di Amedeo Vergani
(presidente del Gsgiv dell’ Alg*)
Colleghi fotoreporter, se siete iscritti all'Ordine dei giornalisti, prendete la tessera e buttatala pure alle ortiche. Risparmierete cento euro all'anno di iscrizione e la rottura di scatole delle revisioni periodiche dell'albo, avrete vita meno complicata con previdenza e fisco e in più, soprattutto, se per caso vi capiterà di sgarrare alla deontologia professionale, chi se ne frega, non avrete guai perché nessuno potrà più venire a mettere becco nel vostro operato anche nel caso delle peggiori tra le violazioni visto che non farete più parte del "popolo" sul quale l'organismo di autogoverno dei giornalisti italiani
Newsweek prende atto della della "settimanalizzazione" dei quotidiani, conseguenza della rete e della pervasività delle breaking news, e di conseguenza si "mensilizza", rinunciando a inseguire tutte le notizie e focalizzandosi su pochi temi, approfonditi con reportage, opinioni, analisi, servizi fotografici – Una riflessione su ‘’Fotografia&informazione’’ - Se questa formula avrà successo offrirà una via d'uscita a diversi news magazine in crisi di identità
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Un incontro a Roma per fare il punto sulla situazione del giornalismo partecipativo in Italia e gettare le basi per la creazione di una piattaforma-portale web condivisa per incrementare visibilità, partecipazione e qualità dei citizen media anche nel nostro paese – L’ appuntamento la mattina del 23 giugno nella sede della Federazione nazionale della stampa italiana (”Sala Walter Tobagi” - Fnsi, Corso Vittorio Emanuele II n. 349, 00186 Roma)
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In una intervista all’ Osservatorio sul Caucaso Majnat Abdulaeva, giornalista cecena in esilio, parla del caso Politkovskaja, della difficile situazione nel Caucaso settentrionale e di come concretamente la società civile occidentale potrebbe essere d'aiuto
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Un articolo sul Washington Post di Michael Kinsley, un noto giornalista e commentatore Usa, ripropone il possibile intervento di Fondazioni non-profit per affrontare la crisi dei quotidiani su carta
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Gli ''Operai Specializzati'' (OS) dell’ informazione li si trova sulla carta stampata, nelle tv, in radio come sul web, da anni ma – replica Benoit Raphael a un articolo di le Monde - la vera questione da porsi oggi, per qualsiasi media è: quanto costa, quanto fa ricavare l’ informazione? Chi è pagato, quanto e per fare che cosa oggi? Per quali veri risultati, per quale valore aggiunto? Sul web come altrove (soprattutto altrove), ci sono delle importanti linee di costi che potrebbero essere soppresse, come ad esempio il rimaneggiamento delle notizie di agenzia – Si libererebbero risorse per fare inchieste, reportage, animazione della comunità, documentazione... – Breaking-news e Wiki-news
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Secondo la proposta, che gira nei corridoi di Libération, una sorta di tassa sull’ informazione gratuita, imposta agli internauti dai fornitori di accesso, potrebbe contribuire a mantenere delle redazioni in grado di produrre giornalismo di qualità
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Se i mass media tradizionali continuano a proporsi come venditori di conferme rischiano di perdere la battaglia contro il web. Dovrebbero puntare decisamente sul mercato dell'offerta di informazione di alta qualità, sfruttando il vantaggio comparato delle economie di scala. E della propria reputazione storica. A patto, naturalmente, che abbiano saputo costruirsela e utilizzarla
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