New e old media: una sfida superata

| 3 aprile 2009 |

gillmor La terza giornata del Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia archivia la vecchia questione che vedrebbe i new media contrapposti a quelli tradizionali a favore della necessità di meticciare tutti i mezzi oggi a nostra disposizione e di una visione finalmente matura della rete – Il valore dell’ interazione e dell’ integrazione tra cittadini, giornalisti professionisti ed amatoriali – La nuova alfabetizzazione della cittadinanza che si traduce nell’ accesso massiccio alla banda larga – Un invito esteso all’ intero panorama dell’informazione on-line: unirsi per dar vita ad un prodotto eterogeneo e dall’ incredibile valore aggiunto

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a cura di Andrea Fama

… e tre. Il Festival di Perugia è al terzo giorno di incontri e all’interno della sessione dedicata ai nuovi media presenta un dibattito sui "Nuovi modelli di consumo dell’informazione".

L’incontro è aperto dall’intervento di Vittorio Zambardino, fondatore di Repubblica.it, convinto che la questione che sta affannando il mondo dell’informazione, ovvero la contrapposizione tra mainstream media e i nuovi modelli di giornalismo, sia ormai superata, essendo evidente la necessità di "meticciare i mezzi di informazione", processo che ad ogni modo si sta già verificando quasi autonomamente.

Zambardino pone poi l’accento su un nuovo attore entrato in gioco in seguito alla crisi economica: la politica, una realtà che precedentemente aveva rivestito un ruolo sicuramente più marginale circa le sorti dell’informazione (sebbene i finanziamenti politici all’editoria sono l’unica vera medicina che finora ha consentito ai giornali di sopravvivere). Il ruolo della politica, poi, si fa ancora più marcato se l’argomento si sposta sul tema della censura, un’ombra che  pesa sull’informazione italiana on-line, specie alla luce delle proposte di legge che ultimamente si sono vertiginosamente susseguite in Parlamento. Il rischio censura è concreto, secondo Zambardino, il quale sostiene che le contromisure tecniche per aggirare eventuali barriere alla libertà di espressione e di informazione siano appannaggio unicamente degli Internet-geek e non dei comuni cittadini, che vedrebbero lese le proprie libertà.

In chiusura Zambardino mette a nudo causticamente quello che probabilmente è uno dei problemi di fondo riguardo la Rete tricolore, ovvero che l’establishment (old media, politica ecc.) è prevalentemente convinto che Internet sia "quella cosa di pedofili", citando Gianni Mura, grande giornalista sportivo che ha riassunto efficacemente  il sentire comune di buona parte dei decisori in Italia.

L’intervento di Francesco Piccinini, brillante direttore di Agoravox.it, è invece incentrato sulla reale sfida del Web, che non è la battaglia con il giornalismo tradizionale, bensì il tentativo di interazione tra le persone a livello globale. Se è vero che l’opinione pubblica trova cittadinanza in rete, è altrettanto vero che proprio in virtù di ciò la rete completa ed amplia il processo informativo.

Secondo Piccinini il Web 2.0 nasce, come molti altri fenomeni, da un bisogno insoddisfatto dei cittadini, e cioè da un esigenza di partecipazione che oggi ha il suo principale problema nella "nuova alfabetizzazione", che non è più traducibile nel saper leggere e scrivere, ma è determinata dall’accesso o meno alla banda larga, che in Italia, si sa, stenta a decollare.

Alle parole di Piccinini fanno eco quelle di Pierre Haski, fondatore di Rue89.com, il quale ribadisce il ruolo dei giornalisti quali intermediari tra i fatti del mondo e i cittadini, ma sottolinea altresì il valore aggiunto che oggi i cittadini possono trasferire al lavoro dei giornalisti.

La tesi di Haski parte da un sondaggio realizzato in Francia secondo cui il 61% dei francesi non si fida dei giornalisti. Ebbene, Rue89 e la rete tutta stanno lavorando per ribaltare questo paradigma. I giornalisiti professionisti sono necessari tanto quanto quielli amatoriali, perchè solo insieme si può pensare di dar vita a quel processo informativo che riavvicinerebbe il cittadino al giornalismo. Le due figure, quindi, non sono alternative, ma complementari! Un cittadino, infatti, può assistere (come è avvenuto in diversi casi recentemente, dall’incidente aereo in USA comunicato via Twitter a quello ferroviario testimoniato dalle foto di un cellulare) ad eventi dal potenziale giornalistico e può e deve comunicarli e diffonderli, ma poi è imprescindibile il lavoro di analisi ed inchiesta svolto dai giornalisti professsionisti. Pertanto, conclude Haski, la chiave di tutto è l’integrazione, che garantisce credibilità, fiducia ed obiettività.

La credibilità dei media è proprio l’oggetto del secondo intervento di Zambardino, pronto a riconoscere in merito le responsabilità dei giornalisti, colpevoli, ad esempio, di appiattirsi sui lanci di agenzia piuttosto che confondersi con l’establishment.

La prostituzione dell’informazione, però, non è attribuibile unicamente all’establishment, ma anche aalle cosiddette figure antagoniste. Zambardino pone l’esempio di Beppe Grillo, spiegando che la credibilità non può consistere solo nell’urlare che Berlusconi intasca i soldi della mafia, ma dovrebbe essere piuttosto determinata da inchieste professionali e pacate che prendano in considerazione tutte le fonti disponibili, e non si limitino ad un uso strumentale degli atti giudiziari o al dar voce a pareri unoidirezionali.

La chiosa ideale di questo incontro è affidata alle parole di Piccinini, che cita Dan Gillmor: "l’insieme dei miei lettori ne sa sicuramente più di me circa qualunque tema che io abbia trattato". Secondo Piccinini è proprio questa la forza del citizen journalism. E sull’onda di questa convinzione lancia un invito aperto a tutti gli attori dell’informazione on-line italiana: perchè non mettere in comune le piattaforme attualmente presenti nel panorama  italiano? In questo modo, il risultato non sarebbe la semplice sommatoria delle singole  voci che eventualmente si unirebbero al coro, ma una sinfonia dalle potenzialità armoniche decisamente superiori.

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