Ma molti grandi editori dicono no all’ online a pagamento

| 15 settembre 2009 |

pagamento Non tutto il fronte editoriale Usa intende, per ora, imboccare la linea lanciata da Rupert Murdoch – Intanto una piccola analisi di PaidContent rileva che dai risultati dei giornali online che fanno pagare i contenuti emerge ‘’ un quadro piuttosto poco incoraggiante”

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Mentre si continua a discutere sul passaggio dal tutto gratuito al sistema di un parziale pagamento dell’ informazione su Internet, PaidContent ha fatto una piccola inchiesta sui risultati dei giornali online che fanno pagare l’accesso al servizio. Ne emerge – segnala Luca De Biase sul suo blog – un quadro piuttosto poco incoraggiante: 

I giornali tendono a collocarsi in mercati di piccole dimensioni, spesso rurali; i costi degli abbonamenti all’ online in generale sono nettamente inferiori a quelli dell’ edizione a stampa (mediamente il 75% del prodotto su carta); dove i dati sono disponibili, il numero degli abbonati online è ancora una minima parte degli abbonati all’ edizione cartacea (meno del 5%); molti di questi giornali spiegano di aver adottato il sistema a pagamento non tanto per fare soldi online, ma quanto per proteggere le vendite dell’ edizione stampata.

‘’L’ idea – commenta De Biase – è insomma per ora poco sviluppata e ben poco risolutiva. Come ci si poteva peraltro aspettare che fosse. Ecco i dati’’.

E molti editori dicono ”no”

In ogni caso, anche nel settore dei grandi media, ‘’molti dei maggiori editori sul web, sia pubblicamente che in privato, hanno detto no al modello a pagamento’’, ricorda Mike Schields su Editor&Publisher.  ‘‘Non è nel nostro DNA’’, ha dichiarato ad esempio Jimmy Pitaro, capo di Yahoo Media Group.

Oltre a Yahoo – prosegue Schields -, né MSNBC.com, né CBSNews.com, né CNET pensano di mettere in piedi qualche servizio a pagamento. CNN.com non ha fatto alcun passo in questa direzione. Anche ESPN.com, che da tempo richiede un piccolo abbonamento per il servizio ESPN Insider product, non sembra intenzionata a cambiare il suo approccio. “Non stiamo affatto pensando a passare al tutto a pagamento’’, ha rilevato John Kosner, vicepresidente e general manager del settore digitale della ESPN.

Secondo Editor&Publisher, ‘’una delle ragioni chiave di questa esitazione è che i siti con un grande traffico temono l’ introduzione di barriere. ‘’Basta alzare un firewall e immediatamente cala l’ audience’’, ha sottolineato Joe Gillespie, vicepresidente esecutivo del settore Interactive Technology & News della CBS. “Puoi veramente danneggiare’’ le strategie SEO (ottimizzazione con i motori di ricerca). Secondo Gillespie, dal 35 al 40% del traffico su CNET viene dai motori di ricerca, e per CBSNews.com, si arriva al 60%.

Un’ altra diffusa paura è che gli utenti – dopo essere stati condizionati per anni a ritenere che il web è un ambiente tutto-gratuito – si spostino su altri siti piuttosto che pagare. “In ogni caso ci devono essere delle nformazioni che non possono che essere gratuite’’, rileva Charlie Tillinghast, presidente di MSNBC.com. “Se Obama tiene un discorso, lo metteremo a pagamento quando almeno una mezza dozzina di altri siti lo danno gratis?’’

Ma Steve Brill, co-fondatore di Journalism Online, pensa che molti editori online hanno una concezione notevolmente erronea di come il modello a pagamento funzioni. La maggioranza dei siti – rileva – sarebbero folli se mettessero tutti i loro contenuti dietro il muro del pagamento. Invece, dovrebbero far agare – ritiene Brill – solo i contenuti esclusivi e iperlocali. Obbiettivo: fare più soldi con gli utenti più attaccati, anche se si perde qualche clic. ‘’Non dovrebbero essere significativo il numero di pagine viste perdute’’, dice Brill.

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