Monthly Archives: ottobre 2009

Twitter offre in vendita i suoi dati ai grandi motori di ricerca?

18 ottobre 2009
twitter8 Google e Microsoft in trattativa per integrare i dati che affluiscono dai 54 milioni di utenti mensili della piattaforma di microblogging con i risultati del proprio motore di ricerca – Un nuovo tentativo di trovare la ‘’martingala’’ per il web2.0? -----------

Twitter starebbe discutendo separatemente con Google e Microsoft per raggiungere un accordo sull’ utilizzazione della sterminata massa di informazioni che raccoglie con i  ‘’cinguettii’’ dei suoi 54 milioni di utilizzatotri mensili. L’ ipotesi è avanzata da Kara Swisher nel suo blog (AllThingsDigital) sul Wall Street Journal.

L’ accordo, secondo Swisher, dovrebbe consentire alla compagnia che trovasse l’ accordo di integrare i dati di Twitter nei risultati del proprio rispettivo motore di ricerca.  

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La ‘’demonetizzazione’’ dei media può portare a una risocializzazione dei mercati?

18 ottobre 2009
rete2 La demonetizzazione è una realtà, interi pezzi dell’ economia scompaiono, ma attenzione, avverte Alexis Mons, cofondatore di GroupeReflect (agenzia francese di marketing interattivo e relazionale), essa può anche nascondere al suo interno qualcosa di molto interessante sul piano sociale – Wikipedia ad esempio può essere vista come una sorta di bene comune, o un servizio pubblico di nuova generazione - Da qui a pensare che si assiste sulla rete a una sorta di riappropriazione collettiva di beni un tempo privati, non c’ è che un passo – E qualcuno intravede delle forme di ‘’neo-socialismo’’ ----------

di Alexis Mons
(cofondatore di GroupeReflect.net)

Quando Rupert Murdoch, questa estate, ha annunciato che sarebbe ritornato al modello a pagamento, molti hanno pensato che si trattava di una sorta di canto del cigno. Altri invece che  era scoppiata la guerra. Da parte mia sono ancora in dubbio sulla risposta ma ho ben capito il problema. In piena tempesta si comincia a dubitare e si intravede l’ abisso. Che oggi ha un nome: demonetizzazione. Provo a spiegare....

Se dicessi che si

Anche la Rai apre al giornalismo partecipativo

17 ottobre 2009
citizen-report E’ partito da qualche giorno Citizen Report, spazio libero e pubblico dove segnalare e inviare video, foto e articoli e format televisivo - In cantiere per ora i progetti di tre reportage tematici aperti ai contributi dei cittadini ----------

La Rai ha aperto la prima piattaforma del servizio pubblico destinata al giornalismo partecipativo. Si tratta di Citizen Report (www.citizenreport.rai.it), dove è possibile segnalare e inviare video, foto e articoli, entrando a far parte della community Rai di citizen journalism.

Citizen Report, spiega blog.theblogtv,’’ prima di tutto uno spazio di visibilità, libero e pubblico, per quanti vogliono far conoscere i propri reportage o le proprie inchieste. Per la prima volta infatti la Rai accoglie la sfida dei contenuti user generated, promuovendo una piattaforma che si pone l’obiettivo di raccontare storie poco conosciute agli spettatori della tv.

Citizen Report, infatti, è anche un format televisivo. I contributi più interessanti contribuiranno alla realizzazione dei reportage tematici che andranno in onda su

Dal NYT flussi RSS personalizzati

16 ottobre 2009
nyt6 Messo apunto un nuovo strumento che permette di filtrare e richiamare gli articoli disponibili online attraverso tag e parole chiave per trasformarli in flussi RSS personalizzati e suddivisi per argomenti - Il quotidiani newyokese ‘’non cessa di innovarsi per tentare di reinventarsi’’ - Tagging, web semantico, linked data, redazioni integrate, giornalismo di dati, il NYT sembra avere una lunghezza di distacco sugli altri ----------

Il New York Times ha appena messo online un nuovo strumento che permette ai lettori di filtrare e richiamare i suoi articoli disponibili online attraverso tag e parole chiave per trasformarli in flussi RSS personalizzati e suddivisi per argomenti.

Gli sviluppatori potevano accedere da tempo a queste funzionalità ma per i lettori è una novità.

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Niiu, il primo quotidiano (di carta) su misura

16 ottobre 2009
niiu Sul sito del giornale tedesco i lettori possono cominciare a selezionare gli argomenti che li interessano e su cui sarà costruito ogni numero per ogni singolo utente, con articoli e servizi raccolti ogni giorno da oltre 500 testate madri in lingua tedesca e inglese – Gli autori del progetto sono due giovani tedeschi, secondo cui molti loro coetanei ‘’sono stanchi di informarsi su internet e sono pronti a pagare per un giornale di loro gradimento’’ – Il giornale verrà distribuito a domicilio a partire dal 16 novembre e potrà avere anche una foliazione diversificata, da 8 a 60 pagine, a scelta dei lettori - L’ obbiettivo è di raggiungere 5.000 copie in sei mesi a Berlino – Il costo sarà di 1,20 euro per gli studenti e di 1,80 per gli altri (la Bild costa 0,60 euro e il Tagesspiegel 0.95) ----------

Il primo quotidiano personalizzato di tutta l’ Europa. Così lo descrivono Wanja Oberhof  (23 anni) e Hendrik Tiedemann (27 anni),  i due giovanissimi ideatori di Niiu, il quotidiano tedesco ‘’su misura’’ degli interessi dei lettori che a partire dall’

I costi spropositati di produzione il vero problema dei media classici su internet

16 ottobre 2009
tubbydev Gli internauti trovano in rete le singole pagine e non le home page dei siti e quindi, sostiene Tubbydev.com, un’ azienda specializzata nella realizzazione di siti online, bisogna concentrarsi sulle pagine, cosa che si può fare con semplicità e rapidità – I media classici e i giornalisti non hanno bisogno, come fanno ora, di utilizzare sistemi editoriali a pagamento complessi e computer carissimi: un buon sito d’ informazione si può fare anche con appena 1.000 euro ----------

Il vero problema dei media classici su internet sono i costi spropositati di produzione. Lo assicura tubbydev.com – il sito di una omonima azienda francese specializzata nella creazione e nello sviluppo di siti online.

I media classici (strutture e uomini) faticano sette camicie – spiega Tubbidev - per cercare di stare nel web. I giornali hanno creato dei siti web che non sono redditizi. I giornalisti tradizionali hanno creato dei siti web che non rendono.
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Facebook prossimo big dell’ informazione?

16 ottobre 2009
facebook L’ ipotesi di una trasformazione del social network in una piattaforma informativa non è tanto peregrina ma i problemi sono complessi – A partire da quelli di carattere etico – Un articolo di Ben LaMothe su Econsultancy ----------

Facebook ha tutti gli strumenti necessari per trasformare il suo sito di social networking nel prossimo grande editore di informazione. ‘’Tutto quello che sta bloccando Facebook dal diventare il principale editore giornalistico per il suoi 300 milioni di utenti è il desiderio di Zuckerberg di farlo’’, scrive Ben LaMothe in un articolo per Econsultancy.

Dopo averlo portato al profitto con un anno d’ anticipo, LaMothe ritiene che non sia irrealistico pensare che il fondate di Facebook, Mark Zuckerberg,  possa immaginare di investire nella produzione di notizie, a dispetto della problematica situazione economica del settore. Come riporta Editorsweblog, LaMothe, riferendosi a una intervista concessa da Zuckerberg nel 2007 al Wall Street Journal, LaMothe rileva che egli "aveva alluso a un nuovo scenario in cui trasformare Facebook da un semplice sito di social

Giornalisti-brand? Molto scettico Eric Schmidt (Google)

15 ottobre 2009
schmidt Il boss di Google (foto) in una intervista a Search Engine Land ritiene ‘’molto difficile che i giornalisti possano fare a meno del valore aggiunto delle proprie testate staccandosi dalle esse e diventando essi stessi dei ‘’marchi’’ - Ma all’ interno della grande G, spiega Schmidt, c’ è anche chi pensa percorribile l’ ipotesi del ‘’personal branding’' ----------

E’ molto difficile che i giornalisti possano fare a meno del valore aggiunto delle proprie testate staccandosi da esse e diventando essi stessi dei ‘’marchi’’. Ne è convinto Eric Schmidt, CEO di Google, che in una intervista accordata a  Search Engine Land ha preso le distanze da questa idea, al centro in questo periodo di vari interventi negli Stati Uniti e ripresa un paio di settimane fa da Xavier Ternisien su Le Monde (‘’I giornalisti diventeranno dei brand grazie a internet?’’).

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Il futuro ‘’ibrido’’ dei media

13 ottobre 2009
berkeley1 L’ ibridazione riguarderà per lo meno tre campi: articoli, modelli economici e produzione di notizie - Sono le peincipali linee di tendenza emerse dal recente Media Technology Summit (organizzato dalla Scuola di giornalismo dell’ Università di California-Berkeley) - Una sintesi di Francis Pisani su leMonde.fr ----------

Il futuro dei media risulta più complicato di quanto si potesse pensare , ma sarà in ogni caso all’ insegna dell’ ibridazione. E’ quanto è emerso dal Media Technology Summit (organizzato dalla Scuola di giornalismo dell’ Università di California-Berkeley in uno spazio appartenente a Google), riporta Francis Pisani sul suo blog su lemonde.fr.*

D’ altra parte, sostiene Pisani, l’ ibridazione è ‘’la migliore risposta in tempi di transizione, dal momento che permette di cercare in più direzioni cotemporaneamente’’. E ‘’si manifesta – aggiunge – per lo meno in tre campi: articoli, modelli economici e produzione di notizie’’.
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Il Guardian chiama i blogger a coprire il deficit di informazione locale

13 ottobre 2009
blog3 Il quotidiano britannico sta cercando a Leeds, Cardiff ed Edinburgo dei blogger da utilizzare come collaboratori freelance per assicurare una buona copertura di cronaca locale – E se avrà successo l’ esperimento sdi allargherà – La qualifica giornalistica non è obbigatoria - Ai blogger selezionati verrà chiesto di fare cronaca su incontri e avvenimenti delle rispettive comunità, dedicando una attenzione particolare alla politica regionale e ai problemi dei cittadini della zona ----------

Il  Guardian sta cercando a Leeds dei blogger da utilizzare come collaboratori freelance per assicurare una buona copertura di informazione locale dalla zona.

L’ iniziativa, chiamata ‘’Guardian local’’, è un nuovo approccio sperimentale su piccola scala alla cronaca locale – spiega a Mercedes Bunz (in The Digital Content Blog) Emily Bell, direttore del settore sviluppo digitale a Guardian News & Media -, aggiungendo: ‘’Ci stiamo orientando per ora su tre città impegnate politicamente e dovremmo partire operativamente all’ inizio del 2010’’.

Oltre che a Leeds – riferisce Editorsweblog -, il progetto verrà lanciato anche a Cardiff