Il ”Newsmaster”, una nuova funzione che sta emergendo spontaneamente ma che stenta a diventare mestiere giornalistico

| 26 settembre 2009 |

newsmaster Il newsmaster può essere una figura professionale emergente? C’è del valore in quello che fa? Ha un futuro? Robin Good ha intervistato George Siemens, ricercatore di tecnologie per la formazione, il futurologo dei media Gerd Leonhard e l’esperta di collaborazione e semplificazione online Nancy White, che hanno spiegato da vari punti di vista la grande importanza di questa funzione di fronte alla complessità e alla ricchezza infinita della Rete, ma anche – soprattutto per i giornali – di fronte alla necessità di sentire i lettori/utenti e raccogliere le loro voci, affinando dei veri e propri Newsradar

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‘’Quello che avevo immaginato in origine come una nuova figura all’interno della rete necessaria per aggregare, filtrare e selezionare le informazioni, le notizie e gli strumenti più rilevanti su uno specifico argomento ha iniziato ad emergere spontaneamente’’. E’ la figura del Newsmaster, un tecnico/professionista in rado di scandagliare la rete e cercare informazioni precise e pertinenti, che vadano al di là della generica “freddezza” degli aggregatori automatici.  Robin Good – editore online ed esperto di comunicazione nei new media – ne aveva parlato ripetutamente negli anni scorsi (vedi Lsdi,  Il Newsmaster, un nuovo mestiere) e ora torna sull’ argomento con un ampio aggiornamento su Masternewmedia, in cui raccoglie anche il parere di tre esperti della Rete, ‘’ Il Futuro dell’ Informazione: Il ruolo del Newsmaster secondo Gerd Leonhard, George Siemens e Nancy White’’.

‘’Grazie alle nuove opportunità create in un primo tempo dai social media e più di recente da tecnologie come Twitter, che rende molto semplice per le persone aggregare, esaminare e ridiffondere notizie e informazioni utili, le capacità di base del newsmaster hanno cominciato a diventare più visibili e riconosciute’’, spiega.

‘’Ma questo individuo
, il newsmaster emergente, non è solo come il tipico appassionato di Twitter che condivide tutte le informazioni interessanti che trova. Il suo valore, per come la vedo io, nasce dal focalizzarsi solo su un argomento molto preciso, e dal comportarsi come un radar sempre acceso. Il suo valore peculiare non sta solo nell’abilità di captare tutto ciò che viene detto, scritto e pubblicato su un determinato argomento, ma molto risiede anche nella capacità di filtrare, selezionare e curare da un punto di vista editoriale (mettere i titoli, disporre in sequenza, raggruppare, commentare ecc.) il flusso di informazioni che gestisce.

A livello di tecnologia, i feed RSS restano il componente fondamentale
attraverso il quale un newsmaster può mettere insieme informazioni provenienti da molti tipi di fonti diverse: siti tradizionali, directory, motori di ricerca, social media come blog e siti di video sharing, siti di informazione, social bookmarking, ed ora anche da Facebook, Twitter e Friend Feed.

Così mentre molte persone stanno facendo spontaneamente un qualche genere di newsmastering molto leggero e casuale tramite Twitter o tramite il loro flusso personale proveniente dai vari social media, sono veramente pochi quelli che hanno provato a raffinare il loro approccio naturale al newsmastering o sono divenuti consapevoli dell’opportunità che esiste di elevare questa attitudine a un livello più alto e professionale’’.

Il newsmaster può essere una figura professionale emergente? C’è del valore in quello che fa? Ha un futuro?Robin Good ha intervistato George Siemens, ricercatore di tecnologie per la formazione, il futurologo dei media Gerd Leonhard e l’esperta di collaborazione e semplificazione online Nancy White, che hanno spiegato da vari punti di vista la grande importanza di questa funzione di fronte alla complessità e alla ricchezza infinita della Rete, ma anche – soprattutto per i giornali – di fronte alla necessità di sentire i lettori/utenti e raccogliere le loro voci, affinando dei veri e propri Newsradar.  

Le interviste-video e le loro trascrizioni sono qui. 

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