L’ informazione su internet può essere redditizia?

| 26 aprile 2009 |

internet Dopo aver analizzato la questione valutando le principali fonti e i maggiori blog del settore, un ricercatore francese conferma una tesi che ormai pare assodata: la diffusione dell’ informazione su internet, da sola, non è in grado di sostenere finanziariamente la produzione di informazione giornalistica di grandi redazioni con centinaia di giornalisti – Le strategie alternative e i loro rischi, anche per il giornalismo professionale

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Narvic, su Novovision, pubblica la tesi di un master universitario in Management e Nuove tecnologie  di un ricercatore, Matthieu de Vivie, dal titolo: « La presse sur Internet peut-elle être rentable ? » (L’informazione su Internet può essere redditizia?), che ha analizzato le principali fonti del settore filtrando anche i dibattiti che si sono svolti in questi ultimi mesi sui principali blog di nicchia in ligua francese  

La conclusione è che oggi non è immaginabile che la diffusione su internet, da sola, possa sostenere finanziariamente la produzione di informazione giornalistica di grandi redazioni con centinaia di giornalisti, come le Monde o il Figaro.

Una strategia di sopravvivenza si delinea forse nella diversificazione delle aziende giornalistiche su internet, analoga a quella che ha disegnato il Figaro, che raccoglie ad esempio dei siti di piccoli annunci o di commercio online. C’ è il rischio però di una diluizione, e di una perdita di valore, del marchio e dell’ identità della testata quando abbandona il suo « mestiere di base ». E poi pone, fra l’ altro, anche delle questioni serie rispetto al posto dei giornalisti in questo dispositivo e alla deontologia.

Una seconda strategia, forse più pratricabile, è ben articolata da di Vivie: dei siti di ‘’nicchia’’, di contenuto molto specializzato (high-tech, femminili…), dei « pure players » dalla forte identità realizzati da giornalisti reattivi e motivati, che raccolgono una comunità di lettori (Rue89, LePost…). Questi « formats » di giornalismo online, che si ispirano fortemente ai blog e includono i lettori in una forma di co-produzione dell’ informazione, dovranno però accontentarsi di livelli modesti quanto a ambizione in termini di audience e immaginare dei modelli economici ibridi, che associano diverse fonti di finanziamento. In pratica una via relativamente fragile e precaria che richiede tempo per essere individuata….

Nella sua ultima parte – aggiunge Narvic – il lavoro di ricerca sottolinea che le profonde modifiche del modo di diffusoone e di ‘’consumo’’ dell’ informazione online creano delle nuove opportunità che solo dei prodotti o dei servizi di informazione radicalmente innovativi (Google, Drudge Report…) hanno per il momento saputo sfruttare a loro profitto.

Queste innovazione rimettono in causa le pratiche tradizionali dei giornalisti, così come la concezione che molti di loro si costruiscono del proprio mestiere. Probabilmente bisognerà inventare delle nuogve ‘’formule’’, ma queste sperimentazioni esigono dai professionisti dell’ informazione – conclude Narvic – un grandissimo sforzo di adattamento e di immaginazione.

Affrontare questi rischi richiede coraggio, perché nessuna sperimentazione sfortunatamente è votata al successo garantito…

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