La stampa non è più il cuore ma solo una delle periferie dell’ informazione

| 17 dicembre 2009 |

rotativa L’ industria dei giornali, che un tempo si credeva centrale, è diventata ora solo una delle materializzazioni della Rete – E questo mette in luce il dramma dell’ informazione di oggi: è l’ industria della stampa che si occupa anche della destinazione ‘’web’’ del giornalismo, ma è incapace di organizzarla e, soprattutto, di monetizzarla – Mentre toccherebbe all’ industria del web, cioè alla generazione che ha dato i natali a Twitter, Google, Facebook, Yahoo, ecc., inventare i supporti e i meccanismi web del giornalismo – Una riflessione di Benoit Raphael

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La Rete è uno spazio in cui si scambiano informazioni immaginarie. Dalle voci alla deformazione, passando per la testimonianza e la rivelazione, ogni informazione condivisa sulla Rete deve essere considerata come immaginaria, prima che essa non sia entrata in un processo di materializzazione.

E’ la convinzione di Benoit Raphael (redattore capo del Post, un pure-player partecipativo e comunitario lanciato da leMonde Interactif nel settembre 2007) che sul suo blog (Demain tous journalistes?) analizza in un lungo e approfondito post ‘’Come l’ informazione è diventata immaginaria. Come rivoluziona l’ industria’’. Cercando di individuare dalla trama del mutamento delle linee di azioni concrete per l’ industria del fare informazione.

Come definire una materializzazione? Si tratta – spiega Raphael – di un processo collettivo di validazione nella percezione e di messa in forma di una ‘’idea’’. Indipendentemente dal fatto che questa materializzazione sia ‘’fisica’’ (carta, televisione) oppure virtuale ma sempre socialmente accettata (web o sistemi mobili).
Sul web questa ‘’validazione’’ è certo molto più fluttuante. E mutante…
E’ il ‘’rischio’’ determinato dall’ incontro, dall’ intreccio, di due mondi fino ad ora separati: processo immaginario (potente e caotico), processo materiale (debole e forzato).

Tutto questo – spiega Raphael – ci dice anche molto sul modo con cui l’ industria deve oggi organizzarsi attorno a questa rete.
Mi riferisco in particolare all’ industria dell’ informazione, perché è il mio mestiere, ma si potrebbe applicare questa riflessione all’ insieme dei settori di attività.

Per molto tempo (e oggi ancora!) l’ industria della stampa si è considerata come il cuore del sistema dell’ informazione e ha interpretato Internet come una destinazione. Come una delle materializzazioni del suo mestiere di informare e di costituire dei ‘’legami’’.

Ora è proprio il contrario. Oggi il cuore dell’ informazione e degli scambi sociali è la rete. L’ industria della stampa è una delle materializzazioni di questa rete.

Per questo è idiota voler monetizzare internet dicendo che la Rete sta sostituendo i supporti tradizionali.

Internet ha sostanzialmente rovesciato il rapporto fra le competenze nell’ universo dell’ informazione e spostato i supporti verso la periferia.

1) Le competenze di valore (rete):

– Il ‘’giornalismo’’: da intendere come una rete di competenze (compresi quelli che un tempo venivano chiamati i giornalisti), il cui obbiettivo è la produzione e la valorizzazione dell’ informazione. Questo giornalismo di domani non deve essere considerato come una redazione fisicamente localizzata, ma come una dinamica di scambi. Non più come un mestiere ma come una competenza. Una competenza forzatamente condivisa che deriva più dalla rete (Internet) che da una industria in particolare.

2) Le competenze dei supporti (industria):
– L’ industria della carta: si occupa della destinazione ‘’stampa’’ del giornalismop. L’ organizza e la monetizza.
– L’ industria della televisione: si occupa della destinazione ‘’broadcast’’ del giornalismo. L’ organizza e la monetizza.
– L’ industria del web: si occupa della destinazione ‘’web’’ del giornalismo. L’ organizza e la monetizza.
– L’ industria del mobile: ecc., ecc.

Questa classificazione – continua Raphael – ha almeno il merito di mettere in luce il dramma dell’ informazione di oggi: è l’ industria della stampa che si occupa anche della destinazione ‘’web’’ del giornalismo.

Risultato? Essa è incapace di organizzarla e, soprattutto, di monetizzarla. Non è il so mestiere. Tocca all’ industria del web di inventare i supporti e i meccanismi web del giornalismo. Cioè la generazione delle start-up del web, quella che ha dato i natali a Twitter, Google, Facebook, Yahoo, Skype o Amazon.

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