Lo studio di un ricercatore russo analizza il modo con cui la cronaca degli eventi socio-politici nei telegiornali russi sia stata utilizzata come strumento di costruzione della realtà – Come la statalizzazione delle tv ha modificato la realtà mediatica trasmessa attraverso una costante manipolazione del flusso informativo in funzione degli interessi della elite al governo
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"He who controls the present, controls the past. He who controls the past, controls the future."
Una verità amara ed innegabile, che si avvale nel XXI secolo di strumenti sempre più subdoli e tecnologici. Controllare il presente in questo senso vuol dire controllare la percezione che le persone hanno della realtà, influendo sulla loro interpretazione degli eventi.
In realtà in cui il possesso dei mezzi di comunicazione è concentrato in mano a pochi gruppi di potere, la televisione si presenta come uno strumento particolarmente adatto allo scopo.
La televisione infatti colpisce vari sensi dello spettatore ed è capace di influenzarlo pesantemente sul piano emotivo ed intellettivo.
In Russia i principali canali televisivi sono solidamente in mano dello Stato, che li ha spesso utilizzati per plasmare la conoscenza e la coscienza della popolazione.
Su questo tema è incentrato il saggio di Nikolaj N. Starobachin, un ricercatore
Russia: la tv come strumento di costruzione della realtà
Lo studio di un ricercatore russo analizza il modo con cui la cronaca degli eventi socio-politici nei telegiornali russi sia stata utilizzata come strumento di costruzione della realtà – Come la statalizzazione delle tv ha modificato la realtà mediatica trasmessa attraverso una costante manipolazione del flusso informativo in funzione degli interessi della elite al governo
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"He who controls the present, controls the past. He who controls the past, controls the future."
Una verità amara ed innegabile, che si avvale nel XXI secolo di strumenti sempre più subdoli e tecnologici. Controllare il presente in questo senso vuol dire controllare la percezione che le persone hanno della realtà, influendo sulla loro interpretazione degli eventi.
In realtà in cui il possesso dei mezzi di comunicazione è concentrato in mano a pochi gruppi di potere, la televisione si presenta come uno strumento particolarmente adatto allo scopo.
La televisione infatti colpisce vari sensi dello spettatore ed è capace di influenzarlo pesantemente sul piano emotivo ed intellettivo.
In Russia i principali canali televisivi sono solidamente in mano dello Stato, che li ha spesso utilizzati per plasmare la conoscenza e la coscienza della popolazione.
Su questo tema è incentrato il saggio di Nikolaj N. Starobachin, un ricercatore
I-reporter e cyber inviati
In piena sintonia con le dinamiche emerse più di una volta (e descritte sotto) al Festival di Perugia, e soprattutto al MediaCamp conclusivo, sabato scorso l'inserto D-donna de 'la Repubblica' ha pubblicato un'ampia inchiesta sulle frontiere del Citizen Journalism, in Italia e nel resto del mondo.
Oltre a citare lsdi.it e illustrare una varietà di esempi operativi sul campo, Marta Maineri scrive: "...certo oggi gli utenti hanno cambiato non solo il modo di approcciare le informazioni, più rapido e meno filtrato, ma anche di partecipare alle notizie, commentandole, rilanciandole e spesso producendole direttamente. ... Convinti che nessun cronista potrà mai essere veloce quanto chi si trova sul posto e che nessun giornale potrà mai coprire il numero degli eventi che possono garantire gli utenti di Internet". Senza però mancare di sottolineare aspetti (purtroppo) tipici della situazione nostrana: "Nonostante l'intensità del dibattito, in Italia solo alcuni quotidiani e magazine sembrano sperimentare forme di collaborazione fra giornalisti professionisti e cittadini." Il trend verso varie forme di giornalismo partecipato continua comunque la sua corsa, da cui l'inevitabile conclusione: "Quale futuro per il giornalismo tradizionale? Presto per dirlo. 'Siamo davanti a una profonda trasformazione, cambieranno forme
Per un giornalismo che già oggi vive il suo domani
Il Festival di Perugia si è chiuso con un Mediacamp che ha affrontato tutti i temi più caldi della professione, dal destino dei giornali di carta alle nuove figure del mondo dell' informazione, come i 'vanguard journalist' di Current tv, accolti come vere e proprie star
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(a cura di Andrea Fama)
E' stato il MediaCamp allestito da Vittorio Pasteris e Luca Conti a chiudere un Festival del Giornalismo vivo e coinvolgente, durante il quale sono stati affrontati in maniera aperta tutti i temi più caldi della professione, dal destino che attende i giornali di carta alle nuove figure del mondo dell'informazione (come ad esempio i vanguard journalist di Current Tv, accolti come vere e proprie star), dalla superata contrapposizione tra New e Old Media fino alla necessità appurata di una loro integrazione. Durante il Festival (e la chiosa del MediaCamp non fa eccezione) sono state sviscerate verità assodate, sorprendentemente accolte come rivoluzionarie, in un paese come l'Italia dove ancora si stenta ad affrontare certi temi con maggiore normalità.
(continua...)Ma c’ è lo sport fuori della tv?
Lo sport praticato ad alto livello di fatto non esiste più senza il discorso che se ne fa. E chi da tempo si è impadronito della sua narrazione è la tv. Che, in una sorta di spirale, costringe la stampa scritta a rincorrerla nel campo delle immagini con l’ enfatizzazione dei titoli e degli altri strumenti ‘’narrativi’’ - Un’ analisi di questi due fenomeni e’ stata compiuta da Gabriele Pipia, uno studente veneto di cui pubblichiamo due tesine svolte all’ Università di Padova ai corsi di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico e radiotelevisivo (con Raffaele Fiengo e Bruno Voglino)
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Lo sport vive anche al di fuori della televisione? E’ la domanda al centro di una tesina – ‘’La spettacolarizzazione dell’evento sportivo’’ - che Gabriele Pipia*, uno studente universitario a Padova ha elaborato all’ interno del corso di Teorie e tecniche del linguaggio radiotelevisivo (prof. Bruno Voglino) e che Lsdi pubblica ora insieme con un’ altra ricerca, strettamente correlata, sulla ‘’Enfatizzazione dei titoli nel giornalismo sportivo’’ (prof. Raffaele Fiengo).
‘’Privilegiando l’enfatizzazione - spiega Pipia -, le titolazioni dei giornali sportivi tendono
Twitter, a caldo o a freddo uno strumento importante del giornalismo web 2.0
Come tutte le mode ha un suo limite, l’ importante è saperne coglierne gli elementi interessanti. E nel caso di twitter ce ne sono. Certo, all’ istantaneo twitter, vero e proprio nescafé del giornalismo Web 2.0, sarebbe meglio un sano caffè con la moka: informazione in diretta adattata ai propri bisogni
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di Adriano Farano
(www.cafebabel.com )
Twitter di qua, twitter di là... Il Figaro del giornalismo 2.0 che promette microblogging a volontà sta soppiantando Facebook nel dibattito pubblico Usa (ma non solo), fino a divenire la «next big thing tra i legislatori di Washington» come l' ha definita, tra il serio e il faceto, la trasmissione televisiva statunitense Daily Show in una simpatica satira.
Ma come usare twitter nel campo giornalistico? Innanzitutto servendosi dei «tweets» (letteralmente cinguettii), vale a dire dei messaggi di 140 caratteri massimo, in stile sms dunque, inviati da testimoni oculari di eventi di particolare rilievo tramite il sito twitter.com o via telefonino.
(continua...)Il complesso mestiere del reporter di guerra
Una lezione all' Università di Padova sul giornalismo di guerra di Enrico Cremonesi, inviato del Corriere della Sera
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Enrico Cremonesi, inviato di guerra del Corriere della Sera, ha raccontato la sua esperienza di corrispondente durante una lezione di giornalismo tenuta dal professor Raffaele Fiengo alcuni giorni fa a Palazzo Maldura, Padova.
Cremonesi è partito prendendo spunto da Luigi Barzini, penna storica del Corriere e primo redattore viaggiante italiano, che si occupò tra l'altro della rivolta dei boxer in Cina (1900), della guerra russo-giapponese (1904-1905), della guerra di Libia (1912) e del primo conflitto mondiale. Sebbene si recasse sul campo di battaglia, ha spiegato Cremonesi, molte informazioni trascritte da Barzini erano inventate, o comunque ‘’gonfiate’’.
(continua...)New e old media: una sfida superata
La terza giornata del Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia archivia la vecchia questione che vedrebbe i new media contrapposti a quelli tradizionali a favore della necessità di meticciare tutti i mezzi oggi a nostra disposizione e di una visione finalmente matura della rete - Il valore dell' interazione e dell' integrazione tra cittadini, giornalisti professionisti ed amatoriali - La nuova alfabetizzazione della cittadinanza che si traduce nell' accesso massiccio alla banda larga - Un invito esteso all' intero panorama dell'informazione on-line: unirsi per dar vita ad un prodotto eterogeneo e dall' incredibile valore aggiunto
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a cura di Andrea Fama
... e tre. Il Festival di Perugia è al terzo giorno di incontri e all'interno della sessione dedicata ai nuovi media presenta un dibattito sui "Nuovi modelli di consumo dell'informazione".
L'incontro è aperto dall'intervento di Vittorio Zambardino, fondatore di Repubblica.it, convinto che la questione che sta affannando il mondo dell'informazione, ovvero la contrapposizione tra mainstream media e i nuovi modelli di giornalismo, sia ormai superata, essendo evidente la necessità di "meticciare i mezzi di informazione", processo che ad ogni modo si
Giornali e giornalismo, una partita sempre più difficile
Si riaffaccia l’ ipotesi di un modello-micropagamenti alla seconda giornata del Festival interrnazionale di Perugia - I giornali chiudono ma i lettori aumentano - La pubblicità va a picco e le istituzioni vorrebbero chiudere i rubinetti che sovvenzionano l'editoria - Il giornalismo di qualità è messo a repentaglio da interessi terzi a quelli dell'informazione - La domanda resta come finanziare i giornali cartacei e i contenuti di qualità on-line, e come riportare i lettori in edicola o convincerli a pagare per l'equivalente on-line del loro quotidiano tradizionale
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a cura di Andrea Fama
La seconda giornata del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia dà voce ad un dibattito che orrmai si insegue lungo tutti i canali dell' informazione globale: qual è il futuro dei giornali di carta?
Il moderatore dell'incontro, Dante Ciliani, Presidente dell'Ordine dei Giornalisti dell'Umbria, apre le danze evidenziando come, nonostante molti giornali stiano chiudendo bottega, l'informazione sia più viva che mai, e i lettori sempre più numerosi.
(continua...)New Media: un mondo ancora tutto da ”costruire”
Costruire un modello di senso, prima, e uno di business, poi, attorno a questo universo nuovo che sono i new media. Un universo in cui non è necessariamente tutto bello o tutto brutto, ma semplicemente tutto Nuovo - E’ questo in sintesi estrema il senso dell’ incontro, ‘’Internet è partecipazione’’, con cui si è aperta la Terza edizione del Festival internazionale di Giornalismo di Perugia, in programma fino a domenica prossima 5 aprile - Gli interventi di Antonella Beccaria (''anche se a volte il dialogo stenta, la rete aiuta comunque a comprendere le numerose sfaccettature di cui si compone la realtà, guidando il giornalismo verso una verità più ampia'') , John Byrne (nella foto), direttore di Business Week (che delinea una nuova professionalità giornalistica, quella del ‘’community editor’’, il redattore specializzato nell’ animazione delle comunità di lettori) e Antonio Sofi (''i giornalisti devono imparare ad accettare i commenti del lettori, oggi possibili in tempo reale, e farli fruttare per correggere il tiro ed avvicinarsi di più al proprio pubblico'')
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Al via la sezione New Media del Festival Internazionale del Giornalismo. La partenza è col botto
a cura di Andrea Fama