Salvate quella radio…

| 10 dicembre 2009 |

Radio Numerosi parlamentari afroamericani si stanno battendo per evitare la chiusura di Inner City Broadcast, una catena radiofonica diventata la voce della comunità nera degli Stati Uniti – La rete conta 17 stazioni commerciali, ma ha accumulato debiti per 230 milioni di dollari nei confronti di Goldman Sachs e General Electric Capital – La posizione, imbarazzata, della Casa Bianca
(nella foto la sede della Inner, in South Carolina)

———-
di Matteo Bosco Bortolaso

New York – Quella radio va salvata perché è la voce della comunità nera negli Stati Uniti. E’ strano sentire una richiesta del genere nell’America di Barack Obama, eppure un gruppo di parlamentari afro-americani si batte da giorni per impedire la chiusura della catena radiofonica Inner City Broadcast.

Il New York Times scrive che è uno “strappo raro” tra il Congressional Black Caucus e la Casa Bianca, i quali dovrebbero essere naturalmente sulla stessa linea.


Inner City Broadcast fu fondata nel 1971 da Percy Sutton, politico ed impresario ancora attivo alla veneranda età di 89 anni. E’ forte di 17 stazioni commerciali, ma nel corso degli anni ha contratto debiti per 230 milioni di dollari che non riesce a ripagare. E i creditori, Goldman Sachs e GE Capital, chiedono il conto. L’azienda, naturalmente, non può saldare i debiti, anche perché è stata colpita dalla crisi e l’anno scorso ha registrato il 10% in meno di pubblicità.

I responsabili del gruppo parlamentare afro-americano hanno preso carta e penna scrivendo a Timothy Geithner, segretario del tesoro, e Rahm Emanuel, capo della squadra di Obama alla Casa Bianca. Non solo. Deputati e senatori hanno delegato la loro causa ai lobbisti del Podesta Group e al senatore Charles Schumer di New York.

“E’ assolutamente essenziale – si legge nelle missive preparate dal caucus – evitare che questa crisi, una di quelle che capita una volta nella vita, cancelli quel che sono riusciti a fare le minoranze nell’industria delle trasmissioni radiofoniche”. Di fronte al disinteresse degli interlocutori, i parlamentari hanno deciso di non andare a votare in una cruciale riunione della commissione finanze, qualche giorno fa.

Imbarazzate, naturalmente, le reazioni della Casa Bianca. “Condividiamo le preoccupazioni sollevate dal caucus – ha detto Jennifer Psaki, una portavoce – e siamo impegnati in maniera positiva per fare passi avanti su questo tema”.

Ma già il tono formale della dichiarazione fa capire che sarà difficile sbloccare la situazione: spingere Goldman Sachs e GE Capital a cancellare il debito sembra davvero troppo, e potrebbe attirare non poche critiche.

Tra queste non mancherebbe quella del magnate Rupert Murdoch, il quale ha recentemente scritto sul Wall Street Journal, il suo giornale, che “il tamburo battente dell’assistenza governativa ai giornali è allarmante così come lo è l’ultra-regolamentazione”. E’ un’idea, secondo Murdoch, che dovrebbe “congelare il sangue a chiunque abbia a cuore la libertà d’espressione”, perché “i Padri Fondatori sapevano che la chiave per l’indipendenza sta nel permettere alle aziende di prosperare e servire da contrappeso al potere del governo”.

I commenti sono chiusi.