Uno Statuto dei diritti dei lettori, ridotti ora ”a oggetti inconsapevoli, a massa indistinta di consumatori indifesi”. E’ l’obbiettivo contenuto in un documento diffuso in questi giorni dalla Società Pannunzio per la libertà d’informazione e che sarà al centro di un incontro pubblico in programma la mattina del 10 novembre nella Sala del Refettorio della Biblioteca della Camera dei Deputati (Via del Seminario 76, Roma).
I lettori – denuncia la bozza di Statuto – ”non sono titolari di alcun diritto” e quindi ”il pubblico ‘’si difende come può e arretra: abbandona progressivamente gli strumenti più ‘difficili’ e soggiace a quelli più ‘facili”’. Per questo, secondo la premessa che accompagna la bozza, ‘’se i cittadini non hanno strumenti corretti e plurimi per farsi un idea appropriata dei tempi politici correnti, sarà sempre più illusoria la maturazione di una ’società civile’ in grado di svolgere costantemente una verifica e una valutazione dell’operato del governo e delle forze politiche”.
La bozza di Statuto prevede in particolare sei specifici diritti.
- il diritto a una informazione liberata
- il diritto alla trasparenza
- il diritto ad essere garantiti
- il diritto d’ intervento
- il diritto a una informazione corretta
- il diritto alla tutela contro la frode pubblicitaria.
Al di là dei principi esistenti nelle varie Dichiarazioni e Carte (a partire dalla Dichiarazione universale dei dirtti dell’ uomo, fino alla Dichiarazione dei doveri del giornalista), secondo la Società Pannunzio, c’ è una ”libertà positiva” che va assicurata, anche per il rispetto concreto dell’ articolo 3 della Costituzione, che ‘’sancisce il compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la liberetà e l’ ugusaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della personalità umana”. Da qui – rileva il documento – ”nasce il dovere del legislatore di operare per garantire effettivamente a tutti la possibilità concreta di esprimersi liberanmente e di essere informati”.
Occorre quindi ”uscire dalla genericità e dall’ astratta petizione dei principi per definire e rendere cogenti i diritti dei lettori.Il primo passo – prosegue il documento – è quello di pretendere il rispetto integrale dell’ attuale legislazione sulla stampa, dei codici deontologici e, là dove esistono, degli statuti delle singole pubblicazioni…Di conseguenza è urgente richiamare al proprio dovere gli organismi preposti a far osservare i diritti già acquisiti dai lettori, sanzionando le irregolarità e i soprusi in atto”.
Lo Statuto dovrebbe essere sottoscritto dalle parti (organismi sindacali dei giornalisti e degli editori, Ordine dei giornalisti e Associazioni dei consumatori) e lo Stato dovrebbe ”rafforzarlo, vincolando ogni forma di finanziamento pubblico alla sua accettazione e applicazione”.
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