‘Vale’ mezzo milione un articolo sul web?

| 1 settembre 2010 |

Della-Valle

Per un pezzo su Fiorentina.it il giornalista e co-fondatore del sito, Stefano Prizio, si era visto chiedere alla fine di giugno dai Della Valle 500.000 euro di risarcimento: sulla vicenda è caduto il silenzio – Forse è il caso di riportarla all’ attenzione del mondo dell’ informazione – Anche perché potrebbe aiutare il “movimento” dei giornalisti digitali ad emergere dal limbo dell’invisibilità

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di Marco Renzi

Accertato, ahinoi! che lavorare in rete  non rende, anzi sovente mortifica chi lo fa. Vedi articolo inaugurale di questa medesima rubrica. Fa riflettere la vicenda avvenuta a Firenze alla fine di giugno. La storia è questa: un pezzo a firma del collega Stefano Prizio ha scatenato una reazione, a dir poco, violenta, da parte degli imprenditori calzaturieri, nonché titolari della Fiorentina Calcio, Della Valle. L’articolo  – consultabile qui – è stato pubblicato esclusivamente sul sito web: Fiorentina.it di cui Prizio è co-fondatore e collaboratore di lunga data. Ebbene gli imprenditori marchigiani in seguito ad alcune affermazioni contenute nell’articolo succitato hanno querelato il collega Stefano Prizio per la non trascurabile cifra di 500 mila euro. I fatti sono questi, a voi il giudizio!

Da parte nostra nessuna intenzione di entrare nel merito della questione specifica, ma la certezza di aver acquisito un importante elemento nella nostra ricerca di dati che diano un senso al lavoro di tutti i “giornalisti digitali” che operano nel  Belpaese.

Se è vero ed ampiamente  accertato che chi scrive in rete percepisce fra i 20 centesimi e i 5 euro a pezzo, com’è possibile che un “misero” articolo estratto da un “poverissimo” sito web scateni una richiesta danni così  elevata?

E ancora, non è forse vero che per riuscire a farsi pagare anche solo 200 € al mese, la maggior parte delle piattaforme di informazione operanti sul web, chiedono ai propri bloggers non meno di 50.000 contatti mese?

Delle due l’una: o la richiesta danni è oggettivamente sproporzionata, indipendentemente dai contenuti specifici del pezzo in questione, rispetto al valore oggettivo del lavoro di giornalista digitale per un sito web, qualunque esso sia.

Oppure persino una vicenda come questa potrebbe aiutare il “movimento” dei giornalisti digitali ad emergere dal limbo dell’invisibilità in cui giace, negletto ai colleghi dei media più prestigiosi e inviso alle istituzioni di categoria.

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