Freelance: perché io valgo…

| 25 novembre 2009 |

Copertina-12passi ‘’I 12 passi del recupero’’ dallo stato di depressione che coglie molti giornalisti autonomi – Lsdi ha curato l’ edizione italiana di questo ‘’Manifesto’’ realizzato da un freelance canadese in stile ‘’alcolisti anonimi’’ per far uscire i ‘’pigisti’’ (quelli che chiamiamo collaboratori esterni) dalla percezione di disadattamento, di inferiorità e di ambiguità che spesso li paralizza. E convincerli a ‘’liberare’’ tutto il ‘’loro potenziale’’ –‘’ Freelance è bello’’ insomma – Un punto di vista molto ‘’imprenditoriale’’ e parecchio lontano dal taglio, forse troppo sindacalese, che caratterizza il dibattito in corso in Italia sul giornalismo autonomo – L’ opuscolo di Nicolas Ritoux, giornalista francofono, è comunque utile lo stesso: sia perché è divertente e sia perché ci può aiutare a chiederci, anche sul filo dell’ ironia: ma fosse vero che, come ormai giurano tanti guru della Rete, ‘’il futuro del giornalismo è imprenditoriale’’? – Certo, sapendo bene che per ora, purtroppo, bisogna fare i conti con quelli che hanno nelle mani il grosso dell’ impresa giornalistica: gli editori. Gli editori italiani. E che il sindacato, anche per i freelance, è ancora uno strumento indispensabile

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Il futuro del giornalismo è imprenditoriale? Lo pensano in molti negli ultimi tempi. Jeff Jarvis, scrittore, giornalista e docente alla Scuola di Giornalismo della New York University, scriveva qualche giorno fa sul suo Buzzmachine.com, che ‘’ The future of journalism is entrepreneurial” ed Eric Sherer, giornalista francese esperto di informazione digitale, spiegava su Mediawatch.afp, che , ‘’ancora tabù fino a poco tempo fa, l’ idea di trasformarsi da giornalista a ‘’imprenditore’’ sta guadagnando sempre più terreno’’ e analizzava una serie di importanti esperienze compiute in merito. (vedi Lsdi, Giornalista-imprenditore: un ossimoro? ).

E Nicolas Ritoux, collega canadese (Montreal), è andato oltre invitando i suoi colleghi freelance (i ‘’pigistes’’*, nel gergo giornalistico francofono) a fare dell’ imprenditorialità una bandiera e una filosofia professionale.


Una sorta di ‘’programma di recupero’’ in 12 passi diretto a combattere l’ intossicazione dai ‘’ tanti pregiudizi e idee preconcette sul lavoro dei freelance, non solo fra i colleghi dipendenti, ma anche al nostro stesso interno’’, spiega Ritoux.
‘’Les 12 étapes du rétablissement’’ – ‘’I 12 passi del recupero’’, come l’ abbiamo titolato noi presentando l’ edizione italiana – è costruito ironicamente sulla falsariga dei manuali di sostegno psicologico per gli alcolisti anonimi, tanto che viene firmato come ‘’Pigistes anonymes’’**.

Si tratta, appunto, di disintossicarsi, secondo Ritoux, dalla percezione generalizzata di disadattamento, di inferiorità e di ambiguità che caratterizza spesso i freelance convincendoli a ‘’liberare’’ tutto il ‘’loro potenziale’’.

Dichiarazione di indipendenza

Freelance è bello, insomma, dice questo Manifesto dell’ orgoglio di giornalisti autonomi. ‘’Noi siamo eccellenti e lo sappiamo’’ è il titoletto del secondo ‘’passo’’.

‘’ Mentre i media si trasferiscono inesorabilmente verso il web e il giornalismo si ‘’de-istituzionalizza’’ al di fuori delle redazioni e delle testate tradizionali, il lavoro autonomo sta diventando il modello dominante per la nuova generazione di giornalisti’’, dice il Manifesto. E quindi bisogna abbracciare senza timidezze una forte autocoscienza imprenditoriale. La strada per uscire da una percezione di presunta minorità e autovalorizzarsi in pieno.

‘’Dichiariamo l’ indipendenza’’ (passo 3), ‘’Facciamoci ammirare’’ (passo 5), ‘’Abbandoniamo gli ideali di purezza’’ (passo 10), ‘’Il nostro nome è un marchio (11). E per finire, ‘’Facciamo del lavoro autonomo una garanzia di qualità’’ (passo finale).

Ritoux è molto esplicito: ‘’In quanto imprenditori – dice spiegando a Lsdi il senso del suo lavoro – non dobbiamo pensare come se fossimo in qualche modo dei salariati ‘a distanza’ o sotto altre forme di dipendenza da un ‘padrone’, perché è una filosofia votata alla sconfitta. I salariati e i sindacati se ne fottono di noi, anche se dicono ogni volta che la nostra situazione è centrale. D’ altronde, appena i giornalisti a tempo indeterminato si trovano in cattive acque, la prima cosa che fanno è reclamare dai loro editori la soppressione delle nostre collaborazioni. E quindi Know Your Enemy’’.

‘’Assumendo lo statuto di imprenditore – continua Ritoux – si vedono le cose in modo diverso. In particolare si capisce che quello che produciamo ha un valore e che questo valore è negoziabile e fluttuante, secondo il cliente e le modalità. Troppi freelance non osano avventurarsi in questo territorio e accettano tutto quello che i loro clienti gli propongono… Ma io raccomando di mettersi in una posizione di parità spiego nell’ ebook’’.

Certo, astrattamente è convincente. Prima o poi dovremo cominciare a chiederci anche qui in Italia se è vero che, come assicurano tanti guru della Rete, ‘’il futuro del giornalismo è imprenditoriale’’. E vedere come concretamente si potrà praticare questa imprenditorialità.

Non sappiamo bene come stanno le cose in Québec. Qui da noi però, purtroppo, bisogna fare i conti con quelli che hanno nelle mani il grosso dell’ impresa giornalistica: gli editori. Gli editori italiani.

E allora, anche per i freelance, probabilmente il sindacato è ancora uno strumento indispensabile.

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– *Al contrario che in Francia, dove i ‘’pigistes’’, i giornalisti ‘’à la pige’’, al pezzo, sono considerati alla stregua dei salariati, in Canada vengono ritenuti dei lavoratori autonomi.
** Sarebbe ‘’freelance anonimi’’, ma in italiano l’ assonanza scompare e quindi abbiamo preferito lasciare la denominazione originale.
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L’ edizione italiana dei ”I 12 passi del recupero” è scaricabile su Lsdi-12passi-definitivo.

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