Twitter, un vettore di audience sempre più interessante

| 7 ottobre 2009 |

twitter7 Su Easybourse.com, sito francese specializzato nell’ informazione sul mercato azionario, un ampio articolo sulle possibilità che l’ uso di Twitter offre per le testate giornalistiche – ‘’Portare sul sito quanto più traffico è possibile’’ – La strategia di ‘’deportalizzazione’’: dirigere i contenuti verso gli utenti e non più il contrario – Come alcune redazioni francesi usano il servizio – La funzione del ‘’community manager’’

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Twitter, un vecteur d’ audience intéressante pour les médias

(www.easybourse.com )

di Imen Hazgui


L’ esempio dei due giornalisti che hanno seguito il dibattito al processo Clearstream via Twitter permette di immaginare l’ ampiezza della posta in gioco per i media alla ricerca di nuovi business model*.

Dall’ inizio di quest’ anno ci sono sempre più testate che si fanno un account su Twitter. In Francia Le Monde, L’Express e Le Figaro sono ai primi posti nella classifica con rispettivamente 5.000 followers per il primo e circa 3.000 followers per gli altri due**.

L’ obbiettivo: portare il massimo di traffico sul sito

Per Guillaume Bournizien, del settore marketing nuovi media del Figaro, «l’ obbiettivo è di portare sul sito quanto più traffico è possibile tramite una strategia di deportalizzazione. L’ idea è che un domani  l’ utente possa accedere ai contenuti non andando direttamente sul sito, ma passando attraverso altri servizi ».

E’ quindi l’ informazione che deve andare verso l’ internauta e non viceversa.

Vengono utilizzate diverse applicazioni. Dei brevissimi tweets consentono di scivolare verso il sito ufficiale mentre nuove informazioni vengono generate via via sull’ account del giornale attraverso i flussi di RSS.  La Tribune è arrivata a inserire Twitter all’ interno del proprio sito per conservare la propria audience.

Un «community manager» è incaricato di animare l’ account di Twitter. Seleziona le informazioni e le verifica (per non trasmattere voci non verificate e non nuocere quindi alla reputazione della testata). Il «community manager» è generalmente un giornalista che sa gestire l’ interazione con i lettori (e rispondere quindi alle eventuali domande) e padroneggiare le nuove tecnologie, in modo da poter sfruttare tutte le potenzialità dello strumento.

Al di là di questo «community manager», può essere messa in campo una squadra di giornalisti che si occupa specificamente di Twitter per produrre contenuti con una particolare linea editoriale, come accade ad esempio al Figaro. Twitter viene utilizzata anche per discutere con i lettori su quali temi il giornale deve intervenire e quali argomenti affrontare, come accade per esempio a  France Soir.

«Twitter è un mezzo diretto, semplice e supereconomico per comunicare con i giornalisti. E c’ è la possibilità di fare davvero una conversazione dal vivo. Si possono porre delle domande al giornalista e lui può rispondere sul momento» spiega Guillaume Bournizien***.

Una vigilanza continua e intraprendente

«Twitter è un sistema articolato di scambi che riflette i diversi aspetti della comunicazione sul web» dice Luc Basier, direttore della pianificazione strategica dell’ Agenzia di comunicazione Euro RSCG C&O. Cosa che ne fa «un sistema che bisogna imparare a conoscere bene» aggiunge Xavier Moisant, direttore delle Strategie interattive a Edelman.
 
Con l’ ausilio di una serie di applicazioni dal contenuto dinamico (Twitter Monitor, Twittdek, Twitturly, Twitttabs), Twitter permette di seguire in tempo reale le tematiche e le poste in gioco strategiche  in relazione all’ attualità****.

Twitter facilita poi una forte spinta collaborativa, una condivisione in rete fra membri di una stessa equipe con una possibilità di difesa degli account per impedire che qualche persona esterna possa avere accesso alle informazioni scambiate e preservare così una certa confidenzialità; o, ancora, offre l’ utilizzazione di un’ applicazione –  « Co Tweet » – che permette di amministrare un account in più persone e di avere una gestione molto accurata, con delle indicazioni del tipo «attenzione, ho già trattato questa notizia, ho già risposto a questa domanda».

L’ unica preoccupazione è nel carattere « live » delle indicazioni. «Bisogna stare davanti a questo strumento quasi in permanenza per raccogliere le informazioni, anche perché la memoria è ‘corta’ (quattro o cinque giorni al massimo). Si può molto presto annegare nei dati senza sapere che farne se non si sa fare un lavoro di gerarchizzazione e di classificazione » sottolinea Rudy Cambier, della I&E (pubbliche relazioni).
 
 
Una cannibalizzazione dei media online?

Le possibilità di sviluppo sembrano molto consistenti. In effetti fra i media Usa e quelli francesi (o italiani, ndr) c’ è un vero e proprio fossato. La CNN ha più di 3 milioni di followers. E secondo il  New York Times, il 10% del traffico del giornale proviene da Twitter.

Ma ciò nonostante si pongono dei problemi. C’ è il pericolo di una cannibalizzazione dei media online da parte di Twitter? Le personalità che possono esprimersi direttamente via Twitter avranno sempre bisogno dei media online?

Secondo Guillaume Bournizien, Twitter veicola informazioni ultra-calde e iper-sintetiche. Articoli più elaborati, con un certo livello di riflessione e di approfondimento saranno sempre necessari.

D’ altronde, «se si può immaginare che i vari personaggi possano utilizzare maggiormente Twitter per comunicare con i loro fan sul loro nuovo album o il loro nuovo libro, i lettori non potranno fare a meno di avere delle analisi critiche e obbiettive ».
Twitter comunque manifesta anche qualche limite. Le percentuali di fidelizzazione sono piuttosto deboli. Nel giro di un mese il 60% delle persone che si sono fatte un account non ci ritornano più. Al confronto con Facebook o  MySpace, è un valore triplo***.

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*A metà strada fra blogging e mailing, all’ incrocio di tutti gli strumenti comunitari e del Web 2.0, l’ accelerazione del fenomeno Twitter è palpabile sia negli Usa che in Europa, in particolare, in UK e in Germania. Twitter conta 18 milioni di utilizzatori attivi negli Usa (contro i 6 milioni nel 2008), e 14 milioni nelle altre parti del mondo (Vedi anche, «Twitter, une aubaine et une source de danger pour les marques»  .

**  repubblica.it, ne conta oltre 4.200 e corriere.it quasi 3.000. In UK il 57% degli editori associati all’ AOP (Association of Online Publishers) pubblica contenuti tramite Twitter mentre il 48% usa Facebook e il 45% YouTube (45%) (Rapporto AOP dell’ 1 ottobre 2009).

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Ma attenzione a come si risponde e si parla. Nei giorni scorsi, il Washington Post, tramite una circolare, ha dato precise indicazioni ai propri giornalisti di evitare l’uso del social network al fine di mettere in mostra i fatti propri. Una direttiva aziendale, quindi, che renderebbe "meno uguali" di altri i giornalisti del Washington Post, con tutti i problemi che una cosa del genere pone in termini di libertà di espressione (vedi per esempio www.hwupgrade.it)

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Un altro strumento interessante, in via di messa a punto, è quello delle Liste tematiche. L’ idea consiste nel raggruppare gli utenti per temi – ad esempio web2.0, sport, ecc., o per singoli siti o blog.Come per gli attuali profili, gli elenchi degli utenti potranno avere i propri followers e following, e basterà cliccare su ‘’follow’’ per seguire le liste. (Vedi, Twitter sperimenta le liste tematiche  )

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E ‘’N’ ayez pas peur’’ (Niente paura! http://www.nayezpaspeur.ca/blog/2009/09/twitter-est-il-en-train-de-mourir.html ) suggerisce un mantra da ripetere tutte le mattine:
‘’- Ogni settimana controllare il mio account per eliminare gli intrusi ( Twitblock non è male come strumento )
– Il numero di followers è l’ unità di misura meno importante su Twitter
– A che serva essere seguiti da persone che non vi leggono?’’

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