La tv, al tramonto, rinascerà su Internet

| 18 novembre 2009 |

Comcast La scalata di Comcast a NBC Universal, secondo il New York Times, nasconderebbe la volontà dei padroni delle televisioni di accaparrarsi i contenuti per decidere come distribuirli, visto che al momento il web permette di guardare telefilm e documentari a costo zero – Fino a poco tempo fa – rileva Nicholas Carr – la tv era stata risparmiata dai tormenti che Internet ha portato in altre industrie dei media per la bassa capacità di connessione, ma ora, invece, si possono facilmente bypassare i fornitori di contenuti tradizionali, così come la pubblicità e le tariffe che essi chiedono – La scalata verrà affrontata anche dalla Federal Communication Commission, l’ authority Usa delle comunicazioni, che ha già all’ ordine del giorno anche la vertenza fra Comcast e BitTorrent e le norme sulla net neutrality

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di Matteo Bosco Bortolaso

New York – Da qualche giorno gli esperti di media degli Stati Uniti guardano con interesse all’esito della scalata del gigante delle comunicazioni via cavo, Comcast, su NBC Universal, miniera ricca di film e programmi televisivi in mano alla General Electric. Prima di avere un responso, però, dovremo aspettare parecchio – da sei a dodici mesi – perché l’eventuale processo di acquisizione dovrà essere controllato dai garanti del governo di Washington. “Sarebbe il primo megadeal nei media dell’era Obama”, annota il Wall Street Journal.

Ma perché Comcast è interessata a NBC Universal? Il domenicale del New York Times propone un’interessante interpretazione: i padroni delle tv vogliono accaparrarsi i contenuti per decidere come distribuirli, visto che al momento il web permette di guardare telefilm e documentari a costo zero.

Nicholas Carr, autore del libro “Quel che Internet fa ai nostri cervelli” che verrà pubblicato l’anno prossimo, racconta sulla rivista che già ora – attraverso un semplice lettore blu-ray, oppure una console per i videogiochi come Wii o Xbox, tutti collegati alla rete – è possibile vedere show televisivi (su siti come Hulu, Yahoo TV, CNN.com, PBS.org, ESPN360.com), film (Netflix, pagando 11 dollari al mese) e ascoltare musica (iTunes, Pandora). Tutto senza alcun abbonamento via cavo, che costa almeno una trentina di dollari ogni mese. Contenuti del genere, inoltre, si possono vedere pure su un iPhone.

“Fino a poco tempo fa – scrive Carr – la tv era stata risparmiata dai tormenti che Internet ha portato in altre industrie dei media, come la musica e l’editoria: la ragione è largamente dovuta alla capacità di connessione”, che non è abbastanza ampia per trasmettere immagini ad alta definizione. Ora, invece, si possono facilmente “bypassare i fornitori di contenuti tradizionali, così come la pubblicità e le tariffe che essi chiedono”. Insomma, “la televisione sta scappando dal box vicino alla nostra tv”. Ne segue anche una importante conseguenza a livello sociale: gli show televisivi non vengono più visti in gruppo, in famiglia o con gli amici, ma sempre più spesso in maniera solitaria, davanti allo schermo del computer o dell’iPhone.

Se Comcast, che oltre al cavo fornisce anche collegamenti via Internet, riuscirà davvero a conquistare la NBC, si ritroverà a possedere pure una fetta del sito internet Hulu (controllato anche ABC e Fox), dove sono visibili parecchi show televisivi. E questo, secondo Carr, mette in evidenza il conflitto di interessi di questa nuova era telematica: possedere i contenuti e anche i mezzi per trasmetterli, cosa che nella storia dei media, comunque, è sempre accaduta. “Bloccando o rallentando certe trasmissioni – scrive l’esperto di media – possono spingerci verso altri programmi ed impedirci di vedere le alternative, particolarmente quelle gratuite”.

E’ qualcosa che in realtà è già successo. Nel 2007 si scoprì che Comcast bloccava i link a BitTorrent, attraverso i quali si possono scambiare contenuti di ogni tipo. La spiegazione ufficiale era che questi link impegnavano troppa banda nelle comunicazioni telematiche di Comcast. I più smaliziati, però, sostengono che il gigante del cavo voleva invece difendere i contenuti che trasmetteva sulle tv, i quali sono scaricabili gratuitamente attraverso BitTorrent.

Una mossa del genere, secondo i puristi della rete, va contro il principio di net neutrality, secondo cui il web deve essere aperto a qualunque tipo di contenuto. La Federal Communication Commission, l’agenzia del governo di Washington che si occupa di comunicazione, ha aperto un’indagine e ha chiesto alla Comcast di sbloccare la situazione. Il gigante del cavo ha fatto appello, e così la situazione è ancora tutta da sbrogliare. Sarà un bel grattacapo per Julius Genachowski, il capo dell’agenzia nominato da Obama.

Nelle scorse settimane, comunque, la FCC ha già iniziato ad abbozzare nuove norme affinché la “neutralità della rete” abbia forza di legge. La speranza, come scrive il magazine del New York Times, è che “i provider Internet non controllino i siti che visitiamo o i servizi che usiamo: un accesso libero alla rete è ormai qualcosa che assomiglia molto ad un diritto”.

L’agenzia per le comunicazioni, oltre alla vertenza su BitTorrent e alle norme sulla net neutrality, dovrà dire la sua anche sulla possibilità di matrimonio tra Comcast e NBC. Sul caso si potrebbero pronunciare anche il dipartimento di giustizia e la Federal Trade Commission. Secondo gli esperti, comunque, è improbabile che la Casa Bianca voglia bloccare il megadeal: la concorrenza tra i giganti del cavo è già forte, e i mezzi a disposizione dei consumatori non mancano.

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