Dow Jones & Co vuol bloccare l’ emorragia di ‘’sangue dei quotidiani’’ facendo pagare l’ informazione online

| 25 giugno 2009 |

murdoch La NewsCorp. di Murdoch conferma la decisione di imporre i pagamenti per determinati materiali online e il CEO della Dow Jones annuncia che è allo studio una nuova applicazione per facilitare la svolta

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La Dow Jones & Co (NewsCo. di Rupert Murdoch)  sta lavorando a una nuova applicazione tecnologica per facilitare i pagamenti per la consultazione di materiali del Wall Street Journal, della stessa Dow Jones o di altri soggetti. Lo ha annunciato il CEO di Dow Jones, Les Hinton, intervenendo a un incontro organizzato da PricewaterhouseCoopers sul tema "Media and Entertainment Outlook 2009-2013".

Hinton ha spiegato di essere convinto che la gente è disponibile a pagare per i contenuti digitali, ma non ha aggiunto particolari sul sistema di pagamento che è allo studio, limitandosi a dire che esso includerà sistemi per i micropagamenti e gli abbonamenti.

Un problema per l’ attuazione di strategie di pagamento è rappresentato dal fatto che la maggioranza delle notizie sono disponibili online gratuitamente da diversi anni. Vari esperti di media rilevano che questo sarebbe stato un grossolano errore, consentendo agli aggregatori e ai motori di ricerca di fare soldi sui contenuti degli altri. Hinton ha sottolineato come i quotidiani, in particolare, abbiano dato via gratuitamente i loro contenuti per troppo tempo, permettendo ad esempio che a Google di sviluppare una sorta di ‘’vampirizzazione’’ dei media. L’ atteggiamento di laissez-faire nei confronti dei contenuti online – ha detto – ‘’ha reso Google assetato del sangue dei giornali’’.

La descrizione di Google come una forza parassita – spiega  Christie Silk su Editorsweblog – ha diversi precedenti nel dibattito sull’ industria dei media. La realizzazione di un sistema di pagamenti dovrebbe offrire ai contenuti editoriali un elemento di protezione e , secondo Hinton, dovrebbe costituire un forte e ottimistico argomento il fatto che la gente sia disposta a pagare per l’ informazione, soprattutto se essa viene da testate di prestigio, come Dow Jones & Co. certamente è.

In questo momento, comunque, siamo nell’ ambito delle congetture, visto che può sembrare altrettanto valida l’ ipotesi c he la gente sia riluttante a pagare dei contenuti che finora hanno ottenuto gratuitamente. Le osservazioni che vengono dall’ intervento di Hinton, tuttavia, sembrano dettate prima di tutto dall’ esigenza di riprendere il controllo sui contenuti.

Per facilitare la transizione al pagamento e venire a capo della varietà di piattaforme attraverso cui l’ informazione viene diffusa, sembra che gli editori avranno bisogno di dar vita a un sistema coerente di strumenti per i pagamenti. In alternativa, ogni editore dovrà vedersela da solo, sviluppando propri sistemi, come ha già fatto, ad esempio, journalism.online per facilitare il processo.

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