Monthly Archives: ottobre 2009

Motori di ricerca: Google e Bing useranno i dati di Twitter

23 ottobre 2009
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Come previsto (vedi Lsdi, Twitter offre in vendita i suoi dati ai grandi motori diricerca), Google e Microsoft, quasi in contemporanea, hanno annunciato di aver stretto accordi con Twitter per incorporare i contenuti del sito di microblogging fra i risultati dei rispettivi motori di ricerca.

‘’Ma il raggio d'azione dei due colossi della Rete – nota Carola Frediani su corriere.it  - non si limita al servizio di cinguettii: si tratta piuttosto di un'azione a tutto campo diretta al mondo dei media sociali e dei contenuti prodotti in tempo reale dagli utenti’’.
In particolare – aggiunge Frediani - Microsoft ieri ha dichiarato che il suo motore di ricerca Bing includerà tra i risultati i brevi messaggi pubblicati su Twitter; e successivamente gli aggiornamenti di stato pubblici postati sulle pagine di Facebook. Ma nello stesso giorno anche Google ha rivelato di aver raggiunto un accordo di questo tipo con Twitter, aggiungendo di stare lavorando a un motore di ricerca sociale che attinga alle informazioni pubblicate dalla

Ericsson lancia un sistema per il pagamento dell’ informazione online, ma il 91% degli utenti (in UK) non è disponibile a pagare

23 ottobre 2009
no-pagare Il programma del gigante della telefonia mobile si chiama Internet Payment Exchange (IPX) ed è molto semplice: basta fornire il proprio numero di cellulare – Ma intanto uno studio della Lightspeed Research ha appena rilevato che, su 2.000 internauti britannici interpellati, la grandissima maggioranza ha risposto che non pagherebbero mai per le informazioni online ----------

Il gigante della telefonia mobile Ericsson ha forse trovato il modo per riempire il vuoto fra il desiderio degli editori di far pagare i contenuti online e gli strumenti per farlo concretamente: è un sistema denominato Internet Payment Exchange (IPX). 

L’ IPX – spiega Nestor Bailly su Editorsweblog – è un sistema di pagamenti basati sul ‘’mobile’’. Quando un utente incontra un ‘’posto di blocco’’ può inserire il suo numero di cellulare in un form del sito e dopo poco riceve un sms con un codice. Inserendolo nel sito l’ utente ottiene l’ accesso al contenuto desiderato, mentre sul conto che ha sul cellulare viene caricato l’ ammontare della transazione. Un sistema che può essere utilizzato per micropagamenti o abbonamenti.

Huffington batte il Washington Post

23 ottobre 2009
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L’audience di The Huffington Post, il blog/aggregatore di notizie di Arianna Huffington ha superato quella del sito del Washington Post. Lo confermano - spiega Primaonline - i dati di settembre di Nielsen Online relativi ai siti di informazione americani, diffusi nei giorni scorsi da Editor & Publisher. Nell’ultimo anno l’Huffington Post è cresciuto del 26%, raggiungendo in settembre 9,4 milioni di utenti unici, mentre il Washington Post è sceso del 29%, a 9,2 milioni.

Nello stesso periodo il sito del New York Times è cresciuto del 7%, arrivando a 21,5 milioni di utenti unici. Meglio ancora hanno fatto il Daily News (+54%) e il Guardian (+51). Ma il record di crescita spetta ad Examiner.com: +373%.

I dati sono però da prendere con cautela, perché – come avverte la stessa Nielsen Online – in giugno la società di ricerca ha ampliato di otto volte il suo panel, il che per certi siti può aver influenzato il confronto anno su anno.

La classifica completa è qui.

La stampa tedesca in difficoltà per il calo degli abbonamenti

21 ottobre 2009
faz Testate nazionali come l’ Handelsblatt e il Frankfurter Rundschau hanno perso il 6,5% dei loro abbonamenti negli ultimi dodici mesi, mentre anche giornali che mostrano nel terzo trimestre dei risultati positivi, come la Frankfurter Allgemeine Zeitung (+0,2% delle vendite) e il Financial Times Deutschland (+0,6%) hanno perso rispettivamente il 2% e il 2, 5% dei loro abbonamenti ----------

La crisi continua a indebolire quotidiani nazionali e regionali tedeschi, che perdono soprattutto abbonamenti, che è sempre stato uno dei loro tradizionali atout. Dopo un secondo trimestre in cui i risultati si erano stabilizzati, il terzo trimestre è stato particolarmente duro.

Lo indicano i dati dell’ IVW, l’ associazione professionale che misura la diffusione e le vendite, come riporta Patrick Rahir sulla FrancenPress.

Testate nazionali come l’ Handelsblatt e il Frankfurter Rundschau hanno perso il 6,5% dei loro abbonamenti negli ultimi dodici mesi. Il primo ha poi subito un calo del 6,6% sull’ insieme delle vendite in un anno, mentre il secondo ha limitato le sue perdite allo 0,7 %.
(continua...)

Nel 2012 i ricavi della pay-tv in Italia supereranno quelli pubblicitari

21 ottobre 2009
tv1 Le previsioni dell’ e-media institute – Cinque tendenze chiave nel mercato televisivo italiano -----

Entro il 2012 i ricavi della pay-tv in Italia supereranno quelli provenienti dalle inserzioni pubblicitarie. La previsione è di e-media institute, secondo cui la struttura del mercato televisivo italiano è drasticamente cambiata negli ultimi anni, aggiungendo che tale cambiamento  si intensificherà entro il 2012.

Il dato di maggior rilievo, precisa e-media istitute, è il sorpasso dei ricavi da Pay-TV che al 2012 potrebbero raggiungere il 41% del totale mercato a fronte di un 40% di ricavi derivante da inserzioni commerciali. 


(continua...)

Huffington Post: il lettore sceglie il titolo ma non se ne accorge

20 ottobre 2009
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L’ Huffington Post utilizza un sistema curioso per fare un titolo il più azzeccato possibile: la redazione predispone due titoli per ogni articolo e il lettore ne visualizza uno a caso. Dopo 5 minuti di sperimentazione il sistema sceglie come titolo definitivo quello che ha richiamato più utenti al testo del pezzo.

Lo racconta Giuseppe Granieri sul suo Bookcafe.net (‘’L’ intelligenza dietro le notizie’’),  citando quanto scrivono Nieman Lab (How The Huffington Post uses real-time testing to write better headlines), che definisce «diabolicamente brillante» l' idea, e Fast Company (How The Huffington Post Subtly Crowdsources Headlines).

Granieri dedica una seconda segnalazione alla ‘’scelta (coraggiosa) di Gawker, che mette i suoi lettori in condizione di consigliare notizie, proporre dei memo, eccetera eccetera’’.

Ne parla – precisa Granieri - la Columbia Journalism Review (Gawker Media, Potential-for-Anarchy Edition) definendolo un esperimento a metà tra l'user engagement e l'anarchia editoriale.

‘’Non sembra un giudizio totalmente lusinghiero, ma con queste piccole/grandi innovazioni di processo -in genere- conviene sempre

Giornalista-imprenditore: un ossimoro?

20 ottobre 2009
giga-om Ancora tabù fino a poco tempo fa, l’ idea di trasformarsi da giornalista a ‘’imprenditore’’ sta guadagnando sempre più terreno – Una carrellata di Eric Scherer, esperto di nuovi media della France Press, sui vari esperimenti in corso fra Usa e Francia e una serie di recenti consigli per giovani giornalisti che cerchino di costruirsi dei propri, personali brand ----------

Giornalista-imprenditore: un ossimoro? Se lo chiede Eric Scherer su Mediawatch.afp.com, spiegando che, ancora tabù fino a poco tempo fa, l’ idea di trasformarsi da giornalista a ‘’imprenditore’’ sta guadagnando sempre più terreno.

Crisi, piani di ristrutturazione aziendale, prospettive bloccate quasi obbligano a farlo. Ma anche e, soprattutto, i nuovi orizzonti consentiti dalla rivoluzione digitale e le sue nuove consuetudini, che hanno quasi soppresso le barriere d’ ingresso, frantumando i vecchi monopoli di produzione e distribuzione dei contenuti.

Numerosi giornalisti esperti l’ hanno capito – precisa Scherer -: da Rue89 a Médiapart, passando per Slate.fr in Francia, o da Huffington Post a Politico, ProPublica, Daily Beast, Global Post

Caduta e ricostruzione del giornalismo americano

20 ottobre 2009
columbia Un Rapporto commissionato dalla Columbia University traccia il declino e la caduta dei media mainstream Usa dando per acquisita la loro incapacità di continuare a fare informazione come prima decentemente - E conclude: ‘’la società americana deve accollarsi ora la responsabilità collettiva di sostenere il giornalismo indipendente’’ ----------

Dando ormai per acquisita l’ incapacità dei media tradizionali di continuare a fare informazione come prima decentemente, un Rapporto commissionato dalla Columbia University auspica interventi da parte di Stato federale,  Fondazioni e università perché un giornalismo indipendente continui ad esistere.

Nelle 98 pagine della Rapporto, commissionato dalla Graduate School of Journalism della Columbia University, Leonard Downie Jr., vicepresidente del Washington Post, e il professor Michael Schudson tracciano il declino e la caduta dei media mainstream concludendo:

“I tempi in cui un certo tipo di proprietà paternalistica nei media produceva giornalismo nell’ interesse pubblico sono ampiamente andati. La società americana deve accollarsi ora la responsabilità collettiva di sostenere il giornalismo indipendente in questo nuovo ambiente...”

Il Rapporto,

Web: la rivincita degli umani e la fine delle ”pagine gialle”

19 ottobre 2009
pearl1 Le reti sociali consentono di raccogliere e organizzare i contenuti attorno a nodi di interesse, creando delle mappe che tendono ad espandersi e che teoricamente, un giorno, potrebbero svilupparsi a livello planetario – E sarà la fine dei motori di ricerca – Il caso di Pearltrees - Un articolo di Thomas Blondeau, esperto di hip-hop e di rap, su lesinrocks.com ----------

di Thomas Blondeau*
(lesinrocks.com)

Il web 2.0 ha fatto nascere un paradosso: la moltiplicazione dei contenuti online non ha comportato la democratizzazione dell’ accesso a quelle informazioni. Al contrario, di fronte al trilione di pagine web disponibili, il sistema di Page rank di Google è un po’ come la luce di una candela. Se gli aggregatori come Del.icio.us, i sistemi di RSS e le reti sociali offrono a diversi livelli delle alternative entusiasmanti, le visioni futuribili della ricerca e dell’ organizzazione dell’ informazione sulla Rete sembrano organizzarsi intorno a un paradigma apparentemente semplice: l’ uomo o la macchina?

Gli algoritmi del web semantico costituiscono un

Cresce la selezione di classe fra i nuovi giornalisti UK

18 ottobre 2009
uk Sempre più marcata la chiusura della professione agli strati sociali popolari - Nel 2002 solo il 3% appartenevano a famiglie operaie – Un Rapporto del Cabinet Office britannico - Le conseguenze di questa chiusura sociale sempre più ermetica della professione sono disastrose e vanno al di là di una semplice questione di uguale rappresentazione delle classi sociali all’ interno del giornalismo professionale ----------

Un Rapporto del Cabinet Office britannico* pubblicato l’ estate scorsa attesta in maniera soprendente la sparizione delle classi lavoratrici dalla professione di giornalista. Ne dà notizia un articolo di di Alyssa Lenhoff e Tim Francisco apparso il 28 settembre scorso sul sito di ‘’Working-Class Perspectives’’ (una rivista online che fa capo alla Youngstown State University, Ohio, Usa) col titolo  « The Costs of Becoming a Journalist », riportato qualche giorno fa in traduzione francese da Acrimed (Action-critique-médias).

Il Rapporto, ‘’Liberare le aspirazioni’’ (Unleashing Aspirations), rileva in particolare che i giornalisti nati dopo il 1970 provengono per la maggior parte dalle classi medie agiate (middle class) o dall’