Informazione senza mediazione. Il rischio della propaganda

| 31 gennaio 2009 | Tag:, , ,

obama.jpgLa reintermediazione della disintermediazione: così Sergio Maistrello definisce un importante problema che il mondo si trova davanti – Ora che, ad esempio, il governo Obama può parlare direttamente ai cittadini, chi svolgerà la funzione ‘’terza’’ di discernere fra informazioni e propaganda? – Il re (Beppe Grillo) è seminudo – Il ruolo del giornalista si restringe ma il suo spazio si allarga

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‘’Ora che un governo – come sta concretamente facendo Obama negli Stati Uniti – può parlare direttamente ai cittadini, disintermediando un rapporto che prima passava prevalentemente attraverso giornali e televisioni, chi è la figura terza e indipendente in grado di discriminare le informazioni di pubblica utilità dalla propaganda? Chi si fa garante degli interessi dei cittadini?’’

E’ in questi termini che Sergio Maistrello sintetizza, in un post molto interessante sul suo blog, il dibattito aperto da New York Times e Columbia Journalism Review e ripreso qui da noi da Giuseppe Granieri e Mario Tedeschini Lalli.

Nell’ articolo, intitolato ‘’La reintermediazione della disintermediazione’’, Maistrello continua:

‘’Può un governo, il cui compito è appunto governare, diventare anche il soggetto deputato a raccontare le proprie gesta senza scadere nella demagogia? Può permettersi di trattare con sufficienza i canali preferenziali con la stampa, non avendo più quell’unica urgenza nello spiegarsi al popolo?’’.

’Il garante tra Obama e il cittadino americano iscritto alla sua mailing list o al social network della Casa Bianca secondo me esiste – nota Maistrello – ed è il cittadino stesso in quando parte di una comunità di suoi pari inserita in un ecosistema ricco di punti di vista (Giuseppe Granieri, in proposito, ha avuto in passato efficaci argomenti).

La Casa Bianca, per quanta forza mediatica non filtrata possa riuscire a sviluppare sui media digitali, sarà sempre una tra le tante fonti digerite dalla comunità attiva e interconnessa a cui si rivolge. Isole di fanatici acritici esisteranno domani, come del resto esistono oggi pur con tutti i guardiani del potere che tradizione vuole. Dalle stelle alle stalle: che cos’è successo nel momento in cui Beppe Grillo da inaspettato profeta della libertà digitale s’è trasformato, come molti temevano, in una parodia di capopopolo? Che nel giro di pochi mesi una consistente fetta dei suoi ammiratori più attenti l’ha lasciato andare per la sua strada, deluso dai non detti, dalle cause eclatanti ma avventate, dalla comunicazione unidirezionale. Il re è quanto meno poco vestito e il suo popolo, che oggi sarà meno garantito ma in compenso ha una coscienza più distribuita che in passato, se n’è accorto piuttosto in fretta’’.

Quanto alle ‘’mediazioni giornalistiche. Una delle mediazioni la cui crisi si sta cominciando ad avvertire in modo più drammatico è quella del giornalismo, e lo dico da giornalista e da lettore insieme. Il problema non sono tanto i giornalisti, ma la sovrastruttura editoriale. La sovrastruttura editoriale è moribonda – continua Maistrello -, schiacciata dalla velocità del progresso tecnologico e da un tirare a campare spesso poco coraggioso, quando non anche poco assennato. Il ruolo del giornalista (qui inteso come generico addetto professionale all’informazione, al di là di qualunque inquadramento corporativo) si restringe, in parte perché sostituito da un diffuso fai-da-te nel reperimento e nella digestione delle notizie, in parte perché il lettore medio si sta estinguendo ed è sempre più complicato confezionare un prodotto generalista. Si estende, in compenso, lo spazio del giornalista (o di chi per lui, intendiamoci sui termini), il quale torna utile – se non necessario – nelle mille nuove situazioni in cui sono richieste sintesi, competenza consolidata, verifica accurata delle fonti, velocità e qualità nella confezione. Questo è un vecchio pallino, che mi porto dietro dal 1998: la testata si disgrega, ma il giornalista resta’’.

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  • wolf

    Salve ,sono un reporter free-lance e vorrei attirare l’attenzione su un problema sia di tutela dell’informazione che di rapporto con i nuovi media. Campo di battaglia: lo svolgimento delle elezioni regionali 2009 in Sardegna. Un amico che lavora per una delle testate giornalistiche più importanti, mi aveva parlato tempo fa ,di come fossero state date disposizioni ferree, nell’affrontare qualsiasi notizia inerente alla campagna elettorale. Oltre a notare come si parlasse esclusivamente dei candidati alla presidenza, Soru e Cappellacci, con pochissimo, se non inesistente spazio per gli altri, ho trovato un articolo della Nuova Sardegna in seconda pagina, che descriveva l’utilizzo di youtube in maniera vittoriosa del candidato del PDL a discapito del suo avversario che invece regna su facebook. Bene, ovviamente sono andato immediatamente ad approfondire la ricerca, ma il mio risultato è stato piuttosto diverso… Entrato su youtube ho ricercato per tre volte distinte con le seguenti frasi: regionali 2009, elezioni regionali 2009, regionali 2009 sardegna (potete provare anche voi). Ora, oltre alla presenza dei presidenti che non si evidenziano ne per visite ne per supporto di sottoscrizioni, ne per qualità tecniche, ho scoperto tanti altri candidati più in vista e che utilizzassero il canale con più coscienza; primo esempio è Carlo Melis che è più visitato, più sottoscritto (tra i primi in Italia), e soprattutto comunica utilizzando l’Alta Definizione (HD) con video tra i 3 e i 5 min.; mentre un certo Panunzio si avvale della musica di sottofondo di un musical che pare sia il plagio scandalo da cui prese l’inno Forza Italia, e tanti altri candidati e realtà che, finalmente, espongono il loro programma senza nascondersi dietro spot da 20 sec. Preconfezionati, con claim scritti da chi sa chi. Questo in democrazia, o almeno per diritto all’informazione, sarebbe un aspetto da urlare a gran voce ai cittadini che vorrebbero sapere qualcosa di più, ma pare che non sia così; chi vuole strumentalizzare o nascondere alcune verità attraverso giornali e tv non ha nessuna intenzione di mollare l’osso…
    L’ultimo pensiero che mi rimane è : con l’entrata ufficiale del Vaticano su youtube e di tanti altri colossi, fino a che punto potranno o riusciranno, nell’intento di screditare blog, social network e tutto il mondo web?