Editori, giornali e giornalisti: che fare?

| 14 novembre 2009 |

Giua
La tempesta che sta investendo il mondo dell’ industria editoriale, la crisi dei ruoli dei suoi protagonisti – editori, giornalisti, ma anche i lettori e la società nelle sue articolazioni –, la rivoluzione digitale e la difficoltà di scoprire nuovi modelli economici sono al centro dell’ ultimo numero di ‘’Problemi dell’ informazione’’, che contiene fra l’ altro due ampie analisi di Claudio Giua, direttore generale di Kataweb, e Luca De Biase, scrittore e giornalista del Sole24ore per cui ha progettato e dirige la sezione ‘’Nòva24’’

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Nel suo saggio, ‘’Il giornalismo sulla scena digitale – Politiche industriali e scelte tecnologiche, informazione e Costituzione’’*, Giua affronta i punti chiave della crisi e delinea lo stato attuale del dibattito sulle possibili soluzioni, con uno sguardo attento alle sperimentazioni più interessanti in corso nel mondo e con un taglio spiccatamente imprenditoriale.

IL FUTURO DEI GIORNALI

Giua in particolare accoglie le tesi contenute nel Rapporto ‘’Newspaper Economic Action Plan’’ dell’ American Press Institute, secondo cui “i giornali hanno un lungo futuro davanti e coesisteranno con gli altri media. Ovviamente, i formati dovranno adattarsi alle condizioni di mercato, ai nuovi canali di distribuzione (che comprendono i lettori elettronici e i cellulari) e alla tecnologia, che continuerà ad evolvere”.

La crisi – osserva Giua – va dunque affrontata definendo gli ambiti e le opportunità grazie ai quali l’informazione scritta sopravviverà e crescerà. Eccoli:

Brand. Va salvaguardata e rilanciata la centralità del marchio, che garantisce la qualità dell’informazione.

Organizzazione del lavoro. Il prodotto informativo deve avere le caratteristiche di flessibilità e usabilità multipiattaforma che derivano da un’organizzazione del lavoro totalmente rinnovata.

Piattaforme di distribuzione. La carta non è più la piattaforma di distribuzione principale perché l’utenza usa il web sia fisso che mobile per l’informazione di base.

Valorizzazione del prodotto. Va progettata e realizzata una nuova catena del valore che parta dalla notizia e la monetizzi ad ogni passaggio e su ogni mezzo di diffusione.

IL PROBLEMA DEI CONTENUTI…

Quanto al problema dei contenuti, secondo Giua l’ editoria d’informazione sta vivendo due paradossi strettamente correlati: da una parte, “mai in passato i contenuti realizzati da redazioni professionali hanno avuto, grazie ad Internet, una diffusione e un’influenza tanto larghe e riconosciute”; dall’altra, proprio nel momento in cui è massima la diffusione del prodotto informativo, “le aziende editoriali si trovano a disinvestire, perché raccogliere e confezionare notizie, ideare e scegliere linee di commento ha costi non coperti dai ricavi”.

Il problema è tutto qui- osserva -: per ogni persona che legge un articolo, vede un video o una fotogalleria sul sito originario, cinque persone fruiscono degli stessi contenuti su un blog, un aggregatore, una rassegna stampa. In un mondo che vede diminuire la pubblicità sulla carta e crescere a ritmi insufficienti quella online, gli editori non possono più permettersi di regalare ad altri – ai motori di ricerca, a chi fornisce l’accesso alla rete – il valore generato dai quei cinque utenti su sei che vanno a informarsi dai “pirati del copia-e-incolla”. E nemmeno l’utente “legale” del sito produce sufficiente reddito.


…E DELLA LORO RETRIIBUZIONE

Si tratta invece di trovare i modi per assicurare una retribuzione dei contenuti, sia in maniera diretta che in forme indirette.

Giua ricorda la strategia che sta mettendo a punto la NAA (Newspapers Association of America) dopo la riunione quasi carbonara del giugno scorso a Chicago, dove i grandi editori americani hanno discusso come ‘’creare servizi di micropagamenti per i contenuti online e incoraggiare gli abbonamenti alle nuove piattaforme (carta elettronica); studiare un modello di business che metta insieme micropagamenti, abbonamenti e pubblicità; cominciare una battaglia senza quartiere a chi non rispetta i diritti collegati ai contenuti, facendosi pagare per ogni loro utilizzo; aprire la contrattazione con Google e con i grandi aggregatori per monetizzare il valore creato dai contenuti editoriali; sfruttare il rapporto con i lettori/utenti per trasformarli anche in clienti di prodotti non solo editoriali’’.

E – aggiunge – ‘’far sì che i siti, i portali, i giornali online e offline che utilizzano contenuti ad alto valore aggiunto realizzati da editori professionali portino valore a questi ultimi in misura corrispondente. L’ idea, non nuova, è quella di chiedere soldi a chi sfrutta i contenuti editoriali reintermediando la catena della visibilità e dell’attenzione, come fanno gli operatori di telefonia fissa con le ADSL, quelli della telefonia mobile con il traffico dati, i motori di ricerca basati su piattaforme di pubblicità pay-per-click, gli aggregatori di news online, le aziende che distribuiscono al proprio interno rassegne stampa’’.

Un problema chiave, secondo Giua, è la questione del diritto d’ autore. E del diritto dell’ editore, in particolare. Giua ricorda il conflitto in atto fra editori e Google e la recente iniziativa della Fieg, che ha portato l’ Antitrust ad avviare una pratica contro il motore di ricerca per abuso di posizione dominante.

Ma ‘’quest’ ultimo – conclude – è solo un episodio della “guerra” scatenata dall’attacco concentrico e senza precedenti che l’informazione giornalistica sta subendo nel nostro paese più che altrove. Attacco portato dalla politica (si pensi alle norme restrittive sulla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche), dalle concentrazioni economiche e tecnologiche alla Google e dalla moltiplicazione delle piattaforme, ma favorito dall’incapacità dell’informazione di adeguarsi a realtà che a lungo non ha nemmeno saputo a cogliere e descrivere, che poi sarebbe il suo mestiere’’.

LUCA DE BIASE: LA SCOMMESSA DEI PROSSIMI 5 ANNI

‘’Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti’’, rileva Luca De Biase, nel suo articolo, ‘’Il giiornale non è la sua carta’’.

‘’Ma – aggiunge – è tempo di restauri’’.

E in particolare, i giornali, se vogliono ritrovare anche un rapporto costruttivo con il pubblico devono necessariamente porsi domande su come il pubblico evolve e quali esigenze manifesta.

Il test fondamentale è quello del mondo giovanile. Se i ragazzi non comprano quasi più musica su cd e tendono a non comprare i giornali di carta, mentre accettano di pagare per andare ai concerti e passano molto tempo sui social network, trovando il modo di informarsi e di vivere la cultura della loro epoca, questo significa qualcosa che va tenuto presente.

Redazioni giornalistiche che non assumano più giovani, non possono stupirsi se i giovani non le sentono parte della loro vita. Ed editori che non si pongano in ascolto delle esigenze dei ragazzi sono destinati a perdere progressivamente quote di
mercato.

E la rete insegna molto da questo punto di vista. L’innovazione, anche quella più necessaria, non si impone alla rete. L’innovazione viene adottata dalla rete. Gli imprenditori e gli innovatori propongono delle novità, ma il loro effettivo
funzionamento dipende dagli utenti. Il valore, specialmente nell’epoca dei nuovi media sociali, è generato dall’incontro di chi propone e di chi utilizza, trasformando le informazioni in elementi della costruzione sociale che alimenta i beni relazionali.

Ma – conclude De Biase – c’è un dato di fatto, incoraggiante: le piattaforme sulle quali avvengono questi scambi conquistano un’importanza immensa per chi le usa, dando luogo a nuovi ma redditizi modelli di business. L’importante, non solo per il pubblico, ma anche per i giornalisti e gli editori, è partecipare. Solo così si può vincere anche la scommessa dei prossimi cinque anni.

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*I due saggi e gli altri articoli dell’ ultimo numero di ‘’Problemi dell’ informazione’’ sono consultabili su http://blog.debiase.com/ProInfo_3-2009.pdf

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