Positivo il bilancio dei primi mesi di vita di Spot.us, il sito di giornalismo investigativo finanziato direttamente dai lettori – 45.000 dollari raccolti da centinaia di persone con versamenti medi di 20 dollari ciascuno
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Poco meno di un anno di vita, 45.000 dollari raccolti da centinaia di persone nella sola San Francisco, 40 inchieste portate a termine’’. E’ il bilancio dei primi mesi di attività di Spot.us, il sito di giornalismo investigativo finanziato direttamente dai lettori. (vedi Lsdi, Giornalismo investigativo: un esperimento di nuova committenza).
In un articolo su Cafèbabel.it, dal titolo Spot.us, l’ anarco-informazione che salverà il giornalismo, Marco Valerio Lo Prete fa il punto sull’ attività del sito fondato dodici mesi fa da David Cohn.
Il meccanismo è semplice – spiega Lo Prete -: gli utenti si confrontano e decidono online quale argomento vorrebbero vedere sviscerato da un gruppo di giornalisti coinvolti nel progetto; i giornalisti fanno una stima di quanto potrebbe costare l’inchiesta e solo quando la cifra preventivata è raggiunta a colpi di piccoli finanziamenti (in media 20 dollari) si mettono al lavoro.
(continua...)
Spot.us: 40 inchieste finanziate dai lettori
Positivo il bilancio dei primi mesi di vita di Spot.us, il sito di giornalismo investigativo finanziato direttamente dai lettori – 45.000 dollari raccolti da centinaia di persone con versamenti medi di 20 dollari ciascuno
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Poco meno di un anno di vita, 45.000 dollari raccolti da centinaia di persone nella sola San Francisco, 40 inchieste portate a termine’’. E’ il bilancio dei primi mesi di attività di Spot.us, il sito di giornalismo investigativo finanziato direttamente dai lettori. (vedi Lsdi, Giornalismo investigativo: un esperimento di nuova committenza).
In un articolo su Cafèbabel.it, dal titolo Spot.us, l’ anarco-informazione che salverà il giornalismo, Marco Valerio Lo Prete fa il punto sull’ attività del sito fondato dodici mesi fa da David Cohn.
Il meccanismo è semplice – spiega Lo Prete -: gli utenti si confrontano e decidono online quale argomento vorrebbero vedere sviscerato da un gruppo di giornalisti coinvolti nel progetto; i giornalisti fanno una stima di quanto potrebbe costare l’inchiesta e solo quando la cifra preventivata è raggiunta a colpi di piccoli finanziamenti (in media 20 dollari) si mettono al lavoro.
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Quotidiani gratuiti ai giovani francesi: promozione della lettura o aiuti camuffati a una stampa in agonia?
L’ operazione Mon journal offert, lanciata qualche giorno fa dal ministro della cultura Frédéric Mitterand, è stata accolta con molte riserve – Criticata anche la decisione di inserire il quotidiano sportivo l’ Equipe nelle 60 testate fra cui 200.000 giovani lettori potranno scegliere l’ abbonamento gratuito per un anno, ma solo per un numero alla settimana
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Una misura studiata per avvicinare i giornali cartacei ai giovani, che probabilmente non sono mai stati così ben informati da quando hanno internet in camera, oppure una decisione volta a sovvenzionare in maniera surrettizia una stampa scritta ormai senescente e già tenuta in vita iniettandole dosi varie di aiuti? E’ la domanda – retorica – che si pongono diversi osservatori in Francia dopo la presentazione in pompa magna dell’ operazione Mon Journal Offert , l’ iniziativa messa a punto dal ministero della Cultura francese che assegna un abbonamento annuale gratuito (ma un solo numero alla settimana) di un quotidiano a scelta a 200.000 giovani dai 18 ai 24 anni.
Numerama, un
Quotidiani: mass-media senza più masse
Il giornale ora entra in non più di 33 famiglie Usa su 100, mentre erano 98 nel 1970 e 53 appena qualcheanno fa, nel 2000 – E’ una delle riflessioni con cui Alan D. Mutter torna sulle cifre disastrose diffuse in questi giorni dall’ Audit Bureau of Circulation, secondo cui negli ultimi sei mesi i quotidiani Usa hanno registrato una flessione del 10,6% - Ma la rovina dei giornali è in atto da decenni, nota Mutter, e non può sorprendere nessuno di quelli che vi avevano prestato attenzione - Il calo della penetrazione parte prima dell’ avvento commerciale di Internet, viene innescato dalla crescente popolarità della televisione e degli altri strumenti elettronici pre-web, oltre che dall’ aumento dei carichi di lavoro e dai mutamenti nella dinamiche familiari che avevano determinato una contrazione del tempo e dell’ attenzione necessari per leggere i giornali – Una buona parte della colpa è degli editori: ritiro dai mercati, tagli nelle promozioni, statistiche di vendita gonfiate - Il problema è che qualche giornale ha già perso tanti lettori e tanti inserzionisti che gli è rimasto ormai molto poco per tenere in piedi un
Un Filtr della buona informazione dispersa in rete
Parte un nuovo esperimento di aggregazione e selezione dell’ informazione italiana online – Un numero zero - ‘’Invece di aggiungere concorrenza nella produzione di nuove notizie più o meno simili tra loro’’, Filtr vuole ‘’provare a mettere in valore la buona informazione che esiste e che spesso è distribuita tra molte fonti minori’’
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‘’Un posto in cui chi ha gli strumenti per informarsi mette la sua informazione a disposizione di chi è interessato ad averla. Questo è il Filtr, se non nei risultati, almeno nello spirito’’.
E’ così che Giuseppe Granieri e Sergio Maistrello presentano Filtr,un nuovo esperimento di aggregazione e selezione della ‘’buona informazione’’ che è dispersa in rete.
Per ora è stato realizzato una specie di numero zero. ‘’Un numero zero che vivrà (e si alimenterà) per qualche giorno. Un modo per raccogliere feedback, sperimentare un modello, trovare una voce, imparare dalle diverse interpretazioni che ciascuno darà della linea che stiamo provando a immaginare.
E la linea è
Aggregazione e ‘’curation’’: due concetti essenziali per il giornalismo digitale
‘’Non accusiamo i giornali di non essere pronti per il nuovo mondo. La loro strategia di aggregazione e di selezione è stata creata per un mondo fisico e non per quello digitale. Non si tratta di vedere se il contenuto è gratuito o a pagamento, ma del fatto che Internet riformula le regole di costruzione di un’ aggregazione e di una selezione ragionevole’’ – Un articolo di uno dei massimi esperti Usa di editoria libraria delinea un importante fascio di questioni valide anche per il giornalismo (l' immagine è di Getty images)
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‘’L' ordine dei Giornalisti magari non sarà felice -qui da noi, unici ad averlo- se con il tempo (e la frequenza dei casi) si sostituisce curation a journalism. Ma il fatto è – rilevava Giuseppe Granieri qualche giorno fa su Bookcafè - che ‘’aumentano le riflessioni su questo aspetto peculiare della mediazione di informazioni in un mondo in cui la notizia è una commodity e la produzione di contenuti fotocopia una cosa costosissima’’.
Granieri segnalava nel suo post dieci
La BBC crea la figura di redattore addetto ai social media
L’ incarico rientra nell’ ambito del grande impegno del gruppo di apertura verso il social networking – Sky già nella primavera scorsa aveva creato una funzione analoga
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La BBC sta creando all’ interno delle sue redazioni la posizione di ‘’social media editor’’, un redattore che si occupa specificamente del social networking. L’ incarico rientra nel maggiore impegno da parte della BBC nell’ apertura verso i social media. Tra l’ altro, il mese scorso era stato annunciato che la BBC stava lavorando al rilancio del suo sito web con una grande enfasi sul social network.
Questa nuova figura di redattore – racconta il Guardian – aiuterà la redazione a imparare come esplorare e navigare all’ interno dei social media. ‘’Come diverse altre testate siamo all’ inizio di qualcosa di veramente eccitante’’, ha spiegato Nick Newman, il responsabile per la BBC del controllo di nuovi media e tecnologie. ‘’Ci rendiamo conto che i social media possono svolgere un ruolo molto importante. E con questa uova posizione cerchiamo
Anche i siti online muoiono
‘’Hasta la vista y gracias’’. Si chiude. Dopo 22 mesi di lavoro sulla rete il sito d’ informazione spagnolo Soitu.es ha chiuso il 27 ottobre, con un ‘’arrivederci e grazie’’. Perché gli editori – il gruppo bancario spagnolo BBVA – hanno fretta e non vogliono aspettare con pazienza i tempi necessari, dai 3 ai 6 anni almeno, perché un nuovo sito online si stabilizzi e cominci a guadagnare – ‘’I padroni del giornali? Terribilmente deprimenti’’
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‘’Hasta la vista y gracias’’. Si chiude. Dopo 22 mesi di lavoro sulla rete il sito d’ informazione spagnolo Soitu.es ha chiuso il 27 ottobre, con un ‘’arrivederci e grazie’’. ‘’Anche i siti d’ informazione muoiono’’, commenta con amarezza Benoit Raphael, su Demain tous journalistes, pubblicando e confrontando le foto della redazione di Soitu.es e quelle della redazione del Rocky Moutain News, il quotidiano regionale di Denver, che aveva cessato le proprie pubblicazioni il 27 febbraio scorso.
Stessa afflizione, stessi sguardi persi nel vuoto. Con la differenza, però, spiega Raphael, che il quotidiano di Denver era
La diffusione dei quotidiani Usa precipita a livello prebellico
Con un calo medio del 10,6% negli ultimi sei mesi, la circolazione dei quotidiani negli Usa è piombata a 39,1 milioni di copie, il livello che aveva prima della Seconda guerra mondiale - Gli ultimi dati dell’ Audit Bureau of Circulations – Solo il 12,9% della popolazione Usa compra un giornale contro il 31,1% del 1940
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Con un calo medio del 10,6% negli ultimi sei mesi, la diffusione dei quotidiani negli Usa è piombata a 39,1 milioni di copie, il livello che aveva prima della Seconda guerra mondiale. Lo rilevano gli ultimi dati dell’ Audit Bureau of Circulations (ABC) indicando che - spiega Alan Mutter su Reflections of a Newsosaur – il calo mostra che solo il 12,9% della popolazione Usa compra un quotidiano. Nel 1940 la diffusione dei quotidiani era attestata su 41,1 milioni di copie giornaliere e i giornali venivano comprati dal 31,1% della popolazione americana.
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Quotidiani: diffusione a picco anche in Italia
Net neutrality: la FCC Usa per una Rete aperta, ma quanto?
I cinque membri della Commissione Federale per la Comunicazione (FCC) sono concordi nell’auspicare una Rete “aperta” a sostegno della net neutrality. Ma quello raggiunto in questi giorni è un “falso” accordo poiché non si è riusciti ancora a stabilire fino a che punto la Rete debba essere libera e aperta o regolamentata. D’ altra parte si tratta di una questione che muove enormi interessi economici oltre che sociali e culturali, che si riflettono sulle diverse posizioni in campo.
(continua...)