Ingegnere, ex giornalista, autore di Le peuple des connecteurs (febbraio 2006) e di Le cinquième pouvoir (Come Internet rivoluziona la politica), considerato uno dei maggiori divulgatori francesi del mondo di internet, Thierry Crouzet interviene sulla crisi della stampa con una proposta apparentemente stravagante: ''se far pagare i brevi articoli disponibili sul web è una utopia, forse si potrebbe far pagare dei testi più lunghi. Dei documenti. Dei saggi. Dei romanzi – E allora servirebbe un editore che facesse da collante per una nuova forza letteraria alimentata dal web''
(nella foto: Trippaio in S. Ambrogio, Firenze. Clicca per ingrandire)
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di Thierry Crouzet
Far pagare degli articoli disponibili dovunque sul web è oggi utopico. Bisogna essere disperati per immaginare un tale ritorno al passato. Bisognerebbe garantire l’ originalità dei testi. E come impedire ad altri giornalisti di leggerli e riscriverli? Impossibile. La stampa non fa che copiarsi. Per una notizia nuova ne abbiamo mille duplicate. E forse sono anche molte di più.
Ma l’ idea stessa di informazione ‘’nuova’’ non ha più senso, visto che non è il giornalista che costruisce questa informazione ma
L’ editoria libraria può salvare la stampa?
20 dicembre 2009
Ingegnere, ex giornalista, autore di Le peuple des connecteurs (febbraio 2006) e di Le cinquième pouvoir (Come Internet rivoluziona la politica), considerato uno dei maggiori divulgatori francesi del mondo di internet, Thierry Crouzet interviene sulla crisi della stampa con una proposta apparentemente stravagante: ''se far pagare i brevi articoli disponibili sul web è una utopia, forse si potrebbe far pagare dei testi più lunghi. Dei documenti. Dei saggi. Dei romanzi – E allora servirebbe un editore che facesse da collante per una nuova forza letteraria alimentata dal web''
(nella foto: Trippaio in S. Ambrogio, Firenze. Clicca per ingrandire)
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di Thierry Crouzet
Far pagare degli articoli disponibili dovunque sul web è oggi utopico. Bisogna essere disperati per immaginare un tale ritorno al passato. Bisognerebbe garantire l’ originalità dei testi. E come impedire ad altri giornalisti di leggerli e riscriverli? Impossibile. La stampa non fa che copiarsi. Per una notizia nuova ne abbiamo mille duplicate. E forse sono anche molte di più.
Ma l’ idea stessa di informazione ‘’nuova’’ non ha più senso, visto che non è il giornalista che costruisce questa informazione ma
Giornalismo automatico: come fare tg e cronache sportive senza giornalisti
19 dicembre 2009
Un gruppo di studenti e di docenti della NorthWestern University hanno messo a punto ‘’News@seven’', un telegiornale realizzato da un sistema che cerca automaticamente delle informazioni online, associandole a immagini o video trovati in rete, e realizza un servizio televisivo che viene presentato da avatar – Un sistema analogo ‘’scrive’’ il resoconto di una partita (per ora) di baseball: raccoglie i risultati, le descrizioni delle principali azioni dell' incontro, i vari dati statistici, inventa un titolo e allega una foto – E spesso il risultato, sostiene il team che lavora al progetto, è migliore di quello delle cronache scritte da giornalisti frettolosi
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Un telegiornale realizzato automaticamente da un sistema editoriale e condotto da avatar: è quasi a punto il progetto a cui da un paio di anni stanno lavorando un gruppo di studenti e professori della NorthWestern University (Usa). Lo hanno battezzato ‘’News @ seven’’ e ne avevamo già parlato qui e qui.
Ora – annuncia journalismes.info - il progetto è quasi pronto.
Il sistema si basa su un algoritmo che cerca automaticamente delle informazioni online, le associa a immagini
Una Carta europea del giornalismo partecipativo
19 dicembre 2009
Presentata a Bologna in occasione della proiezione dei primi lavori di video giornalismo partecipativo realizzati da CityLab,la Carta punta a fornire ai cittadini il mezzo necessario per farsi ascoltare dalle istituzioni, a tutti i livelli
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Riconoscere, diffondere e rafforzare il protagonismo dei cittadini nella sfera pubblica fornendo loro il mezzo necessario per farsi ascoltare dalle istituzioni, a tutti i livelli: nazionale, locale ed europeo.
Questo l’ obbiettivo di fondo della Carta europea del giornalismo partecipativo, illustrata l’ altra sera a Bologna in occasione della presentazione dei primi lavori di video giornalismo partecipativo realizzati da CityLab, il laboratorio nato dalla collaborazione fra l’ Associazione Ilaria Alpi e Agora Vox (vedi Lsdi, Giornalismo partecipativo...).
In particolare – spiega il documento - la Carta nasce perchè il giornalismo partecipativo operi nelle zone dove la lontananza delle istituzioni è più evidente, ossia le periferie. Non solo periferie in senso urbanistico: tutti i luoghi in cui cresce il conflitto sociale, all’apparente assenza delle istituzioni si oppone la voglia di ordine stabilità di coloro che vi abitano. Un corto circuito che favorisce la crescita del conflitto sociale, il bisogno di essere ascoltati.
La
Nuovi editori aderiscono a Google FastFlip
19 dicembre 2009
Nuovi editori si sono aggiunti a quelli che avevano aderito tre mesi fa a Google FastFlip, un nuovo sistema di aggregazione di articoli, non automatica ma ‘’contrattata’’.
Ai primi editori che avevano aderito all’ iniziativa si sono aggiunti, come spiega il blog ufficiale di Google altre due dozzina di case editrici che rappresentano ‘’più di 50 fra giornali, riviste, siti di informazione online e reti radiotelevisive’’.
Fra le nuove fonti del servizio - un sistema di visualizzazione applicato a Google news che consente non solo di vedere i titoli e un breve sommario delle fonti, ma anche di avere una riproduzione dell’intera pagina, una sorta di fotogalleria degli articoli ordinabile per tema, notizia, o per sito – alcuni giornali della Tribune Co. Fra cui il Los Angeles Times e il Chicago Tribune, le testate della McClatchy Company fra cui il Miami Herald e il Kansas City Star, e poi Huffington Post, Popular Science, Reuters, Public Radio International, POLITICO ed U.S. News & World Report.
Il nostro obbiettivo – aggiunge Google – è lavorare con l’ industria per aiutarla a rinnovarsi e a costruire una audience più forte, anche
Se Google desse un segnale di buona volontà…
18 dicembre 2009
Potranno mai un giorno Google e gli editori capirsi l’ un l’ altro? Difficile, secondo Frederic Filloux, che ha dedicato al tema un' ampia riflessione dopo il 62/o Congresso dell’ Associazione mondiale dei giornali (WAN), dove il ‘’dagli a Google’’ è stato un po’ il motivo conduttore - Gli editori sono un po' gli artigiani dell’ informazione e Google rappresenta la grande industria e, secondo Filloux, è stupefacente vedere a Mountain View un tale dispiegamento di cervelli rovinare un rapporto così importante e significativo come quello con il mondo dei media, mentre ci sarebbero varie misure, indolori, che Google potrebbe prendere per allentare un po’ la tensione
(nella foto FF, l' avvocato di Google, David Drummond al termine del suo intervento al Congresso WAN)
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di Frédéric Filloux
(MondayNote)
Come avevo scritto nella nota precedente (vedi The Misdirected Revolt of the Dinosaurs) il momento culminante al Congresso della WAN è stato il ‘dibattito’ fra il presidente degli editori, Gavin O’Reilly e il capo dell’ Ufficio legale di Google, Dave Drummond. Uno viene da Alpha Centauri, l’ altro, dice, da Pandora.
Il punto di vista degli editori è
Giornalismo partecipativo: la periferia delle grandi città’ nelle video inchieste di CityLab
18 dicembre 2009
Libri/La Riforma ‘’agraria’’ dell’ informazione
17 dicembre 2009
Le edizioni digitali dei giornali hanno rappresentato per ora un’occasione mancata, usata per abbassare i costi, precarizzare i giornalisti e omologare verso il basso il messaggio, sostiene Gennaro Carotenuto in un saggio sul giornalismo partecipativo appena pubblicato con Nuovi Mondi – Ma 30 anni di informazione digitale, aggiunge, rappresentano però anche un parallelo processo di democratizzazione dell’informazione - La Rete offre sinapsi e tecnologia libera, rompendo la gabbia della concentrazione editoriale e abbassando l’asticella permette a milioni di soggetti di far circolare notizie non filtrate dal mainstream
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Con luci e ombre, da molto prima della nascita dei blog, del Web 2.0, dei social network, la Rete ha reso possibile un giornalismo diffuso e partecipativo, dal basso, ma non per questo meno verificabile. Se i media tradizionali si basano sulla cooptazione, il “giornalismo partecipativo” fonda la propria autorevolezza sulla revisione tra pari caratteristica della comunità scientifica e sulla comunicazione aperta. Siamo di fronte a un’ erosione del latifondo mediatico e a una Riforma agraria dell’informazione?
La questione è al centro di Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet, un saggio che Gennaro Carotenuto ha appena pubblicato con
Un quotidiano Usa chiede contributi ai lettori online
17 dicembre 2009
Invece di imporre il ‘’muro’’ del pagamento obbligatorio per la sua informazione online (come tanti altri editori già fanno o stanno progettando di fare), il Miami Herald chiede da martedì ai suoi lettori online un contributo per l’ accesso. Un nuovo esperimento - commenta ejc.net - nella continua battaglia dei quotidiani per cercare di accrescere i propri ricavi dall’ atività online.
Un link alla fine degli articoli conduce il lettore su una nuova pagina dove è possibile versare con carta di credito e dove si ringrazia coloro che, dando un contributo, contribuiscono a fare di quello del Miami Herald ‘’il sito di informazione online più letto della Florida meridionale’’.
Ma c’ è già chi giudica poco convincente il modo con cui il quotidiano si è mosso. Per esempio Steve Outing, notissimo esperto di giornali e giornalismo web, che sul suo blog ritiene del tutto inefficace l’ intervento. In particolare, l’ avviso messo alla fine dell’ articolo sarebbe pressoché ‘’invisibile’’, visto che, anche secondo gli studi di eyetracking, pochi lettori online arrivano alla fine di un articolo. Tra l’ altro l’ unica possibilità è
La stampa non è più il cuore ma solo una delle periferie dell’ informazione
17 dicembre 2009
L’ industria dei giornali, che un tempo si credeva centrale, è diventata ora solo una delle materializzazioni della Rete – E questo mette in luce il dramma dell’ informazione di oggi: è l’ industria della stampa che si occupa anche della destinazione ‘’web’’ del giornalismo, ma è incapace di organizzarla e, soprattutto, di monetizzarla – Mentre toccherebbe all’ industria del web, cioè alla generazione che ha dato i natali a Twitter, Google, Facebook, Yahoo, ecc., inventare i supporti e i meccanismi web del giornalismo – Una riflessione di Benoit Raphael
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La Rete è uno spazio in cui si scambiano informazioni immaginarie. Dalle voci alla deformazione, passando per la testimonianza e la rivelazione, ogni informazione condivisa sulla Rete deve essere considerata come immaginaria, prima che essa non sia entrata in un processo di materializzazione.
E’ la convinzione di Benoit Raphael (redattore capo del Post, un pure-player partecipativo e comunitario lanciato da leMonde Interactif nel settembre 2007) che sul suo blog (Demain tous journalistes?) analizza in un lungo e approfondito post ‘’Come l’ informazione è diventata immaginaria. Come rivoluziona l’ industria’’. Cercando di individuare dalla trama
Il forse-giornalismo, racconto di come ‘’potrebbero essere andati’’ i fatti
17 dicembre 2009