Monthly Archives: gennaio 2010

Un laboratorio multidisciplinare per l’ innovazione nei media

16 gennaio 2010
NYT Rilanciata in Francia la proposta emersa (‘’un po’ troppo timidamente’’) dopo gli Stati generali della stampa scritta – Trasformare la ‘’mediapocalisse’’ in una ‘’mediamorfosi’’ – Un intervento di Philippe Couve – Una ipotesi da valutare anche in Italia, alla luce della richiesta di convocare gli Stati generali dell’ informazione che era stata avanzata dalla Federazione nazionale della Stampa, il sindacato dei giornalisti italiani ---------- Un laboratorio multidisciplinare per stimolare l’ innovazione nei media a un livello adeguato rispetto alle sfide del momento. E’ la proposta, avanzata nella primavera scorsa, che Philippe Couve rilancia ora in Francia su Samsa News, il suo blog,  in un articolo sul design e l’ informazione online. Secondo Couve l’ attuale architettura delle interfacce dell’ informazione online risente ancora in maniera pesante della tradizione cartacea, tanto che – sottolinea – le homepage sanno ancora troppo di prima pagina. (continua...)

Tecnologia e creatività contro la crisi della carta stampata

15 gennaio 2010
Catalog I tablets riusciranno a ripristinare quella relazione tra brand editoriali e audience che è esistita fino a pochi anni fa? – Una riflessione di Ninjamarketing - Gli esperimenti di SpotsIllustrated e Mag+ ---------- Tecnologia e creatività non convenzionale contro la crisi della carta stampata. A questo tema Ninjamarketing ha dedicato un ampio articolo prendendo spunto dalla pubblicazione (era il 1968) del primo numero della rivista The Whole Earth Catalog , considerato da Steve Jobs e Kevin Kelly come ‘’il precursore concettuale di Google e della blogosfera’’. La riflessione affronta le potenzialità dei tablets come strumenti dalla estrema flessibilità per ‘’ripristinare quella relazione tra brand editoriali e audience che è esistita fino a pochi anni fa: una relazione difficile da replicare o recidere, caratterizzata da fedeltà, affinità, senso di community e condivisione dei processi di sensemaking’’. I tablet – spiega Ninjamarketing – ‘’rappresentano una sorta di evoluzione degli e-reader, ma ne superano i limiti dimensionali: grandi circa quanto una pagina, come degli iPhone giganti, offriranno un’esperienza di consumo che si avvicina molto di più alla lettura su carta – col valore aggiunto dell’interattività e dell’esclusività

“La democrazia muore dietro le porte chiuse” : il FOIA e la trasparenza degli atti pubblici

14 gennaio 2010
Una approfondita tesi di laurea analizza il Freedom of Information Act, lo strumento che dovrebbe assicurare ai cittadini la garanzia di trasparenza sugli atti della pubblica amministrazione (e che negli Usa ha consentito la pubblicazione dei Memorandum segreti del governo Bush sulle torture) - Il problema dell’ arretratezza italiana nel campo della cultura della trasparenza e l’ importanza di una nuova legge che regolamenti la possibilità di accesso ai documenti amministrativi o, per lo meno, il miglioramento di quella esistente ------ Freedom Of Information Act, FOIA. E’ lo strumento che dovrebbe assicurare ai cittadini la garanzia di trasparenza sugli atti della pubblica amministrazione e che negli Usa ha consentito la pubblicazione (col via linbera del presidente Obama) dei Memorandum governativi sui ‘’metodi duri’’ di interrogatorio di sospetti terroristi da parte della CIA (vedi Lsdi, ”Ma che torture…”). All’ analisi del FOIA un giovane ricercatore, Fabio Friso, ha dedicato una tesi di laurea (relatore Raffaele Fiengo) – Freedom of Information Act (FOIA), l’ accesso ai documenti del governo federale statunitense alla portata di tutti’’-, che, come avevamo annunciato, pubblichiamo su Lsdi. La lettura di questa tesi, come sottolineava Fiengo introducendo il Dossier sulle torture

ExplainThis: la via di Jay Rosen al giornalismo partecipativo

12 gennaio 2010
Rosen Avviato in via sperimentale un nuovo modello di produzione giornalistica basato sulle questioni poste dai lettori - Il principio di base è che ‘’il giornalismo può essere potenziato da una maggiore partecipazione delle persone alla sua elaborazione’’ – Un progetto che si muove su due direzioni: la costruzione di una ‘’architettura per sollecitare, selezionare e raffinare le questioni poste dai cittadini ai giornalisti per la risposta’’ come una sorta di progetto open-source che chiunque può adattare; e la realizzazione di partnership con testate giornalistiche esistenti per trovare i giornalisti da impiegare ---------- Un mese fa Jay Rosen, scrittore e docente di giornalismo, in un post sul suo blog aveva parlato di una nuova iniziativa che avrebbe potuto migliorare il giornalismo permettendo a più persone di partecipare al processo giornalistico: : ExplainThis. Consapevole dell’ importanza del contesto e delle ricerche nell’ ambiente dell’ informazione, Rosen aveva spiegato a Poynter Online che quella idea era basata su un approccio lettore-centrico alle notizie. Ora ExplainThis sta partendo (è in fase beta) e Maria Conde su Editorsweblog ne fa una prima valutazione. (continua...)

Solo il 2,4% dei lettori paga per l’ informazione online dei quotidiani Usa

12 gennaio 2010
Chi-paga Cattive notizie per gli editori intenzionati a introdurre i pay wall arrivano da una Ricerca di ITZ/Belden Interactive e American Press Institute su 26 giornali degli Stati Uniti – Solo 2 giornali superano il 4% degli acquirenti dell’ edizione cartacea – C’ è anche una buona notizia: i pochi lettori che sono disposti a pagare sembrano sostanzialmente indifferenti al costo dell’ accesso tanto che, ad esempio, la percentuale di sottoscrittori (1,7%) è la stessa in un giornale che fa pagare 420 dollari l’ anno e in un altro che fissa l’ accesso a un solo dollaro al mese – Insomma, spiega il coordinatore della Ricerca, l’ accesso a pagamento non sarà certo ‘’la pallottola d’ argento che salverà l’ industria dei quotidiani’’ ---------- Uno sparuto 2,4% di abbonati all’ edizione cartacea è la media delle persone che pagano I contenuti online di quella manciata di quotidiani tanto coraggiosi da introdurre un pay wall. Lo ha accertato un nuovo studio realizzato da ITZ/Belden Interactive sull’ attuale predisposizione dei lettori nei confronti dell’ informazione online a pagamento: uno studio che, secondo Alan D. Mutter,  ‘’ha portato risultati sia cattivi

Informazione locale: dai media tradizionali il 95% delle notizie

11 gennaio 2010
Uno studio del Project for Excellence in Journalism compiuto nella zona di Baltimora (Usa) rivela che, nonostante l’ ampiezza del nuovo ecosistema giornalistico, l’ 83% dei servizi dei media locali sono ‘’sostanzialmente ripetitivi e non trasmettono nuove informazioni’’ e che per la stragrande maggioranza le novità vengono riprese dai vecchi media, soprattutto i grandi giornali (nella foto una copertina del Baltimore Sun) ---------- Un nuovo studio del Project for Excellence in Journalism, una struttura del Pew Research Center, rileva che l’ 83% dei servizi dei media locali ‘’sono sostanzialmente ripetitivi e non trasmettono nuove informazioni’’. Lo studio - racconta Richard Perez Pena, un esperto di editoria e giornalismo del New York Times - è stato realizzato analizzando gli articoli relativi alle sei principali vicende registrate nel corso di una settimana a Baltimora nel luglio scorso. Nonostante la diminuzione di risorse delle redazioni più grosse – rileva Pena – ‘’quasi tutti gli articoli che contenevano informazioni nuove, praticamente il 95%, provenivano dalle testate tradizionali, molte delle quali sono di quotidiani’’. E questi articoli finivano per delineare l’ agenda giornalistica per la maggior parte degli altri media.

”Ma che torture…”

10 gennaio 2010 Tag:
waterboardingSu Lsdi e Giornalismo e democrazia la traduzione integrale dei memorandum del Dipartimento della giustizia Usa sui metodi ‘’duri’’ di interrogatorio della Cia resi pubblici da Obama - Il Freedom Of Information Act (FOIA) e la pessima situazione italiana - Il giornalismo italiano è più dedito alle opinioni che ai fatti. E non ha, salvo eccezioni, l’abitudine di lavorare sui documenti - Mentre le imprese editoriali non coltivano l’indipendenza, ma, nella migliore delle ipotesi cercano una equidistanza quantitativa, non chiedono ai loro giornalisti di fornire gli elementi per il processo di formazione dell’opinione pubblica - Anche per indicare una strada presentiamo questi testi - Una indicazione di metodo per un buon giornalismo -------------- di Raffaele Fiengo Abbiamo deciso di tradurre i documenti sulle torture resi pubblici da Obama per metterli a disposizione dei giornalisti e dei lettori. Si tratta di testi che sono stati solo sommariamente resi noti in Italia dai mass media. E si tratta indubbiamente di scritti importanti rispetto alla difesa dei diritti umani, anche di quelli dei detenuti sospettati di terrorismo. I documenti che pubblichiamo sono stati resi pubblici in seguito all’azione legale intentata dall’ACLU, l’ American Civil Liberties Union,

Link e segnalazioni (4-10/10)

10 gennaio 2010
Google sta diventando un "monopolio gigante", dice ministro tedesco Il motore di ricerca Google sta diventando un "monopolio gigantesco" come Microsoft e rischia un'azione legale se non sarà più trasparente. Lo ha detto oggi il ministro della Giustizia tedesco. http://it.reuters.com/article/internetNews/idITMIE6080B420100109 ----- La Francia vuol tassare Google Allo studio una legge per tassare gli introiti pubblicitari dei colossi come Google, Facebook, Microsoft e Yahoo per dare respiro all'industria cinematografica e musicale. Anna Masera sulla Stampa col link al testo integrale del Rapporto http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&ID_articolo=963&ID_sezione=3&sezione= ----- Francia, l' Hadopi è legge Dall' 1 gennaio è entrato in vigore il controverso provvedimento. Gli utenti accusati di file sharing illegale saranno avvisati prima con una email, poi con una lettera, ma poi scatterà la disconnessione da Internet http://www.visionpost.it/epolis/francia-lhadopi-e-legge.htm ----- (continua...)

Il giornalista? Peggio che fare il lavapiatti o il muratore (almeno in Usa)

10 gennaio 2010
Lavori Giornalista? Peggio che fare il lavapiatti, il muratore, il falegname il meccanico, l’imbianchino, l’elettricista, la cassiera, la cameriera… Almeno secondo una indagine realizzata da Careercast.com, il sito di una organizzazione Usa che si occupa di professioni e lavoro. Lo segnala Piero Macri sull’ Osservatorio europeo di giornalismo. Il lavoro del giornalista (in particolare viene analizzata la funzione di cronista di quotidiani) è infatti al 184/o posto, pressoché nelle ultime posizioni, visto che la statistica è riferita a 200 categorie di lavoro. La retribuzione di ingresso per il cronista indicata nella classifica è di 20 mila dollari, quella media di 35 mila e quella massima di 77 mila. La classifica, riportata qui dal Wall Street Journal , è stata realizzata sulla base di una metodologia che tiene conto di una pluralità di criteri che riguardano il reddito, l’ambiente di lavoro, le opportunità di carriera, le condizioni di stress e altri parametri. I risultati dell’indagine – commenta Macri - sono alquanto bizzarri e c’è qualche dubbio nel dare piena legittimazione alla devastante condizione che viene accreditata alla professione giornalistica. Chiunque voglia aspirare a diventare giornalista in un

L’ Islanda diventerà un santuario della libertà di espressione?

10 gennaio 2010
Wikileaks, il sito web specializzato nella pubblicazione di informazioni e documenti coperti da segreto o comunque riservati, sta facendo opera di lobbying in Islanda per convincere il Parlamento a trasformare il paese in una sorta di ‘’paradiso’’ offshore dell’ informazione offrendo alle fonti e ai giornalisti un grosso ventaglio di protezioni legali ---------- WikiLeaks, un sito web specializzato nella pubblicazione di informazioni e documenti coperti da segreto o comunque riservati, ha annunciato che imboccherà una strada senza precedent per sostenersi. Alla fin e del 2009 l’ organizzazione ha cominciato a fare azione di lobbying col Parlamento islandese in relazione a una serie di norme che, se passassero, finirebbero per trasformare una nazione con 300.000 abitanti in un faro della libertà di espressione globale. Ne parla Alexander Hotz su Journalism2.0 , spiegando che, secondo i rappresentanti di WikiLeaks, le nuove leggi dovrebbero essere modellate sulla base di quelle che regolano i centri finanziari offshore o i cosiddetti paradisi fiscali. Come le Isole Vergini per esempio, che attraggono i ricchi con una serie di misure tolleranti che non esistono in altri paesi. (continua...)