Da Google un sistema per i micropagamenti online

| 11 settembre 2009 |

google5 Mentre anche l’ Economist si appresta a far pagare una parte dei suoi contenuti, la grande G sta lavorando ad un sistema per rendere più semplici e immediati i pagamenti online – Il sistema sarà una estensione di Google Checkout, un servizio simile al più diffuso PayPal della concorrente eBay

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Se – come sostiene da tempo Rupert Murdoch – il futuro dell’informazione online sarà a pagamento e mentre anche l’ Economist si appresta a far pagare una parte dei suoi contenuti (vedi Mediaweek), Google vuole ovviamente avere la sua parte in questo nuovo business.

La casa di Mountain View sta infatti lavorando ad un sistema per rendere più semplici e immediati i pagamenti online. A cominciare dalle micro-transazioni da pochi centesimi con cui dal prossimo anno saremo costretti ad acquistare gli articoli sui siti del Wall Street Journal o dell’Economist, come rileva Marco Pratellesi su Mediablog.

La rivelazione – spiega Ejc.net – era contenuta in un documento che Google ha mandato alla Newspaper Association of America in risposta a una lettera sulla questione dei contenuti online a pagamento che la NAA ha mandato a varie aziende del settore. Il documento di Google, pubblicato per primo dal Nieman Journalism Lab, indica che il sistema di micropagamenti sarà una estensione di Google Checkout, un servizio per i pagamenti online simile al più diffuso PayPal della concorrente eBay.

A partire dal prossimo anno – spiega Pratellesi -, il nuovo sistema di Google sarà messo a disposizione anche delle testate che non utilizzano i servizi pubblicitari della casa di Mountain View. Il tutto per dar vita a un "ecosistema dei contenuti premium" che include l’abbonamento a diverse testate, l’accesso alla ricerca e la possibilità di scegliere diversi metodi di pagamento.

Dieci altre compagnie  – spiega il New York Times blog – hanno risposto alla lettera della NAA, fra cui Microsoft, IBM e Oracle, ma il progetto di Google è risultato particolarmente interessante viste le difficili relazioni che intercorrono in questo periodo fra industria dei quotidiani e azienda.

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