
Le nuove ‘’3 C’’ del giornalismo
18 febbraio 2010
Ne ‘’L’ ultima notizia’’ Marco Bardazzi e Massimo Gaggi affrontano i cambiamenti radicali che stanno segnando il mondo dell’ informazione e che hanno condotto alle nuove ‘’3 C’’ della comunicazione del futuro: condivisione, comunità, conversazione – A cui il giornalismo può portare in dote le sue «3 C» ‘’storiche e irrinunciabili: «Contenuti, credibilità, creatività»’’ – Quanto alle notizie, secondo i due giornalisti ci dovremo abituare all’idea, in un futuro remoto, di pagare una «bolletta delle news» a fine mese, come ci siamo abituati a pagare quelle del telefonino o della tv satellitare (che prima non esistevano) perché ne abbiamo riconosciuto l’utilità. Navigheremo nell’informazione digitale con una sorta di Telepass, senza fermarci ai caselli. O su piattaforme sempre più intelligenti e avvincenti come l’iPad. Ma il presupposto è che la qualità dell’informazione ha un suo costo
----------
Il giornalista deve reinventare le sue competenze, capire che la convergenza comporta un uso simultaneo di più media (la scrittura, ma anche la radio, il video, eventualmente i social network). Come sostengono Gaggi e Bardazzi, «Internet e i social network hanno fatto emergere quella che potrebbe essere definita la "regola delle tre C" della comunicazione del
Le strategie online dei quotidiani stanno pagando?
18 febbraio 2010
Lo sostiene, un po’ controcorrente, una Ricerca di The Newspaper Work un centro di analisi e di marketing australiano, secondo cui i giornali ‘’sono diventati più forti e più rilevanti nell’ era digitale, con i siti web che rappresentano un complemento all’ edizione stampata e rafforzano il rapporto fra testate e lettori’’ - Il 78 per cento degli interpellati dicono che i siti web dei giornali forniscono una copertura aggiornata, mentre il 60% afferma che i quotidiani cartacei ‘’hanno allargato la loro conoscenza’’
----------
Fra le tante ricerche che scandiscono questo periodo così pieno di allarmi e incertezze per i quotidiani, ne arriva una del tutto eccentrica, all’ insegna di un netto ottimismo.
Arriva dall’ Australia e sostiene che i giornali oggi sono diventati dei marchi multimediali situati strategicamente nel panorama digitale e in possesso di grandi quantità di quella moneta corrente che sono le notizie.
Si tratta di Nespapers Today Part 2, uno studio realizzato da The Newspaper Works, un centro di analisi e marketing editoriale.
(continua...)
Nuova ricerca: 85% degli internauti insistono per l’ online gratis
17 febbraio 2010
Secondo la Nielsen, fra chi sarebbe disponibile a pagare (o ha già pagato) per contenuti e servizi online, film e musica sono in testa all’ elenco, con circa il 60% - Giochi, video professionali e riviste oscillano intorno al 50%, mentre i quotidiani si attestano solo attorno al 40%
----------
Una nuova ricerca della Nielsen su più di 27.000 consumatori di 52 paesi mostra che l’ 85% preferirebbe che le notizie e l’ intrattenimento online continuassero a restare gratuite. Tuttavia – riporta un post del Tampa Bay business journal -, le persone che sarebbero disponibili a pagare per i contenuti online sono le stesse che acquisterebbero prodotti professionali online come film, musica, giochi e show televisivi.
Film e musica sono in testa all’ elenco dei servizi che la gente sarebbe disposta a pagare online, con circa il 60%, mentre meno del 20% degli interpellati hanno già utilizzato questi servizi a pagamento. Giochi, video professionali e riviste oscillano intorno al 50% di coloro che potrebbero valutare la possibilità di pagare, mentre i quotidiani si attestano attorno al 40%.
(continua...)