La Neutralità della Rete sempre più a rischio

| 6 novembre 2009 |

Trattative semisegrete in corso in Corea avrebbero delineato un Accordo contro la contraffazione che, di fatto, sanzionerebbero massicciamente il download di materiali coperti da copyright – Ma i venti della censura soffiano forti in Europa dove va avanti la marcia di Consiglio e Parlamento europeo contro il p2p – Verrebbe escluso l’ intervento dell’autorità giudiziaria a favore di competenze delle autorità amministrative, privando così il cittadino della possibilità di “difendersi nel quadro di un ordinario processo, di fronte ad un magistrato imparziale e non ad un’autorità che potrebbe essere portatrice di interessi di parte”, come sottolinea PuntoInformatico

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di Andrea Fama

Gli Stati Uniti continuano a promuovere un percorso verso la regolamentazione della Rete e, attraverso un accordo internazionale (ACTA, Anti-Counterfeiting Trade Agreement), starebbero accarezzando l’idea di arrivare anche alla chiusura della connessione Internet agli internauti rei di scaricare dalla Rete materiale coperto dal diritto d’autore. Secondo indiscrezioni sul testo dell’ACTA, i proprietari di tali diritti, quali imprese e produttori, avrebbero facoltà di perseguire legalmente i provider che consentono ai propri utenti lo scambio in Rete di file “d’autore”.

Un tale accordo, naturalmente, costituirebbe un durissimo colpo per il PeerToPeer che tanto inquieta i produttori di contenuti, pronti a barricarsi dietro accordi internazionali, disegni di legge ed emendamenti di vario tenore.

Tuttavia, i venti censori che soffiano sulla Net Neutrality non nascono negli USA, ma hanno attraversato l’Atlantico sospinti dalle correnti che agitano il vecchio continente. Proprio in questi giorni, infatti, il Consiglio ed il Parlamento Europeo hanno raggiunto un accordo che mina il P2P così come la Neutralità della Rete accettando la disconnessione degli utenti quale pena deterrente per il download illegale.


Il famoso emendamento 138, infatti, pare aver trovato una propria forma definitiva (a metà tra quella garantista originaria e quella giustizialista che si era fatta prepotentemente strada a Bruxelles) che non prevede più l’intervento dell’autorità giudiziaria per bloccare l’accesso ad Internet agli utenti dal download troppo facile e recidivo. Con questa decisione la palla passa all’autorità amministrativa, privando il cittadino della possibilità di “difendersi nel quadro di un ordinario processo, di fronte ad un magistrato imparziale e non ad un’autorità che potrebbe essere portatrice di interessi di parte”, come sottolineano dalle colonne di PuntoInformatico.

Eppure inizialmente l’Europa sembrava convinta del fatto che l’accesso ad Internet fosse un diritto fondamentale e, in quanto tale, andasse difeso senza restrizioni a diritti e libertà fondamentali, applicabili solo “in circostanze eccezionali”. Eppure il vento è cambiato, le posizioni si sono fatte meno nette e l’idea di un’Unione Europea garante delle libertà fondamentali è andata sfocandosi gradualmente. Lo confermano anche da La Quadrature du Net, tra i primi siti a difendere l’emendamento 138, secondo cui “con tale ripiego, il Parlamento europeo si è fatto carico dell’idea erronea che, in virtù dei trattati, non detiene alcun diritto a proteggere i diritti dei cittadini”.
E non è un caso che le voci più accalorate a levarsi in difesa di tali diritti abbiano un marcato accento francese. Proprio nella patria del sarkozysmo e della notoria legge Hadopi (invidiata da molti legislatori e da tutti i detentori di copyright italiani) è stato recentemente pubblicato un libro, La Bataille Hadopi, che si scaglia contro la sopra citata legge che permette il blocco dell’accesso a Internet agli utenti che, dopo due avvisi, persistano nella propria attività di download.
Gli autori del libro – circa quaranta tra deputati e giornalisti, sindacalisti e internauti – sostengono che “la guerra dichiarata per il controllo di Internet ha luogo in Francia, in Europa e nel mondo. Ciò è dimostrato perfettamente dalla sindrome Hadopi: le lobby guidate dall’industria della cultura prendono a pretesto la difesa della creatività per trasformare Internet in un minitel (vecchio servizio telematico francese) ed imporre una società fondamentalmente ingiusta in cui lo scambio sarà criminalizzato”. La legge Hadopi, continuano gli autori, “elude la questione della remunerazione degli autori, propone un arsenale repressivo e costoso che non porterà un solo centesimo in più ai creativi e pone l’internauta in uno stato di insicurezza giuridica totale”.
Tuttavia, la Francia non è sola in Europa a voler ingabbiare il Web. In Italia da mesi assistiamo a tentativi (più o meno maldestri) di regolamentare la Rete, ma in questi giorni anche la liberale Inghilterra si è allineata alle posizioni francesi annunciando, in occasione di un forum governativo sui diritti d’autore, un disegno di legge molto simile a quello del francese Hadopi. A farsi portavoce dell’iniziativa è Peter Mandelson, Ministro dell’Industria inglese, secondo cui tale misura sarà applicata come ultima alternativa (a cui sarà comunque possibile fare ricorso) in seguito a due avvisi inoltrati agli utenti e da essi ignorati. Si tratta di una misura che mira a tutelare i circa due milioni di lavoratori impiegati nel settore del diritto d’autore – un business che in Inghilterra muove quasi 18 milioni di euro – e che necessita dell’approvazione dell’Unione Europea. “Non potevamo starcene inermi senza fare nulla”, ha dichiarato Mandelson. Ad ogni modo, “la legge e la sua applicazione costituiscono solo parte della soluzione”. Secondo il ministro, infatti, è necessario che anche l’industria dei contenuti proponga nuove modalità, più economiche, per il download legale da Internet. Naturalmente, così come negli Stati Uniti, anche in Inghilterra la proposta ha suscitato le perplessità dei provider che, vistisi attribuire parte dei costi di realizzazione di tale misura di contrasto alla pirateria, hanno annunciato battaglia lanciando un sito Web dedicato alla causa.

Vuoi vedere che in Italia (forse complice la sprovvedutezza dei legislatori in materia) non stiamo messi poi così male?

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