Media tradizionali ‘’altezzosi e senza legami con le comunità’’

| 3 dicembre 2009 |

StudioDonne In una ricerca tutta al femminile per conto del Laboratorio di Giornalismo della New Media Women Entrepreneurs Initiative, una cinquantina di donne interpellate (alcune come ‘’lettrici’ e altre come giornaliste amatoriali di new media) hanno indicato fra i difetti del sistema dei media mainstream la mancanza di collegamento con la comunità locale, gli insuccessi nel campo dell’ innovazione e l’ ostilità nei confronti del lavoro dal basso che i cittadini stanno facendo – La ‘’prospettiva partecipatoria’’ può anche non andare a scapito della obbiettività mentre nei media tradizionali la professione di distacco implica spesso lontananza e incomprensione della realtà

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Non ci sono molte buone notizie per le redazioni dei media tradizionali in uno studio realizzato da due docenti universitari di Comunicazione e finanziato dalla McCormick Foundation.

Per realizzarlo – lo studio è intitolato New Entrepreneurs: New Perspectives on News – i ricercatori hanno intervistato una cinquantina di donne – una parte come consumatrici di media e alcune come giornaliste amatoriali responsabili di alcuni new media – per capire come vedono il loro ruolo nell’ evoluzione del sistema dell’ informazione e quali motivazioni le hanno spinte.

Gran parte delle donne interpellate – racconta Paul Gillin su Newspaper Death Watch, – hanno mostrato rispetto per il prodotto dei media tradizionali ma hanno identificato anche numerosi e seri difetti, fra cui la mancanza di collegamento con la comunità locale, gli insuccessi nel campo dell’ innovazione e l’ ostilità nei confronti del lavoro dal basso che i cittadini stanno facendo.


Una delle conclusioni più sconcertanti – spiega Gillin – si riferisce alla questione dell’ oggettività. Le citizen journalist hanno espresso un senso di frustrazione di fronte agli articoli giornalistici che confondono l’ obbiettività con la mancanza di coinvolgimento.

I protagonisti dei new media credono di poter essere obbiettivi restando nello stesso tempo collegati con le loro comunità e con le vicende che affrontano e ricostruiscono. Vedono una distinzione molto forte fra notizie e opinioni, sono convinti che loro stessi, i loro contributi e i loro lettori comprendano la differenza, ma non ritengono la loro ‘’prospettiva partecipatoria’’ – un punto di vista più informato e più collegato – come una violazione della obbiettività.
Le citizen journalist credono anche che il loro collegamento e il loro coinvolgimento con le comunità locali diano loro un vantaggio rispetto alla variabilità di opinioni dei cronisti.

‘’Fare parte della comunità piuttosto che coltivare il distacco viene visto come un dato molto importante dai protagonisti dei new media. Secondo cui questo significa un maggiori accesso alle fonti e una maggiore vicinanza ai problemi.

“La nostra politica locale a volte è comica. Molte volte i giornali non possono metterlo in rilievo, perché il giornale è una istituzione e una istituzione che accusa e ride nello stesso tempo è fuori del normale. Al contrario, io non sono altro che una persona che se ne sta seduta sul suo culo’’.

Vengono fuori anche delle indicazioni second cui sia i cittadini che i giornalisti amatoriali ritengono che i media tradizionali esagerano sui toni conflittuali per rendere gli articoli più appassionanti. Questo polarizza i protagonisti e frustra gli sforzi per trovare un terreno comune. Da quando gli addetti ai new media hanno uno spazio nelle loro comunità, essi sentono che il sensazionalismo lavora contro i miglioramenti che loro cercano di ottenere.

Molti dei giornalisti amatoriali interpellati sostengono anche che le redazioni locali hanno reagito al loro lavoro con atteggiamenti che vanno dalla assoluta indifferenza alla aperta ostilità.

”I responsabili dei new media, in particolare, sentono che i media tradizionali hanno reagito ai cambiamenti attaccandoli piuttosto che tenendone conto. La passione e il rispetto per il giornalismo che era ben visibile in tutti costoro può forse indurre qualcuno a sentirsi minacciato da qualsiasi cambiamento che possa essere registrato nel campo editoriale. Ma i responsabili dei nuovi media probabilmente riescono a vedere il cambiamento come una evoluzione accettabile piuttosto che come una minaccia agli elementi di base della professione”.

Quest’ ultimo punto è il dato più preoccupante della ricerca. Basta leggere il libro di Clayton Christensen, The Innovator’s Dilemma, per rendersi conto come una rottura economica venga quasi sempre dal basso. I nuovi arrivati, che spesso sono di qualità inferior, vengono trattati dall’alto in basso dai leader del mercato. E tuttavia, come sottolinea Christiansen, nuove band (‘’ new kids on the block’’, nota band di Boston degli anni ’80, ndr) aprono la strada a nuova audience che invariabilmente cresce col tempo. Intanto, i leader del mercato tendono a chiudersi sui prodotti di alto livello e si esiliano gradualmente in una nicchia. La sola strada per evitare questo destino è di affrontare la nuova competizione, anche se ciò provoca una grande fatica. Non si può reinventare senza sofferenza.

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