Russia: una tv sempre più governativa ostacola lo sviluppo della democrazia

| 9 dicembre 2009 |

Harastzi
Prosegue il processo di ‘’statalizzazione’’ dei canali russi, dopo che Miklos Haraszti, incaricato uscente per la libertà dei media dell’ Osce (nella foto), ha manifestato seria preoccupazione per lo stato dell’ emittenza in parte dell’area post-sovietica –‘’Cadono’’ anche le due ultime fonti di notizie indipendenti nella tv russa che potrebbero venire cedute al canale filogovernativo Russia Today (anche se la proprietà smentisce) – Il silenzio della autorità russe

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di Valentina Barbieri

La televisione nell’ area postsovietica è ancora spesso un mezzo con cui lo stato continua ad agire sulla coscienza dei cittadini. Come già rilevato in precedenti articoli, i canali televisivi statali o para-statali raggiungono amplissime fasce di popolazione e incidono sulla visione del mondo che essa si forma.

Il processo di statalizzazione della tv sembra tuttora in atto. In questo senso sembrava mirare la riorganizzazione di due stazioni russe indipendenti, Canale 5 di Pietroburgo e Ren-Tv (Mosca), ritenute tra le ultime fonti di notizie indipendenti nella tv russa. Il sito della rivista Variety riportava i timori che le stazioni potessero essere cedute a Russia Today, canale in lingua inglese filo-governativo. Queste indiscrezioni sono state smentite poi dalla proprietà, la National Media Group del magnate Jurij Kovalčuk, sostenitore di Putin e proprietario della Banca Rossija.

Anche in Bielorussia la televisione è statale, e i mezzi di comunicazione indipendenti subiscono forti pressioni da parte del governo, riporta Associated Press.

Uno stato delle cose che secondo Miklos Haraszti, incaricato uscente per la libertà dei media dell’ Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) avrebbe delle conseguenze pesanti anche a livello di equilibri interstatali.

In un’ intervista rilasciata all Associated Press, Haraszti ha manifestato una seria preoccupazione per lo stato della televisione in parte dell’area post-sovietica, sostenendo che le emittenti influenzate dal governo stanno ostacolando lo sviluppo della democrazia in Russia, Bielorussia e nella maggior parte dei paesi postsovietici dell’Asia centrale e del Caucaso meridionale.

Di fatto Haraszti non ha precisato a quali stati dell’Asia Centrale e del Caucaso meridionale si riferisse, ma i paesi occidentali stanno spingendo perché il governo dell’Azerbaijan attenui la pressione sui media indipendenti e hanno espresso preoccupazione per le libertà dei media in tutti e cinque le ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale: Kazakistan, Kyrgyzstan, Tagikistan, Turkmenistan and Uzbekistan.

Secondo Haraszti che “Non si può parlare di libere elezioni, di vere democrazie in posti in cui la maggior parte delle persone ricevono l’informazione da canali televisivi che sono saldamente nelle mani del governo oppure, qualora privatizzati, nelle mani di amici o familiari dei rappresentanti del governo” ha spiegato. “O, ancora, anche se in questi stati c’è formalmente un servizio televisivo pubblico, è in realtà solo uno strumento di propaganda per il governo”.

Questa situazione di forte concentrazione mediatica nelle mani dello stato rischia di mettere in pericolo la pace internazionale e la sicurezza, se l’uso che viene fatto di questi strumenti è propagandistico.
Come esempio di questo, l’incaricato OSCE ha citato la guerra in ex-Jugoslavia degli anni ’90, quando la televisione controllata dallo stato aveva esercitato un enorme influsso sulle coscienze, influenzando la pace internazionale e la sicurezza.

Secondo Haraszti, come riporta il portale bielorusso AFN, tale minaccia è pienamente reale nel momento in cui la stampa non analizza la politica del governo e si diffondono e radicano attraverso i media emozioni pericolose e irrazionali.

Pochi giorni prima dell’intervista rilasciata da Haraszti, il 19 e 20 novembre, si è tenuta a Tbilisi la sesta conferenza mediatica annuale dei paesi del Caucaso Meridionale nella quale, in particolare, si analizzava la situazione della televisione nella regione, riporta Lenta.

Nel corso dell’incontro i rappresentanti dei media presenti hanno richiesto la liberazione di una serie di giornalisti dell’Azerbaijan e hanno espresso soddisfazione per la maggiore indipendenza della televisione georgiana.

Miklosh Haraszti non è nuovo a queste prese di posizione nette per la tutela della libertà dell’informazione.

Ex dissidente ungherese e parlamentare, autore di varie pubblicazioni, dal 2004 si occupa di monitoraggio della situazione dei media in 56 paesi OSCE. Negli suoi 5 anni di mandato, riporta Gazeta, Haraszti ha ripreso più volte la Russia, colpevole secondo l’incaricato di condurre una politica consapevole di soppressione delle libertà.

In particolare, alla fine del 2007, Haraszti ha inviato una lettera al ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, nella quale giudicava con severità l’influenza sui media durante la campagna precedente le elezioni della Duma. Il ministero degli esteri russo aveva all’epoca definito le affermazioni di Haraszti come “tentativi propagandistici di screditare le elezioni parlamentari russe, guidate da alcune forze dell’occidente”

Di nuovo, ad ottobre di quest’anno Haraszti ha offerto alle autorità russe la collaboratrice del suo ufficio per affrontare i problemi della libertà dei media, rinnovando poi l’offerta nel corso di una visita a Mosca. Stando all’OSCE, nei tre giorni di visita alla capitale russa, Haraszti ha dichiarato che “le possibili aree di cooperazione includevano misure urgenti per affrontare la violenza contro i giornalisti, passaggi necessari per ristabilire il pluralismo di punti di vista nei canali televisivi nazionali, inclusa l’autorizzazione di televisioni indipendenti, la creazione di un canale di servizio pubblico e il rinnovamento della legislazione che limita i media sulla libertà di stampa, come le leggi anti-estremismo e di diffamazione, o le regole amministrative”.

In quell’occasione, Haraszti aveva incontrato non solo vari rappresentanti della Duma ma anche professionisti dei media, attivisti dei diritti umani, rappresentanti di ong e il giornalista indipendente Aleksandr Podrabinek, al centro di una campagna lanciata dal movimento giovanile filo-governativo dei Naši. I Naši avevano preteso che Podrabinek si scusasse pubblicamente per un suo recente articolo o che fosse espulso dalla Russia.

Haraszti si è schierato inoltre con Oleg Orlov, direttore del centro Memorial, contro la recente decisione di un tribunale di multare Orlov per le critiche sulla responsabilità politica del presidente ceceno Ramzan Kadyrov nelle uccisioni tuttora impunite di giornalisti ed attivisti dei diritti umani nel Caucaso settentrionale. “La libertà di esprimere un’opinione critica sui leader politici è la pietra angolare della democrazia” ha dichiarato.

Negli stessi giorni Haraszti ha visitato inoltre gli uffici della Novaja Gazeta in occasione del terzo anniversario dell’assassinio di Anna Politkovskaja.

Haraszti non è l’unico a puntare il dito sul carattere propagandistico della televisione nelle ex repubbliche sovietiche. Le organizzazioni per i diritti umani hanno indicato la severa limitazione alla libertà dei media in molte aree.

Commentando le dichiarazioni di Haraszti, il presidente dell’Unione russa dei giornalisti Vsevolod Bogdanov aveva dichiarato a Echo Moskvy che i canali televisivi russi “sono privatizzati molto fortemente dal governo e da un gruppo di persone che si occupa di business dei media”.

Secondo Bogdanov, “buoni mezzi di comunicazione esistono quando una nazione parla con sé stessa”. “Non è corretto” invece quando la televisione è solamente “un conduttore, un mezzo di comunicazione che va dal potere alla popolazione”. Riferendosi poi alla televisione pubblica e agli stati in cui questa realtà esiste, ha spiegato che “la società ha la possibilità di avere informazioni e formare la propria opinione, cosa che permette non solo di vivere con gli occhi ben aperti, ma prendere decisioni corrette comprese quelle nel corso della campagna elettorale”.

Bogdanov ha rilevato che in Russia “la propaganda è una tradizione rimastaci dalla vita passata. (…) La propaganda e le pubbliche relazioni esistono in qualsiasi paese, ma quando il paese é abbastanza civilizzato, i suoi cittadini distinguono la propaganda e le pubbliche relazioni dal giornalismo” e “hanno possibilità di scelta.”

Chi non ha commentato né esplicitamente reagito alle esternazioni di Haraszti sono le autorità russe. Le telefonate all’inviato russo all’OSCE non hanno ricevuto risposta ma, come indica il portale russo utro, “non è difficile prevedere quale possano essere”. La settimana precedente all’intervista di Haraszti con Associated Press, il presidente russo Dmitrij Medvedev in un intervista alla CNN aveva dichiarato che per i media russi non esistono temi banditi.

Queste le dichiarazioni del presidente: “Io non penso che l’oppressione dei media sia una posizione reale perché praticamente qualsiasi domanda che i mezzi di comunicazione vogliano sollevare, può essere sollevata dai giornalisti senza problemi particolari.” In precedenza Medvedev aveva inoltre sottolineato che la situazione dei media russi era persino migliorata. “Tutte le forze di opposizione sono nella piena condizione di far pervenire il proprio punto di vista alla più vasta cerchia di società interessata.”

Tra qualche mese il mandato di Haraszti all’OSCE si concluderà. Certo, quest’intervista e ciò che essa porterà costituiranno parte imprescindibile dell’eredità che raccoglierà il suo successore per le stesse battaglie.

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FONTI

La televisione russa è stata definita una minaccia alla sicurezza, Utro, Andrej Košman, 27.11.09

L’ incaricato dell’OSCE: I canali televisivi russi minacciano la sicurezza internazionale, Deutsche Welle, Sergej Romašenko, 27.11.09

L’OSCE ha definito la televisione russa uno strumento di propaganda, Lenta, 27.11.09

L’OSCE ha criticato i canali televisivi del Cremlino, Gazeta, 27.11.09

L’OSCE ha criticato i canali televisivi russi e bielorussi, Liga, 27.11.09

Echo Moskvy. Vsevolod Bogdanov: I canali televisivi russi sono stati privatizzati molto fortemente dal potere, Lenizdat, 27.11.09

L’ OSCE ha accusato Bielorussia e Russia di propaganda televisiva, AFN, 27.11.09

L’ incaricato OSCE per la libertà di stampa offre cooperazione sulla libertà dei media alle autorità russe, OSCE, 12.10.09

Il monito del supervisore sulla televisione negli stati postsovietici, Associated Press, Veronika Oleksyn, 27.11.09

Il controllo sui media dell’epoca sovietica permane, Variety, Nick Holdsworth, 29.11.09.

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