“La democrazia muore dietro le porte chiuse” : il FOIA e la trasparenza degli atti pubblici

| 14 gennaio 2010 | Tag:, , , , , , , , , , , ,

Una approfondita tesi di laurea analizza il Freedom of Information Act, lo strumento che dovrebbe assicurare ai cittadini la garanzia di trasparenza sugli atti della pubblica amministrazione (e che negli Usa ha consentito la pubblicazione dei Memorandum segreti del governo Bush sulle torture) – Il problema dell’ arretratezza italiana nel campo della cultura della trasparenza e l’ importanza di una nuova legge che regolamenti la possibilità di accesso ai documenti amministrativi o, per lo meno, il miglioramento di quella esistente

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Freedom Of Information Act, FOIA. E’ lo strumento che dovrebbe assicurare ai cittadini la garanzia di trasparenza sugli atti della pubblica amministrazione e che negli Usa ha consentito la pubblicazione (col via linbera del presidente Obama) dei Memorandum governativi sui ‘’metodi duri’’ di interrogatorio di sospetti terroristi da parte della CIA (vedi Lsdi, ”Ma che torture…”).

All’ analisi del FOIA un giovane ricercatore, Fabio Friso, ha dedicato una tesi di laurea (relatore Raffaele Fiengo) – Freedom of Information Act (FOIA), l’ accesso ai documenti del governo federale statunitense alla portata di tutti’’-, che, come avevamo annunciato, pubblichiamo su Lsdi.

La lettura di questa tesi, come sottolineava Fiengo introducendo il Dossier sulle torture pubblicato insieme con ‘’Giornalismo e democrazia’’, è molto utile anche per valutare le condizioni di arretratezza dell’ Italia rispetto alla cultura della trasparenza che caratterizza altri paesi.

Se anche in Italia si sviluppasse una presa di coscienza collettiva sull’ importanza di uno strumento come il FOIA – sottolinea in particolare Friso nelle considerazioni finali della sua tesi – ‘’si potrebbe ottenere l’introduzione di una nuova legge che regolamenti la possibilità di accesso ai documenti amministrativi o, per lo meno, il miglioramento di quella esistente. Sembra quasi un paradosso pensare che l’India, un paese ancora in via di sviluppo e con una percentuale di analfabeti altissima, possieda un Freedom Of Information Act nettamente migliore di quello dell’Italia, la culla della cultura occidentale. Sarebbe ora di lasciarsi alle spalle decenni di segretezza e di disinformazione e permettere finalmente ai cittadini di costruirsi una propria opinione riguardo cosa succede nel proprio paese. Questo non solo permetterebbe ai cittadini di ritrovare fiducia nel governo, ma porterebbe i politici stessi ad agire in modo più corretto e potrebbe addirittura debellare una delle piaghe della scena politica italiana, quella corruzione che ad ogni amministrazione e ad ogni livello sembra essere sempre più radicata nel sistema italiano’’.

‘E’ tempo di aprire le porte degli archivi governativi a chiunque sia interessato ad avere conoscenza del modo di operare del governo – conclude Friso -, perché, come affermato dal giudice Damon Keith della Corte degli Appelli del Sesto Circuito degli Stati Uniti, in occasione di un caso che ha visto coinvolto il Freedom Of Information Act: “La democrazia muore dietro le porte chiuse”.

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“La democrazia muore dietro le porte chiuse”

di Fabio Friso*

Poiché l’obiettivo di qualsiasi governo dev’essere quello di migliorare il proprio paese ed il modo in cui i propri cittadini vivono, ciò deve passare tramite un miglioramento delle leggi che regolano la vita dei cittadini. E per migliorare una legge ne vanno prima individuati i punti dolenti.

Cercando di fare un resoconto, le principali lamentele poste nei confronti del Foia sono: i pesanti ritardi, i scarsi fondi dedicati al settore, i pochi incentivi che gli impiegati hanno nel divulgare informazione in rapporto alle penalità che si vedono comminare quelli che lo fanno in modo improprio; la mancanza di omogeneità nel modo di conformarsi al Foia che porta all’esistenza di linee politiche diverse da agenzia ad agenzia; le contraddizioni esistenti tra il Foia ed altre leggi; le numerose possibilità di aggirare la legge grazie a sistemi di comunicazione esterni alle agenzie, come nel caso delle e-mail presidenziali; il fatto che la supervisione e la salvaguardia del Foia non sia una priorità del Congresso.

I membri del Campidoglio che si battono per un miglior Foia e per una sua corretta applicazione sono pochi, ma tra questi vanno sicuramente citati il Senatore Patrick Leahy, uno degli autori del testo originale del Foia, ed il Deputato John Conyers Jr, membro del comitato creato per indagare sullo scandalo Watergate. Suona sempre comunque molto strano che il Congresso, ovvero l’organismo che ha il dovere di supervisionare l’accondiscendenza delle agenzie nei confronti del Foia, non sia in prima persona soggetto alla legge. E’ la vecchia questione del chi controlla il controllore.

Vi è chi, come Robert Gellmann, non ha una visione così negativa del Freedom Of Information Act. Il capo del Comitato della Camera che supervisiona il Foia, dice che non bisogna criticare il Foia perché il 90% delle persone che lo usano riescono ad ottenere quello che vogliono, ma afferma anche che la legge ha bisogno di consistenti cambiamenti: alcune eccezioni devono essere ristrette, altre eliminate, devono essere chiarificati gli aspetti che coinvolgono le istanze di appello, in particolare per fare in modo che gli individui coinvolti in una causa legale che abbia per essi risvolti positivi ottengano un risarcimento economico maggiore da parte delle agenzie ostruzioniste.

I problemi non sembrano esser pochi ma i cambiamenti ed i miglioramenti sono già in atto, ed il punto di partenza è comunque buono, se si pensa che in altri paesi del mondo la libertà di informazione, a qualsiasi livello, è ancora un’utopia. Ciò che spinge all’ottimismo, è il fatto che la questione della trasparenza governativa sia un tema molto sentito dalla popolazione americana, ed in particolare da quel segmento che si occupa di fare informazione. L’Associazione Americana degli Editori di Quotidiani ha istituito a partire dal 1989 la Sunshine Week (Settimana del Sole), per educare la cittadinanza sull’importanza della trasparenza governativa ed i rischi connessi ad una eccessiva e non necessaria segretezza. Ogni anno il 16 Marzo, in coincidenza con il compleanno di James Madison, viene festeggiato la Giornata Nazionale per la Libertà di Informazione, durante la quale centinaia di membri dei media e altri soggetti esterni redigono articoli ed editoriali sui quotidiani e sul web, organizzano convegni e seminari, ingaggiano discussioni pubbliche aventi per tema la libertà di informazione, i problemi ad essa legata, ed i modi in cui si può migliorarla.

Probabilmente se in Italia si sviluppasse una simile presa di coscienza collettiva si potrebbe ottenere l’introduzione di una nuova legge che regolamenti la possibilità di accesso ai documenti amministrativi o, per lo meno, il miglioramento di quella esistente. Sembra quasi un paradosso pensare che l’India, un paese ancora in via di sviluppo e con una percentuale di analfabeti altissima, possieda un Freedom Of Information Act nettamente migliore di quello dell’Italia, la culla della cultura occidentale. Sarebbe ora di lasciarsi alle spalle decenni di segretezza e di disinformazione e permettere finalmente ai cittadini di costruirsi una propria opinione riguardo cosa succede nel proprio paese. Questo non solo permetterebbe ai cittadini di ritrovare fiducia nel governo, ma porterebbe i politici stessi ad agire in modo più corretto e potrebbe addirittura debellare una delle piaghe della scena politica italiana, quella corruzione che ad ogni amministrazione e ad ogni livello sembra essere sempre più radicata nel sistema italiano. E’ tempo di aprire le porte degli archivi governativi a chiunque sia interessato ad avere conoscenza del modo di operare del governo, perché, come affermato dal giudice Damon Keith della Corte degli Appelli del Sesto Circuito degli Stati Uniti, in occasione di un caso che ha visto coinvolto il Freedom Of Information Act: “La democrazia muore dietro le porte chiuse”.
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* Padovano, 24 anni, Fabio Friso ha frequentato il liceo scientifico Alvise Cornaro e poi il Corso di laurea in Scienze della Comunicazione, dove si è laureato nel giugno scorso, col professor Raffaele Fiengo, con questa tesi sul FOIA, frutto anche di una serie di ricerche sul campo effettuate a Washington Dc.

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Il testo integrale della tesi è qui

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