Eretici nella Rete

| 10 maggio 2009 |

eretici Massimo Russo e Vittorio Zambardino parlano di Eretici digitali – Un progetto che è un blog, un manifesto e sarà anche un libro e che la casa editrice Apogeo ha deciso di sostenere in tutte le sue fasi – Le rette parallele, la responsabilità della politica e la passività del giornalismo professionale di fronte alla Rete, vissuta come una sorta di ‘’altro’’, in una ampia intervista a Sergio Maistrello su Apogeonline

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‘’In questo momento è come se ci fossero alcune rette parallele che non si incontrano mai. Ognuno va per la sua strada e se così continuerà a essere, si avvereranno le peggiori profezie a cui noi facciamo riferimento nel nostro manifesto. Da una parte c’è un establishment dell’informazione che fa grande fatica a capire che deve cambiare registro, strumenti e metodo nel fare il suo lavoro. Dall’altra c’è difficoltà da parte di chi invece è nativo della rete nel comprendere i conflitti e i rapporti di potere che si stanno formando dentro la rete, con rendite di posizione nuove e già molto forti’’.

E’ Massimo Russo che traccia questa immagine del mondo attuale dei media in una intervista ad Apogeonline in cui lui e Vittorio Zambardino, rispondendo a Sergio Maistrello, parlano di Eretici digitali, un progetto che è un blog, un manifesto e sarà anche un libro (con licenza Creative Commons), e che la casa editrice Apogeo ha deciso di sostenere in tutte le sue fasi.

‘’Sullo sfondo di tutto questo – continua Russo – c’è la politica, che non capisce o fa finta di non capire, e che quando interviene sui temi della rete o dell’informazione lo fa in modo censorio e comunque poco tutelante della pluralità e delle libertà. Sopra tutti questi livelli ci sono le piattaforme, ovvero i nuovi mediatori del potere economico in rete. Se tutte queste parallele continuano a non intersecarsi è difficile produrre cambiamento. Il loro incontro, secondo noi, è possibile ed è possibile soltanto attraverso l’eresia’’.

E l’ eresia non può che passare anche attraverso la professionale, la comunità professionale dei giornalisti che, come racconta molto bene Zambardino ha sempre assunto un atteggiamento passivo di fronte alle nuove tecnologie. E non solo in Italia. E che questa passività, se non viene ribaltata e corretta in tempo, rischia di aprire la strada a nuovi modi di fare informazione che tagliano fuori il patrimonio di pratiche e di etiche che bene o male la professione ha accumulato e che in qualche modo hanno un loro peso sulla qualità della produzione.

‘’Al di là di alcune isole virtuose, c’è il problema della passività della comunità professionale rispetto a questa crisi – spiega Zambardino -. Stiamo parlando dell’Italia, ma è altrettanto vero nel mondo anglosassone: la comunità professionale ha vissuto l’avvento del digitale come un pericolo, come una minaccia. È un problema che avvertiamo in modo particolare, perché noi ci siamo sporcati le mani, abbiamo vissuto le bolle, abbiamo sempre scelto di stare in cucina, abbiamo tentato la strada della digitalizzazione del media tradizionale e della creazione di nuove forme e contenuti; crediamo insomma di aver capito come funziona questo campo. Il rischio che noi vediamo è che la crisi e il digitale facciano maturare nuove forme di comunicazione e informazione, travolgendo però la funzione della vigilanza democratica propria del giornalismo’’.

L’ intervista è qui.

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