Se il low cost sbarca in redazione

| 22 febbraio 2009 | Tag:

telerama.jpg A RMC Sport, la News Factory di Alain Weill, in Francia, gli Operai specializzati dell’ informazione, ciascuno nel suo alveolo, lavorano a ritmi infermali e sotto-pagati per ‘’nutrire’’ le varie testate del gruppo (da 300 a 1000 dipendenti in tre anni), anche per 16 ore al giorno – Su telerama.fr un articolo di Emmanuelle Anizon analizza questa fabbrica dell’ informazione dove la multimedialità è spinta al massimo e dove si trasforma la materia prima prodotta da pochi reporter o pescata sul web in notizie e servizi sportivi per due quotidiani, La Tribune e Le 10 Sport, le radio RMC e BFM e la rete televisiva BFM TV – L’ informazione? Un prodotto come un altro, teorizza Weill
(In alto, la redazione di RMC sport – Foto di Jean-Claude Coutausse per Télérama)

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di Emmanuelle Anizon
(telerama.fr)

In un grande salone con la moquette piena di macchie, decine di computer sistemati uno vicino agli altri, come tanti alveoli. Sugli schermi scorre la materia prima, presa da internet o da altre fonti. Etichettata, numerata, essa viene rielaborata da api laboriose, poi reimpacchettata in confezioni diverse, per aziende diverse. Non siamo in una fabbrica, in una officina operaia, su una catena di montaggio. Ma a ‘’RMC Sport’’ una struttura giornalistica creata nel settembre scorso dal gruppo  NextRadioTV.

Una redazione da ‘’Tempi moderni’’, unaNews Factory, una ”fabbrica dell’ informazione”, come si dice, che inietta notizie sportive nei quotidiani La Tribune e Le 10 Sport, le radio RMC e BFM e presto la rete BFM TV. Un laboratorio a grandezza naturale, che non si sa ancora se sia il precursore di un nuovo giornalismo moderno ed efficace oppure il promotore di una informazione a basso prezzo e a buon mercato.

‘’Al ribasso?’’. Nel suo ufficio parigino, il fondatore di NextRadioTv, occhialini e spilla della Legion d’ onore sul risvolto della giacca, sospira. Alain Weill non è un giornalista-padrone come Jean-Francois Kahn, né un capitano d’ industria come Arnaud Lagardère, e ancor meno un rappresentante di qualche oscuro fondo pensioni americano. E’ un imprenditore, passato attraverso la radio NRJ e attraverso Sodexho, mosso da una certezza piuttosto rara di questi tempi: i media, possono essere redditizi. Basta riorganizzarli. Cioè sviluppare sinergie, collegarli gli uni agli altri, industrializzare i processi. ‘’L’ informazione è un prodotto marketing come un altro’’, ama ricordare. Il suo modello è il low cost. Ma attenzione precisa con una sua vocina tranquilla: ‘’C’ è un po’ di disprezzo attorno a questo concetto: noi siamo low cost perché siamo gli ultimi arrivati in un settore sottoposto a una fase di frattura tecnologica. Non soffriamo delle stesse pesantezze organizzative e produttive dei vecchi media. Siamo quindi più competitivi. Ma low cost non significa assenza di qualità! Per caso si dice che Easy-Jet non è una compagnia di qualità solo perché non funziona come le compagnie aeree tradizionali?’’.
‘’Qualità’’: Alain Weill impiegherà questa parola una buona trentina di volte durante la nostra intervista. Ma anche, molto, la parola ‘’pragmatismo’’.
 
“Credevo che low cost volesse dire ‘efficace’,
non fare le nozze coi fichi secchi.”

Per esempio è ‘’con pragmatismo’’ che dice di gestire la sua impresa ‘’come una start up’’. Nei corridoi i suoi dipendenti trovano soprattutto che egli tiri su tutto. ‘’Pensavo che low cost volesse dire ‘efficace’, non fare le nozze coi fichi secchi’’, sospira una giornalista de La Tribune,  il quotidiano economico rilevato un anno fa. A  BFM TV, i presentatori del mattino condividono gli stessi uffici di quelli della sera. E ci si ricorda ancora, nei corridoi, di quella nuova assunta che non aveva un ufficio: ‘’Devi presentare il tuo giornale alle 10, non devi far altro che arrivare alle 9’’  si era sentita dire. ‘’E come scrivo i miei interventi?’’ , aveva allora chiesto, spaurita. ‘’Puoi prendere quelli del tg di ieri!’’.

Qui la scomodità è una regola. ‘’E’ una gestione dal basso’’ spiega Pierre Fontaine, capo servizio a 01net e delegato sindacale del SNJ. Basta leggere uno sbalorditivo rapporto del comitato di redazione dek 27 novembre 2008 per capire. A New York l’ inviato non aveva ‘’in camera né il bagno né il wc’’, lamentavano i delegati. ‘’I computer di servizio sono inutilizzabili perché la sim non è attiva, non è stata rinnovata’’. ‘’Un inviato di RMC, spedito d’ urgenza nella Nièvre, s’ è ritrovato a dover partire senza registratore, né pc, né auto e neanche GPS’’. ‘’Gli ascensori sono sempre bloccati…’’. Alcuni redattori hanno coperto le olimpiadi per 28 ore di seguito, con recuperi di massimo due giorni e un tempo di lavoro effettivo sulle 16 ore al giorno’’.

Qui, o si ressiste alla pressione o si va via. ‘’L’ organizzazione gerarchica è debole, è stimolante perché si decide da soli, velocemente’’, racconta Céline Bruel, reporter da tre anni a BFM TV. ‘’Ma il ritmo è stancante. Ci strizzano’’. I giornalisti vengono pagati al minimo contrattuale, cioè 1.450 euro lordi appena entrati, e sudano sette camicie. ‘’Diciotto ore su 24’’, scherza – ma non troppo – il redattore capo Marc Ambrosiano, febbrile, magro, dei borsoni sotto gli occhi, e nonostante tutto entusiasta. ‘’Partecipano ad un’ avventura pionieristica. E ho la fortuna di dirigere dei giovani a cui posso chiedere molto!’’.

Effettivamente.

“Ma come, siete obbligati a verificare le vostre fonti?
Non potete scrivere
più di cinque o sei articoli al giorno?”

Poche gerarchie, pochi mezzi, troppo lavoro… Crisi di crescita o applicazione volontaria di una cultura imprenditoriale low cost ? « Sono solo allarmismi,  afferma Alain Weill. Siamo passati da 300 a 1 000 dipendenti in tre anni, bisogna professionalizzarsi ! Voglio che le persone siano contente, pagate in maniera conveniente e che abbiano delle condizioni di lavoro gradevoli. » Si racconta che una manager reclutata di fresco e digiuna di giornalismo chiedeva recentemente alle sue truppe stupefatte: « Ma davvero siete obbligati a verificare le vostre fonti? Non potete scrivere più di cinque o sei articoli al giorno?»

Come dice giustamente Alain Weill, il low cost non è una questione di mezzi. E’ anche « una forma di organizzazione ». I cronisti di BFM TV collaborano così a La Tribune o a 10 Sport, i redattori in capo del cartaceo intervengono su RMC o su BFM, i reporter tv fanno radio e il contrario…  La Tribune cita il 10 Sport che cita RMC, e il Web fa del contrappunto per tutti. Che importa se la freschezza dell’ informazione ne risente parecchio, se tutto circola in tondo… « Ogni giornalista sul mezzo dell’ altro e questo dà una impressione di ricchezza formidabile! » Qui il giornalista è preferibilmente plurisettoriale e multimediale. A BFM TV, il cameramen è spesso giornalista e montatore. A RMC Sport, il grande reporter, nella stessa serata, deve poter commentare un incontro in diretta, realizzare delle interviste ai giocatori per una rivista, inviando contemporaneamente mail e testi alla sua redazione per nutrire il sito web e gli articoli dei giornali di carta del giorno dopo.

Ad esempio, per un week-end di coppa d’ Europa di rugby, il grande cronista sportivo Laurent Depré confessa di aver gagliardamente commentato, in tre giorni, tre partite (a Cardiff, Leicester e a Clermont-Ferrand), preso quattro volte l’ aereo, assicurato sette ore di diretta, registrato otto brani sonori/cartacei per i mattinali di RMC, scritto cinque articoli per Le 10 Sport, senza contare le decine di mail d’ informazione per il Web. Non gira ancora immagini per BFM TV, ma fra poco – sembra in marzo – comincerà a fare anche quello. « Anche se forse questo sarà più difficile », ammette.

I sindacati protestano con forza contro questa sindrome  da  « uomo-orcestra ». Invano. La maggior parte dei corrispondenti regionali hanno dovuto accettare di riciclarsi, anche se controvoglia. Chi ha rifiutato vede il suo posto a rischio.

François Pesenti, il nuovissimo direttore di RMC Sport (che si può riconoscere per il fatto che occupa uno dei pochissimi uffici chiusi della redazione), non nega i problemi di questa ‘mutualizzazione’: « E’ il solo modo di finanziare certi reportage…. Ma il rischio principale, lo so, è di fare tutto senza fare niente bene. Ma siamo molto attenti. » Qualche minuto prima,  in attesa di una riunione con i capi redattore dei media del gruppo, un responsabile degli inviati speciali era sbottato, nervosamente: « I cronisti ricevono contemporaneamente quindici telefonate dalla gerarchia, è insopportabile! Non è che se non danno notizie per qualche ora non lavorano! »

“Questo sistema segna la morte del cronista
generalista sul campo
e la fine di un certo tipo di organizzazione ”

In una catena d’ informazione ideale, il giornalista cerca le notizie, controlla la sua produzione, sceglie personalmente qello che va pubblicato o diffuso. E firma gli articoli. A RMC Sport, i dodici reporter esperti immettono delle informazioni grezze in un imbuto comune. E non controllano più quello che viene dopo: « A volte siamo sorpresi del modo con cui le nostre informazioni vengono trattate. E questo ci mette in difficoltà con le nostre fonti, che non sanno più bene quale testata rappresentiamo », si lamenta un inviato. L’ alveare dei redattori, sistemati gomito a gomito con i loro capi, si incarica di trasformare i materiali ricevuti dai reporter, o trovati su Internet. Fuochisti dell’ informazione, non escono quasi mai. « Allo stadio? Ci vado.. ma solo durante i giorni di riposto », sospiraLauren, redattrice al desk. Sulle scrivanie nessuna foto di famiglia. E a ragione visto che la gran parte delle api non hanno un loro computer fisso. Quando al mattino arrivano occupano gli alveoli liberi. « Questo sistema segna la morte del grande cronista generalista sul campo e la fine di una certa organizzazione – , riconosce Philippe Gault, direttore aggiunto della redazione (che, poi, ha dato le dimissioni). Finite le corporazioni, le gerarchie: la nozione ‘io’ sparisce a favore dell’ entità. » L’ informazione è taylorista, la responsabilità frammentata. Il giornalista, anello anonimo di una catena di produzione ben oliata.

Quello che vivono i giornalisti di RMC Sport, comunque, cominciano a sperimentarlo molti altri in altre testate. Le piccole tv via cavo e della TNT, i giornali gratuiti e i sditi web dei grandi giornali hanno dato il ‘’la’’ al low cost, con delle redazioni giovani, mal pagate, feudali e sempre sotto organico. Dovunque si ripescano le stesse informazioni che si riproducono, vagamente formattate, senza alcuna verifica. Dovunque si rafforza la produttività: da Lagar­dère e a iTélé, dei tecnici in cravatta del centro di analisi della PricewaterhouseCoopers sono andati a calcolare la produttività dei giornalisti. In alcuni giornali i redattori ormai devono scrivere un minimo di righe al giorno (cosa che porta all’ abbandono delle inchieste di aprofondimento, che divorano troppo tempo). In più, e ovviamente, i giornalisti collaborano ai siti web delle loro redazioni. Ma troppo spesso a detrimento del lavoro sul campo, della ricerca e della verifica delle informazioni. E non si parla di testate recenti: il Daily Telegraph, a Londra, da ora in poi farà correggere tutta la sua produzione –articoli e titoli -… in Australia.

In questo contesto tutti guardano ad Alain Weill e alla sua News Factory con molto interesse…, o paura… L’ anno scorso, Arnaud Lagardère aveva annunciato la creazione di una « Lagardère News ». Un anno dopo, i giornalisti di Europe1, di Paris Match o del Journal du dimanche hanno firmato un accordo sulla loro collaborazione ai siti web, ma è una cosa ancora molto diversa da una fabbrica comune dell’ informazione. « Troppa opposizione interna », sospira un alto dirigente. Vincent Bolloré, proprietario dei giornali gratuiti Matin Plus, Direct Soir, e della rete Direct 8, avrebbe voluto realizzarla, ma non è andato fino in fondo. Al Parisien, le redazioni hanno resistito. A L’ Equipe, anche. Solo una piccola struttura, « L’Equipe 24/24 », è stata lanciata. In nessun posto in Francia si è andati tanto lontano in ermini di strutturazione come a RMC Sport. Di fatto, Alain Weill si è semmai ispirato ad esempi stranieri: agli Stati Uniti, per esempio, dove le redazioni televisive hanno l’ abitudine di lavorare in « syndication » per più reti. In Inghilterra, dove il Guardian ha installato una sua « news­room » comune con The ­Observer in dei locali magnifici. I giornalisti non sono più divisi per testata, ma per tema (cultura, sport, informazioni generali…).

A Radio Canada, i giornalisti si alternano fra radio, tv, Web, due lingue e tre fusi orari.  « Rifanno quattro o cinque vesioni del loro articolo, si entusiasma François Pesenti. In Spagna, il quotidiano sportivo  Marca, il mensile ­Expansion e il qotidiano El Mundo stanno in uno stesso edificio e lavorano come plurimedia da oltre un anno ! Non hanno bisogno di stabilire dei contratti collettivi. Se ne fregano perché sfruttanoi giornalisti: li pagano 600 euro. E quando ce n’ è bisogno gli rifilano 50 euro e loro accettano di lavorare di più! » Che fortunati questi spagnoli!

Certo, può essere molto efficace concentrare le energie. Quando non è un pretesto per fare economie a spese della qalità. Contenti di lavorare in delle testate prospere, i giornalisti di RMC, BFM TV e del gruppo hanno stretto i denti una volta. Ma, con la creazione di RMC Sport, Alain Weill ha dovuto far fronte a una pioggia di comunicati sindacali più rabbiosi l’ uno dell’ altro, in ttte le sue aziende. Ogni volta ha segnato una pausa, corretto, promesso. Per meglio avanzare successivamente. Quale sarà il futuro? Per il momento, RMC Sport  fornisce solo le testate che ‘’appartengono’’ ad Alain Weill o di cui lui è azionista. Fra un poco, potrebbe alimentare delle testate esterne.  « Vendere dei contenuti ad altri, è quello che si fa sempre di più su internet.. E’ quello il futuro », sottolinea il pdg di NextRadioTV. RMC Sport, fournitore ufficiale di informazioni sportive? Un nuovo passo verso la pluralità del paesaggio mediatico francese. Si dovrebbe assistere anche a dei nuovi avvicinamenti fra le diverse testate del gruppo, a dei nuovi accordi. Dopo  RMC Sport,perché no una News Factory specializzata in economia, e una nelle nuove tecnologie? Alain Weill smentisce. Ma inanto non si vede chi potrebbe fermare il processo. L’ informazione low cost ormai è stata lanciata.

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